Charlie, i martellanti 80 anni dello «Stones» tranquillo
Lascereste uscire vostra figlia con un Rolling Stone?», martellava maliziosamente un detto, lanciato ad arte dal manager del gruppo per dare l'impronta di «belli e dannati», di «anti-Beatles» alla band, all'inizio della loro magnifica carriera. Tra le vagonate di «no» legati a eccessi, personalità ingestibili e eccentricità di vario genere sparse qua e là tra i membri, su uno di loro mamme e papà di tutto il mondo avrebbero potuto comodamente dormire sonni tranquilli.
Charles Robert Watts, sotto l'aspetto extra musicale, con gli altri Stones non ha mai avuto nulla in comune. Questo arzillo signore ha appena compiuto 80 anni. Avete letto bene: è nato il 2 giugno 1941. Nulla a che vedere con i «monumenti» ingombranti Keith e Mick, lontano anni luce dal genio autodistruttivo di Brian, Charlie si è concesso due angoli bui nella sua lineare e solida carriera: la discesa nel baratro dell'eroina (breve, per fortuna) negli anni Ottanta e una scazzottata con Jagger quando lo definì «il mio batterista». Raffinato, personalità schiva ma ben piantata, affidabile, sobrio, il «martello di Wembley» è stato il collante dei Rolling Stones. E proprio quando si è caduto nel buio personale, la band ha rischiato di sciogliersi.
Il primo amore musicale il jazz (l'impostazione tecnica nel suonare è ancora quella). Fu Alexis Korner (uno dei padri del blues made in England) a fargli cambiare idea. Destino: Watts è stato l'ultimo degli Stones originali ad entrare nel gruppo e il primo ad arrivare agli 80.
Matteo Scipioni