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Parma, i prezzi sono aumentati dell'1,6%
Nell’ultimo anno sono state le province italiane le più colpite dal caro vita. Siena, Brindisi e Venezia hanno registrato un aumento dell’inflazione dell’1,9%. Seguono Benevento con il +1,8%, Napoli con il +1,7%, Rimini, Parma e Trieste con il +1,6%. Sono quasi tutte realtà territoriali con una grande vocazione turistica che hanno subito importanti incrementi di spesa delle attività riconducibili ai servizi ricettivi, di ristorazione e alla persona. Un deciso incremento di costo ha interessato anche i trasporti, gli affitti di case/negozi e il carrello della spesa. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia. Il peggio è comunque alle nostre spalle; negli ultimi sette mesi il dato dell’inflazione a livello nazionale è stato ben al di sotto della soglia del 2% e, secondo la Commissione Europea, quest’anno dovrebbe attestarsi al +1,6%, contro il +5,9% registrato nel 2023 e il +8,7% del 2022. Il dato di quest’anno, inoltre, è nettamente inferiore alla media UE che, invece, dovrebbe attestarsi al 2,5%.
Negli ultimi 12 mesi, ad esempio, i prezzi dell’energia elettrica e del gas sono scesi rispettivamente del 29,2% e del 21,6%, rendendo così le nostre bollette molto più leggere. Anche i biglietti aerei hanno registrato una decisa diminuzione: quelli internazionali dell’11,8% e quelli nazionali del 6,9%. Per contro, è aumentato, in particolar modo, il prezzo delle patate (+11,9%), i pacchetti vacanza nel nostro Paese (+17,2%) e l’olio d’oliva (+44,3%). La recentissima fiammata inflazionistica è costata alle famiglie italiane 4.039 euro in più. Se nel 2021, anno che ha preceduto l’avvento della crisi sanitaria, la spesa media annuale delle famiglie italiane ammontava a 21.873 euro, due anni dopo la stessa è salita a 25.913 euro. Soprattutto per le famiglie meno abbienti, l’abitazione e l’alimentare sono le voci di spesa che hanno contribuito maggiormente ad incrementare le uscite complessive.