Intervista: il cantante sarà sul palco della «Norma»
Dmitry Korchak: «Pollione, forza e belcanto»
Il tenore russo: «Un ruolo con molte sfumature»
A vestire i panni di Pollione al Teatro Regio nella «Norma» - «prima» in programma domenica prossima, come secondo titolo della stagione lirica - sarà il tenore russo Dmitry Korchak.
Qual è il suo primo ricordo legato alla musica?
«Mio padre ha sempre amato la musica classica e l’opera e già prima di andare alla scuola di musica sono andato a lezione di pianoforte. A sette anni sono entrato nella scuola del coro di voci bianche: la musica nella mia vita c’è sempre stata e per questo la scelta di dedicarmi al teatro è stata molto naturale. Tanti dei miei compagni del coro hanno seguito altre strade, anche in altri settori, ma sono tutti felici perché hanno conservato la musica nel cuore».
«Non è il mio debutto in Pollione: l’ho già fatto anche due volte in Italia, a Torino e a Palermo. È un ruolo di contrasto: il personaggio è un guerriero e non è completamente positivo. Soprattutto in Italia si preferiva affidarlo a voci più drammatiche, talvolta tagliando gli acuti. Io, però, credo che se partiamo da Bellini e dallo stile delle sue opere, le voci che affrontavano questo ruolo erano le stesse della Sonnambula e dei Puritani. È un po’ quello che è successo con Lohengrin, ruolo che ho debuttato da poco a Roma: è già Wagner e si usano spesso dei tenori specifici per il Festival di Bayreuth, ma anche il compositore diceva che questo ruolo doveva avere una voce diversa dagli altri. Una voce scesa dal paradiso a salvare Elsa: bisogna partire dal belcanto. Per affrontare Pollione ho pensato proprio di partire dal belcanto belliniano perché ci sono dei momenti eroici, ma ce ne sono altri più intimi e si deve proporre una melodia morbida, calda e appassionata. Bisogna trovare tanti colori».
Come è evoluto questo personaggio dal debutto?
«Credo che a Torino, visto che era il debutto, fosse più spontaneo per me, come un fuoco. Adesso mi viene da pensare di più agli aspetti più complicati. È al centro di un triangolo con due donne, ma il personaggio, anche musicalmente, è meno interessante di Norma e Adalgisa: per farlo risaltare bisogna curare i colori e creare tante sfumature. Non deve essere un duro che grida dalla prima all’ultima nota. A Torino volevo debuttarmi questo ruolo per provarlo e poi metterlo da parte per un po’ di tempo, lasciandolo maturare. Alla fine, però, hanno cominciato a chiamarmi tanti teatri per interpretarlo perché è un ruolo molto difficile e spesso non trovano qualcuno che riesca a trasmettere forza e belcanto allo stesso tempo».
Si è già esibito a Parma? Cosa si aspetta dal pubblico?
«Tanti anni fa avevo fatto “Il barbiere di Siviglia” e anche “I pescatori di perle”: so che il pubblico di Parma è molto esigente, soprattutto con il repertorio verdiano. Non dovrebbe essere altrettanto difficile affrontare Bellini, ma noi dobbiamo dare il nostro massimo, scenicamente e musicalmente, in ogni caso. Per me il pubblico è il motivo per il quale stiamo facendo musica».