Il caso
Goliardata nel lockdown, tre prosciolti. Misero assi di legno in una rotonda in via Spezia: accusati di blocco stradale
La bravata rischiava di costare caro ai ragazzi. Riconosciuta la tenuità del fatto dal Gip
Di casa non si poteva uscire, per strada non si poteva andare. Un «nessunpassi» che loro, morsi dalla noia, pensarono di sottolineare spargendo oggetti su via Spezia. E così, dai «domiciliari» ai quali erano ristretti, come del resto il Belpaese intero, tre giovanissimi parmigiani hanno rischiato di ritrovarsi, a distanza di un lustro, agli arresti veri e propri. Fino a sei anni di reclusione sarebbe infatti la pena prevista per il reato di blocco stradale in concorso. A «sbloccare» la loro situazione, però, è intervenuta la riforma Cartabia, che ha finalmente permesso al Gip di riconoscerli non punibili per la tenuità del fatto, dopo che lo stesso Pm aveva chiesto l’archiviazione. Difesi dagli avvocati Vittorio Anelli e Francesco Mattioli, i tre sono così stati prosciolti.
Indossata la mascherina d’ordinanza, scesero in via Spezia, per seminare alcuni pezzi di un armadio destinato alla discarica sulle strisce pedonali della rotonda nei pressi della Simonazzi. Niente a che vedere nemmeno con l’ombra di una barricata: su quelle assi, spesse al massimo tre centimetri e comunque ben visibili, un veicolo di soccorso sarebbe passato agevolmente. Ma tant’è. Sul posto intervennero due volanti, e ai poliziotti fu facile identificare i tre (nonostante la mascherina). Quella che doveva essere una goliardata, non troppo divertente ma nemmeno così pericolosa, prese una brutta piega. I tre finirono sul registro degli indagati. Accusati di aver bloccato la circolazione in un momento in cui la circolazione era vietata per decreto. Roba da farsi mancare il fiato, al di là del coronavirus.