il caso
Un'altra tegola sulla Juventus: scommesse online, Fagioli rischia fino a 3 anni
C'è una nuova grana in casa Juventus. Dopo il doping che ha messo fuori gioco Pogba, ora è un’indagine su un giro di scommesse su una piattaforma non autorizzata a coinvolgere un suo tesserato, Nicolò Fagioli, uno dei giocatori su cui la società bianconera punta per il futuro.
Il ventiduenne, talento esploso nella Next generation bianconera, è finito in un’inchiesta della procura di Torino. Gli atti sono stati trasmessi dal magistrato alla Procura federale della Figc, che ha già ascoltato il giocatore e quasi concluso l’indagine; arriva dalla giustizia sportiva il rischio più temuto, in teoria una squalifica fino a tre anni, se verrà accertato che le eventuali scommesse hanno riguardato proprio il calcio.
Il reato, solitamente, prevede una sanzione, ma il discorso è diverso per Fagioli, che essendo un tesserato rischia una lunga squalifica dalla giustizia sportiva. Il giocatore è stato già sentito dalla procura federale della Figc, l’ufficio guidato da Giuseppe Chinè, dopo che lo stesso calciatore si è «autodenunciato», come spiegano i suoi legali, Luca Ferrari e Armando Simbari. La questione ora ruota intorno a quali tipo di scommesse avrebbe piazzato il calciatore. Non si può puntare soldi sulla disciplina che si pratica, cosa che non è escluso abbia fatto Fagioli. Pena una squalifica fino a tre anni.
«Nicolò è sereno ed è massimamente concentrato sulla Juventus e sul campionato», dicono i legali. «Nella nostra qualità di legali di Nicolò Fagioli - sottolineano Ferrari e Simbari - possiamo rappresentare che il nostro assistito sta affrontando con responsabilità la vicenda, in un’ottica di massima trasparenza e collaborazione con l’autorità giudiziaria ordinaria e sportiva, come dimostra il fatto di essersi attivato per primo e tempestivamente nei confronti della Procura Federale».
Sempre sul fronte Juventus questa mattina la pm Chiara Maina ha chiesto la conferma delle condanne in primo grado, nel processo Last Banner, per i capi ultras bianconeri, accusati di avere fatto pressioni illecite, nella stagione 2018-2019, sulla società bianconera per avere una serie di benefici, come biglietti e abbonamenti. Il primo grado era stata riconosciuta, prima volta in Italia, l’associazione a delinquere a un gruppo ultrà, i Drughi.