salute
I medici: "Il vaiolo delle scimmie si trasmette non solo con i rapporti sessuali"
La trasmissione sessuale non è l'unica modalità di trasmissione del vaiolo delle scimmie. Lo si legge in un focus che la Federazione degli ordini dei medici ha pubblicato sul suo sito, la precisazione arriva per fare chiarezza dopo alcune dichiarazioni delle istituzioni sanitarie sul contagio fra omosessuali e per evitare lo stigma alla comunità. Come quelle dell’Ecdc che hanno scatenato le reazioni della associazioni ma anche la preoccupazione dei medici di far arrivare un’informazione scientifica non corretta.
«L'infezione può derivare da uno stretto contatto con secrezioni respiratorie, lesioni cutanee di una persona infetta od oggetti recentemente contaminati - spiega Fnomceo - e la trasmissione attraverso le particelle respiratorie delle goccioline di solito richiede un contatto faccia a faccia prolungato, il che mette a maggior rischio il personale sanitario oppure i membri della famiglia dei casi attivi. La catena di trasmissione più lunga documentata in una comunità è stata di sei infezioni successive da persona a persona. La trasmissione può avvenire anche attraverso la placenta dalla madre al feto».
L’analisi dell’epidemiologo Pierluigi Lopalco entra invece nel merito dei rischi di crescita dei casi e di impatto sulla situazione sanitaria. «Non è la prima volta che episodi epidemici si manifestano in questa maniera, dopo il Covid c'è un’attenzione particolare per le malattie infettive e una virosi fa notizia, ma il rischio per la sanità pubblica è basso. Ci sono già tre casi sequenziati e il genoma è lo stesso, non c'è nessun segnale che possa far presagire qualcosa di insolito». «ll livello contagiosità si conosce, si diffonde per contatto stretto - aggiunge Lopalco - in questo caso tutto deriva da un’unica fonte di contagio dove si è creata una coincidenza di fattori per la propagazione. E’ giusto sia stata data un’allerta internazionale poichè tutte le persone che sanno di essere a rischio per contatti con quell'area o con persone devono fare attenzione e rivolgersi ad un medico». Lopalco propone infine che anche l’Italia si doti di una 'epidemic intelligencè, «una serie di azioni che servono a identificare precocemente l'allerta di questo tipo per limitare al massimo la diffusione dei contagi».