la storia
Da Kiev per curare il suo bimbo A Parma il piccolo Max è guarito
A Viktoria l’avevano consigliato i medici di Kiev appena scoppiata la guerra: «Scappate, qui rischiamo di non riuscire più a curare il bambino». E lei l'ha fatto: coi suoi 21 anni, il distacco doloroso dal resto della famiglia, uno zaino vuoto quasi di tutto ma non di tre macchinine. E l’amore sterminato per Maxim, il figlio di poco più di due anni a cui era stata diagnosticata mesi prima una leucemia: vitale il bisogno di proseguire la chemioterapia.
«Questa mamma così giovane è stata molto coraggiosa: quando ci ha spiegato la sua storia d’arrivo ci sono venuti i brividi – ricorda Patrizia Bertolini, direttrice dell’Oncoematologia pediatrica del Maggiore - La voce apparentemente tranquilla rispetto a un racconto drammatico, e il bimbo al fianco, allegro e socievole. Alla fine l’unica cosa che ci ha chiesto è: “Adesso posso fermarmi qui o devo cambiare di nuovo ospedale?”».
Anche lo stupore è arrivato: nel momento in cui hanno deciso che il loro posto era di nuovo e subito Kiev. «Una lezione di vita. Nonostante la paura della guerra, desideravano ritornare dalla famiglia e dalle amicizie. Quando sono arrivati al confine tra Polonia e Ucraina ci è arrivato un messaggio della mamma: “Maxim è molto felice», raccontano con affetto e emozione sia Capretti, sia Silvia Bisaschi, con cui è nato un legame profondo proprio grazie al volontariato in «Noi per loro»: «Mia figlia Chiara ha fatto da interprete con l’inglese al loro arrivo, è rimasta molto colpita e ha voluto che li conoscessi. È una storia molto struggente: la malattia, la guerra, un posto sconosciuto, un ospedale sconosciuto, una lingua sconosciuta. E mai un lamento, solo una gratitudine sconfinata». Hanno voluto fargli capire «che anche qui avevano una famiglia su cui contare: le portavo qualcosa che avevo cucinato, le ciliegie che Max adora, la invitavo da noi, a fare un giro in collina. Ci hanno insegnato il coraggio, la forza e la speranza, e che si può avere voglia di sorridere e di ridere nonostante tutte le difficoltà».