"Stazione di Parma: niente panchine, nè sala d'attesa o cibo. E' questa la sicurezza?"
Arrivava da un viaggio in Guatemala, Valentina, che ha dovuto far tappa alla stazione di Parma per raggiungere "casa", ossia La Spezia. "Fino a non molte ore fa pensavo, in tutta mia etnocentrica e schifosa onestà, di essere tornata alla civiltà.
Quanto mi sbagliavo", ha scritto in un post affidato ai social network, in cui .racconta come in uno sperduto paese del Guatemala "alle 3 del mattino a 2040 mt sul livello del mare, puoi accomodarti su delle panche in una zona che, sebbene non al chiuso, è per lo meno riparata dal vento; e se per caso hai fame, anche se è tutto chiuso, qualcuno che venda del cibo in giro per la "stazione dei bus" lo troverai".
"Chiamare sicurezza e civiltà, contro la supposta inciviltà di essere dei senzatetto, l'assenza di posti a sedere è una cosa profondamente rivoltante - reagisce Valentina - Io comunque mi ritrovo tutt'altro che al sicuro: sono in piedi, al freddo, con due zaini ed un borsone addosso, quando mi sarei civilmente aspettata una zona per l'attesa dei treni, girasse male un bar aperto dove nel frattempo mangiare pure qualcosa. Girasse pure peggio una panchina come quella di Uspantán, che qui nella civilissima Parma, per ragioni di sicurezza, non c'è".