SALUTE

Tatuaggi sicuri: arriva l'obbligo di consenso informato prima del tattoo

Raffaella Ilari

Il fine: non «nascondere» nei potenzialmente pericolosi

Negli ultimi anni il melanoma maligno ha registrato un sensibile incremento: dai circa 15.000 casi stimati nel 2023, si è passati ai circa 17.000 nuovi casi diagnosticati in Italia nel 2024 con circa 1300 nuovi casi solo in Emilia Romagna ed un trend in continua crescita.
Il melanoma, tumore aggressivo della pelle, ha ora un disegno di legge finalizzato alla sua prevenzione che, dopo il via libera di Camera e Senato, in virtù delle modifiche introdotte della commissione Sanità, è tornato ora all’esame della Camera per l’approvazione definitiva.
Una novità importante del provvedimento, oltre all’istituzione di una “Giornata nazionale della prevenzione” di questa neoplasia e a campagne di sensibilizzazione nelle scuole, è rappresentata, all’articolo 3, dall’obbligo di consenso informato per i tatuaggi che, come è noto, possono ostacolare in alcuni casi la diagnosi precoce del melanoma, come spiega Stefano Merelli, direttore del reparto di Chirurgia plastica e Centro Ustioni dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma.

Perché i tatuaggi possono essere un rischio?

«Il tatuaggio può nascondere alla vista il nevo, ovvero il neo, impedendo di poterne valutare le variazioni che, rilevate precocemente, possono indicare la necessità di asportazione. Esistono infatti delle caratteristiche dei nevi, il cosiddetto ABCDE, che ci consentono di dare un indice di pericolosità: Asimmetria Bordi, Colore, Dimensioni e soprattutto Evoluzione, ossia la modificazione in qualche suo aspetto. Se mascherato dal tatuaggio, non è possibile valutare la potenziale pericolosità del nevo. Il melanoma è una malattia curabile se la diagnosi è precoce: se individuato in fase iniziale, è possibile guarire, mentre nelle forme avanzate può essere potenzialmente mortale. Da qui, l’importanza rilevata dal governo di fare prevenzione. Nella nostra unità operativa abbiamo una seduta operatoria a settimana dedicata ad interventi per la cura del melanoma di pazienti i cui casi vengono studiati e discussi collegialmente nell’ambito di un valido percorso diagnostico terapeutico aziendale cui partecipano diverse figure professionali (chirurgo plastico, chirurgo generale, dermatologo, oncologo, radiologo, medico nucleare, palliativista). Il melanoma può essere più superficiale, come il melanoma in situ, o con gravità maggiore, a seconda della sua estensione nel derma. Più alto è lo spessore, più grave è la malattia. In alcuni casi, possono essere necessarie procedure più invasive, come l’asportazione del linfonodo sentinella».

Cosa si intende per consenso informato?

«Il consenso informato in medicina è l’accettazione consapevole, da parte del paziente, di un trattamento sanitario, dopo aver ricevuto informazioni sulla procedura. In questo caso, il consenso informato viene introdotto perché il tatuatore informi il cliente sulla necessità di effettuare uno screening preventivo e garantire che non venga eseguito un tatuaggio sui nei o vicino ad essi, per poter permettere la diagnosi precoce dell’eventuale malattia. I rischi non vanno sottovalutati: i nei non vanno mai tatuati e bisogna mantenersi ad almeno un centimetro di distanza. I tatuatori più seri già invitano i propri clienti a sottoporsi a visita dermatologica e sconsigliano di tatuare vicino ai nei. Quello che fa ora il governo è di mettere una regola fissa per la prevenzione. In pratica, il cliente dovrà firmare un documento, conservato dall’esercente, nel quale sottoscriverà una dichiarazione attestante il proprio consenso informato».

È prevista una regolamentazione sugli inchiostri?

«C’è una regolamentazione anche sui materiali usati, inchiostri e coloranti, che devono rispettare norme di sicurezza anche europee. Stiamo riscontrando, negli ultimi anni, un crescente pentimento per i tatuaggi realizzati magari in gioventù. Alcuni inchiostri possono essere rimossi più facilmente, mentre altri, come il rosso, sono difficili da eliminare».

Chi deve evitare i tatuaggi?

«Persone che abbiano una familiarità per il melanoma e chi ha nei diffusi sul corpo. In ogni caso, se si decide comunque di fare un tatuaggio, è bene rivolgersi a professionisti che garantiscano adeguate norme igienico-sanitarie e che, ora, anche grazie al nuovo disegno di legge, consiglieranno al cliente di sottoporsi prima ad un'accurata visita dermatologica e limitare il tatuaggio ad aree lontane da lesioni pigmentate».