Lutto

Casolari, amore per la storia e per la divisa

Lorenzo Sartorio

Ex bancario, era appassionato di rievocazioni in uniformi d'epoca

Amava tantissimo le uniformi, specie quelle storiche, ma soprattutto si documentava su quello che quelle divise avevano rappresentato nella storia. Luciano Casolari, figura molto nota e stimata di storico, se ne è andato nei giorni scorsi all’età di 73 anni.
Figlio di un dipendente delle Ferrovie dello Stato, fratello di Ernesto scomparso nel 2014 all’età di 66 anni e zio di Filippo, attuale sindaco di Felino, personaggio di spicco della politica parmigiana per essere stato un fondatore, insieme a Elvio Ubaldi, di Civiltà Parmigiana, Luciano, nacque nel cuore di Parma, in strada Repubblica, a pochi metri dalla chiesa di San Sepolcro.

«Da bambino - ricorda Luigi Vignoli, decano dello scoutismo cattolico parmigiano - frequentava la parrocchia di San Sepolcro e tutte le mattine, prima di entrare nella scuola elementare Angelo Mezza di piazzale San Sepolcro, era solito servire la messa delle 7,30 celebrata dal compianto monsignor Edmondo Barchi. Frequentava anche l’oratorio di San Michele e aveva instaurato con don Giuseppe Provinciali un rapporto di collaborazione per i vari servizi parrocchiali. All’età di 11 anni - aggiunge Vignoli - aderì allo scoutismo cattolico dell’Asci che aveva avuto sede prima nella parrocchia di Sant’Antonio e poi all’Annunziata. Qui aveva incontrato degli educatori e dei sacerdoti che gli avevano instillato i valori cristiani: Franco Cassinelli, Aleardo Ceol, Pietro Ugolotti, don Sergio Nadotti e padre Contardo Montemaggi. Ricordava il periodo dello scoutismo come uno dei migliori della sua vita».

Stimato dipendente della Cassa di Risparmio di Parma, fece anche un’esperienza nel sindacato autonomo bancari Fabi. «Luciano - sottolinea Mario Bertoli, segretario provinciale Fabi - è stato un punto di riferimento per tanti colleghi e amici. Estremamente capace, uomo intelligente, determinato e anche divertente. Ci mancherà, e molto».
La sua grande passione, comunque, erano le rievocazioni storico-militari in uniforme d’epoca. Vestì gli abiti del capitano della fanteria napoleonica Lucien Chobert e guidò la «76eme Demi-brigade de Bataille». Una passione smisurata per Napoleone Bonaparte al punto di fare avvicinare Casolari al «re-enactment»: attività di ricostruzione storica, da tempo diffusa in Europa e negli Stati Uniti e solo da una decina d’anni giunta anche da noi al fine di ricostruire momenti di un periodo storico per riviverli in prima persona. Alla fine degli anni ‘80 Casolari contribuì a importare il «re-enactment» in Italia partecipando alla creazione del 111º Reggimento di Linea. Nel 1997 fondò, reclutandovi anche il figlio Nicola, la «76eme Demi-brigade de Bataille», unità realmente esistita. La divisione coordina lo sviluppo delle unità aderenti e la loro partecipazione alle rievocazioni nell’ambito dell’European Napoleonic Society, di cui Casolari fu referente per l’Italia.

Protagonista delle più importanti rievocazioni europee (Waterloo, Lipsia, Boutrange, Malta, Loano, Arcole, Rivoli, per nominarne solo alcune), Casolari anche in campo locale, realizzò iniziative storiche di successo. Nel ‘97 a Reggio Emilia comandò il picchetto della 76ª che apriva la sfilata del raduno degli Alpini concomitante con i festeggiamenti per il bicentenario del Tricolore.
Un’altra grandissima soddisfazione, Casolari, la visse nella nostra città in occasione della cerimonia del 186º anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri. In quella sede intervenne con un suo picchetto in alta uniforme e con la bandiera della Repubblica Cispadana, lontano simbolo del processo di unificazione nazionale.