Più veloci del virus - Marcheselli prende le misure: il suo «Metro» vince in Svizzera
Non è un tipo da cui prendere le distanze, nemmeno in questo periodo, Fabrizio Marcheselli, anzi: giornalista e scrittore vulcanico, autore (insieme a Francesco Dradi e Antonio Cavaciuti) del fortunato docufilm dedicato al Màt Sicuri, per ovviare, come dice lui, «almeno in minima parte alla sensazione di carcerazione preventiva o arresto domiciliare», ha partecipato a un concorso di video sul tema - attualissimo - del social distancing al tempo del coronavirus. Realizzando da solo, in casa, un cortometraggio di un minuto (il tempo massimo assegnato) con il suo smartphone, «dunque tecnicamente rudimentale e molto casalingo». Ma evidentemente sufficientemente sincero, ispirato e originale da ottenere l'attenzione della giuria. Infatti Marcheselli con «Il metro» si è aggiudicato la «special mention» nella categoria al di sopra dei 24 anni (ce ne era un'altra riservata ai giovani tra i 14 e i 24), piazzandosi in pratica al secondo posto nel concorso lampo «Più veloci del virus» riservato ai videomaker europei .
Obiettivo raggiunto: anche da Marcheselli che, saputo del concorso, ha preparato la sceneggiatura in un giorno, quello seguente lo ha girato e il terzo lo ha montato: spedendolo 24 ore dopo via WeTranfert, appena in tempo prima che la brevissima finestra delle iscrizioni si chiudesse.
Sì, insomma: più veloce del virus Marcheselli lo è stato veramente. Diviso lo schermo in due ha preso letteralmente le distanze da se stesso, sdoppiandosi con ironia per rispettare al meglio le distanze sociali. E tra un metro «di paragone» e un metro «di giudizio» è arrivato a un metro dalla vittoria: che gli è sfuggita davvero di pochissimo se la giuria ha voluto comunque premiarlo creando una menzione speciale e attribuendogli un riconoscimento in denaro. «Il video di Fabrizio Marcheselli - si legge nella motivazione del premio - sviluppa in forma originale una riflessione sulla distanza sociale e sulle sue possibili implicazioni identitarie. Giocando sulla pluralità dei significati ricoperti dal semplice "metro", fa riflettere sulla non univocità di concetti, precetti e misure».
Per Fabrizio una bella sorpresa, nonché una grande soddisfazione: abbastanza per rendergli meno amara la quarantena. Anzi, per farlo camminare a un «metro» da terra.