Mauro Coruzzi: 'Anche l'aspirapolvere va in quarantena'
Mi par quasi d’essere il Conte di Montecristo, segregato nelle galere e pronto all’evasione (fossi a Parma, giusto per assonanza abito tra il Cristo e la Madonnina, che già uno si sente protetto “dall’alto”) e invece no, sfortuna vuole che anche gli elettrodomestici entrino in quarantena, che solidarietà inaspettata e oltremodo non gradita.
L’aspirapolvere, uno di quegli articoli che vanno da soli, non hanno fili (mica son burattini…), è entrato nella fase “io son saturo, vai di scopa”, una vera sfida a colpi di ramazza come non accadeva dai tempi della saggina.
Se buona o meno sia la nascente mania del tener tutto più che pulito, non so: di fatto, comincio a parlare con Mister Muscolo e con quel vegliardo babbione di Mastro Lindo, geloso di essere diluito, mentre i più colpiti sono quei “micetti” di polvere non strutturati con distanziamento sociale e che, familiarmente, chiamiamo “gatti di polvere”. Ne ho sterminata una colonia intera, residente sotto il divano del soggiorno, preso d’assalto durante l’ultima notte pressoché insonne per le troppe immagini (davvero tutte necessarie? Non sarà che più consapevoli di così non possiamo diventare, ma inutilmente più ansiosi si?) e, per reazione, l’ho spostato, con la forza di un wrestler che non sapevo di avere dentro, e con la delicatezza di un sollevatore di piume l’ho reso come nuovo, pulito e profumato che nemmeno la mitica Luisa, quella che arriva presto, finisce presto e di solito non pulisce il bagno, sarebbe stata in grado di portare a termine con la velocità di un novello Usain Bolt dallo scatto felino…