Balbo: «Un leader umile al servizio della squadra»
“Ho un ricordo immenso di Diego, è stato il mio idolo, il mio mito, un amico, il personaggio del mondo dello sport che ho amato di più. Per me è anche difficile parlarne, nessuno si aspettava una situazione del genere, sembrava tutto tranquillo dopo l’operazione. E’ andato via troppo giovane, ma rimarrà nella storia di questo sport e nel cuore di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di vivere dei momenti belli ed esaltanti insieme a lui.” E Abel Balbo, ex attaccante argentino che in Italia ha vestito le maglie di Udinese, Roma, Parma e Fiorentina, è tra i fortunati. “Ci siamo conosciuti in Nazionale, io ero molto giovane, guardavo i Mondiali del 1986 con i miei amici quando ci regalò la Coppa del Mondo. Due anni dopo mi sono trovato al suo fianco in Nazionale, non mi sembrava vero, qualcosa di magico“, racconta Balbo in collegamento con Sky Sport 24. “Diego era un artista, col pallone faceva quello che voleva, ma non solo con la palla, palleggiava con qualsiasi cosa, in ascensore, sul pullman, ma non era solo la tecnica la dote più grande che aveva.”
“Era un leader, trasmetteva un’energia unica ai suoi compagni, aveva grande umiltà in campo, se doveva sacrificarsi per te lo faceva, lavorava per il gruppo e così ha costruito sempre grandissimi gruppi perché lui, il più forte, si metteva al servizio della squadra - prosegue Balbo -. Aiutava i più deboli in tutto, nel realizzare i sogni, anche nei contratti, spesso i campioni tendono a pensare a loro stessi, lui no e infatti tutti i compagni lo hanno amato“, Balbo non dimentica i problemi che Diego ha avuto, ma ne vuole sottolineare l’umiltà e la voglia di difendere chi non aveva certi vantaggi. “E’ stato sempre un ribelle, ha lottato contro il sistema e i poteri forti del calcio, è stato sempre autentico, quando scendeva in campo con la maglia dell’Argentina era una guerra. Il calcio appartiene alla gente, non alla Fifa. Ha commesso molti sbagli nella sua vita, ma è sempre stato un ribelle.” Il gol segnato all’Inghilterra nel Mondiale del 1986 resterà indimenticabile per iol mondo del calcio, ma soprattutto per gli argentini. “Venivamo dalla guerra, c’era grande attesa in tutti noi e quel gol, che rappresenta il calcio per la qualità dell’azione, fu un’enorme soddisfazione per tutti noi argentini.”