'Andare dalla d'Urso in tv: come giustificare l'uscita?'
MAURO CORUZZI
L’ora d’aria fa tanto «carcerato», ma è quello che avrebbero desiderato gli psicologi per i bambini chiusi in casa. Pare che non sia il caso, meglio restare nell’ambito domestico… A me è successo di goderne (della predetta ora di libertà) per andare al lavoro al termine dei 15 giorni d’isolamento, una parentesi durata solo il tempo di partecipare ad un programma televisivo e poi, come dicono le norme, rientrare a casa, nella quale, ancora senza uscire per altri tre giorni, scrupolo ulteriore e non un eccesso precauzionale nè zelo, solo il desiderio di fare tutto come si deve e anche un po’ di più… E’ surreale uscire di casa, necessariamente da solo, andare alla macchina , e ritrovarsi come in un flash in uno dei tanti «Ritorno al Futuro», come ritornare in un’altra epoca, o forse, ritrovare quella che si sta vivendo, ma sotto una luce totalmente diversa: per arrivare a Mediaset mi occorrono 15-20 minuti e penso, manco fossi un criminale in fuga, a cosa e come dovrei giustificare a chi mi fermasse per un controllo, insomma sentirsi già colpevoli senza aver commesso reato alcuno. Ma è solo una paura «invisibile», come questo nemico che ci ha cambiato la vita e se è vero che i rapporti sociali, seppur distanziati, parrebbero migliorati (vicini che si parlano dopo aver fatto baruffe e memorabili alterchi alle riunioni di condominio, si tornerà a farle e a casa di chi?).
Ma ora, come fossi in quinta di teatro, devo uscire: mi tremerà la voce, mi sarò vestito decentemente, e l’aspetto, la faccia? Domande inutili, siamo in trincea, aspetto solo di sentire la voce di Barbara d’Urso per entrare in scena, come fosse la prima volta…