oncologia

Meno tumori, più guariti. Nel 2025 numeri in flessione, mentre cresce l'adesione agli screening

Monica Tiezzi

L'Emilia Romagna si conferma una regione attrattiva per le cure

I tumori calano, le guarigioni aumentano ma la migrazione sanitaria in Italia è ancora troppo alta. È un quadro in chiaroscuro quello dipinto dal Rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025”, presentato dall’Associazione italiana di oncologia medica. Da una parte vi sono buone notizie sul fronte degli screening e delle guarigioni, dall’altro resta da lavorare sugli stili di vita e da riflettere sugli indici di migrazione sanitaria dal Sud verso il Nord Italia, e sui livelli di assistenza «a macchia di leopardo» che svelano.
«È troppo presto per avere dei dati precisi ma le proiezioni sull’incidenza, cioè il numero delle nuove diagnosi di tumore nel 2025, fanno pensare ad un numero stabile rispetto al 2024, fra 360-390mila nuovi casi, con una tendenza alla diminuzione nel tempo legata alla decrescita demografica e alla progressiva riduzione delle nuove diagnosi di tumore del polmone negli uomini» dice Vittorio Franciosi, specialista in oncologia.

Qual è l’andamento della sopravvivenza e della mortalità per tumore in Italia?

«Anche in questo versante ci sono buone notizie. Nel 2024, 65% delle donne, 59% degli uomini, 86% delle donne operate di tumore alla mammella e 64% dei pazienti operati di tumori del colon-retto erano vivi a cinque anni dalla diagnosi. Dal 2014 al 2024, i decessi per tumore sono calati del 9%, la mortalità per tumore polmonare è diminuita del 24% e quella per tumori del colon-retto del 13%».

Qual è la situazione in Emilia-Romagna?

«Nella nostra regione, la sopravvivenza a cinque anni dei pazienti oncologici è superiore alla media nazionale: 65% nelle donne e 65% negli uomini. 89% delle donne operate per tumore della mammella sono sopravviventi dopo cinque anni dalla diagnosi».

Quali sono le cause principali della riduzione della mortalità per tumore?

«Il miglioramento delle condizioni e degli stili di vita, la riduzione del fumo negli uomini, le vaccinazioni contro i virus oncogeni dell’epatite B e il papilloma virus e l’adesione agli screening oncologici (mammografia, ricerca del sangue occulto nelle feci e test HPV/Pap-test)».

Qual è l’adesione agli screening oncologici in Italia e in Emilia-Romagna?

«In Italia, dal 2020 al 2024, l’adesione allo screening mammografico è migliorata dal 30% al 50%; la ricerca del sangue occulto nelle feci è aumentata dal 17% al 33% ed anche il test HPV/Pap-test è incrementato dal 23% al 51%. L’adesione agli screening è migliorata soprattutto nel Sud Italia dove la partecipazione è triplicata: mammografia dal 12% al 34%; test del sangue occulto nelle feci dal 5% al 18% e screening cervicale dal 12% al 37%. In Emilia-Romagna, le fasce di popolazione coinvolte negli screening oncologici sono state ampliate e l’adesione è superiore alla media nazionale. Lo screening mammografico è stato esteso alle donne dai 45 ai 74 anni e l’adesione ha raggiunto il 73%. Il test del sangue occulto nelle feci viene offerto alle persone dai 50 ai 74 anni e la partecipazione è del 53%. Il test HPV/Pap-test è rivolto alle donne dai 25 ai 64 anni, che aderiscono nel 67% dei casi».

Il miglioramento degli stili di vita è ritenuto un fattore chiave per la diminuzione della mortalità. Qual è la situazione in Italia e in Emilia-Romagna?

«Pur essendoci stati miglioramenti, soprattutto per quanto riguarda l’abitudine tabagica negli uomini, resta ancora molta strada da fare. In Italia, il 24% degli adulti fra i 18 e i 69 anni fuma ancora; il 18% sono consumatori “a maggior rischio” di alcol; il 43% sovrappeso/obesi e il 27% sedentari. In Emilia-Romagna la situazione è lievemente migliore rispetto al dato nazionale, ma il 23% degli adulti fuma e consuma alcol, il 41% è sovrappeso/obeso e il 16% sedentario. Dal Rapporto emerge un altro aspetto critico rappresentato dalla migrazione sanitaria per la cura dei tumori. Tutte le Regioni del Sud mostrano indici di fuga verso il Nord, soprattutto per la chirurgia del tumore al seno. Basilicata, Molise e Calabria hanno i livelli più alti con quest’ultima che arriva al 50% degli interventi eseguiti fuori Regione. In Italia, nel 2023, l'8% degli interventi chirurgici per tumore mammario è avvenuto extra-regione, con una variazione del 5% al Nord e del 15% al Sud. Lombardia, Friuli e Lazio presentano i livelli di migrazione sanitaria più bassa».

Qual è la situazione in Emilia-Romagna?

«La nostra regione ha un alto indice di attrazione perché vi sono strutture, come ad esempio l'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, specializzato nella cura dei tumori ossei e dei sarcomi, che sono poli di attrazione nazionale. L'indice di migrazione sanitaria è basso, riflettendo una buona capacità di risposta al fabbisogno di salute dei cittadini. Solo per specifiche patologie oncologiche (ad esempio i tumori del pancreas e dell’esofago) vengono spesso preferite altre regioni, in particolare il Veneto e la Lombardia. In conclusione, da una parte vi sono buone notizie sul fronte della lotta ai tumori, con dati nazionali di mortalità, sopravvivenza e adesione agli screening addirittura migliori rispetto alla media europea. Dall’altro la prevalenza di stili di vita sbagliati e gli indici di fuga dal Sud rappresentano una sfida urgente e richiedono la definizione delle priorità sanitarie e azioni decise e coordinate».