La magia delle Fiandre tra tele e antiche pietre
Viaggiare fino al cuore dell'Europa per vedere un quadro? Si può fare. Almeno se la destinazione è un gioiello di pietra, acqua e brumosa poesia come la città di Gent, nelle Fiandre. E il quadro – anzi, in questo caso i quadri – sono quelli di Van Eyck tra cui l'Adorazione dell'Agnello Mistico. Il nome non vi dice nulla? Non vi preoccupate: quasi sicuramente lo conoscete perché si tratta di una delle opere più celebri e iconiche dell'arte fiamminga. E prima o poi vi sarà capitato di vedere quella emozionante rappresentazione di Adamo ed Eva cacciati dal paradiso: mai il dolore dell'uomo che scopre la propria fragilità seppe diventare così concreto e tangibile su una tela.
Ma oltre ai quadri c'è Gent, antica capitale delle Fiandre, storica avversaria della più zuccherosa Bruges. Ma forse ancora più bella perché meno leziosa e più concreta, gaudente nei suoi locali dove bere birra trappiste ma nordicamente austera come i torrioni del suo castello. E qui i canali non sono, come accade Bruges o a Venezia, una carezza. Ma più che altro una corazza d'acqua.
Per scoprirli non resta che passeggiare per il centro cittadino, un catalogo di palazzi dai tetti vertiginosi o perdendosi tra i vicoli. Non si può restare insensibili al suo fascino.
A SPASSO TRA I CANALI
Il punto di partenza per questa passeggiata sono Graslei o Korenlei, le due rive del fiume che attraversa il cuore del centro. Il nome dice tutto: una era la «riva del grano», l'altra quella «delle erbe», insieme formano la zona «tra i ponti» ed erano il porto e l'area commerciale quando i mercanti di queste terre trasformarono un piatto, monotono, paese in una potenza.
Se si cerca una foto che racconta le Fiandre (www.visitflanders.com/it) è forse qui che si deve venirla a scattare. I mattoni delle case sono bruni, i tetti rossi e neri, spiccano qua e la i contrassegni delle corporazioni e tutto è un rincorrersi di linee verticali verso il corrucciato cielo del nord. Poi andate verso il ponte di san Michele e godetevi una nuova prospettiva prima di infilarvi in Limburg-Straat che porta verso i monumenti più importanti. La nostra meta è la cattedrale di San Bavone che merita il nostro omaggio anche se il suo tesoro, l'Adorazione dell'Agnello Mistico di cui abbiamo parlato prima non è qui. Visitiamola comunque: cominciò a sorgere prima dell'anno Mille su fondamenta romane e per quasi sei secoli fu un cantiere in evoluzione. Il risultato è questo trionfo gotico con vetrate, pinnacoli, cappelle e opere d'arte.
E c'è anche un capolavoro di Rubens. Ora, però andiamo a scoprire la mostra che giustifica il viaggio (se ne ce fosse bisogno): ha aperto da una settimana (durerà fino al 30 aprile) e si trova al Museo delle Belle Arti di Gent. Si intitola «Van Eyck. Una rivoluzione ottica» e riunisce oltre una decina dipinti e disegni del maestro quattrocentesco. Considerate che al mondo ce ne sono solo una ventina. In più saranno visibili opere della sua bottega, copie di quadri del maestro ormai scomparsi e più di 100 altri capolavori in quella che è la più grande esposizione mai dedicata a questo genio della pittura autore, tra l'altro, di quel polittico chiamato Adorazione dell’Agnello Mistico di cui continuiamo a parlare. E non è un caso: questo polittico è il punto di forza della mostra: i pannelli che lo compongono tra il 2012 e il 2016 sono stati restaurati e i risultati del restauro consentono di vedere l’opera di Van Eyck in «modo nuovo».
Sono stati proprio questi lavori di restauro a suggerire al Museo di realizzare l'esposizione. In via unica e del tutto eccezionale gli otto pannelli vengono esposti come dipinti singoli al di fuori della cattedrale di San Bavone e sono sistemati all’altezza dello sguardo, in modo che tutti possano ammirare i magnifici colori, gli straordinari dettagli e la rappresentazione quasi tangibile dei tessuti.
È la prima e ultima volta che il visitatore potrà arrivare così vicino al lavoro del maestro fiammingo che fu un artista completo, coltissimo e innovatore. Non a caso il toscano Giorgio Vasari nel 1550 definì Van Eyck l’inventore della pittura a olio. E anche per questo, per capire differenze e somiglianze, nella mostra stati sistemate opere di alcuni suoi contemporanei italiani come Beato Angelico, Paolo Uccello, Masaccio. Insomma, Fiandre e Toscana a confronto, nord versus sud: la mostra permette di fare un volo sulla grande pittura, capendo come culture in apparenza lontane si siano sfiorate, parlate. Dando vita poi a ciò che ci rappresenta e ci emoziona ancora oggi.
Così come una vera emozione è, dopo la visita, immergersi nei vicoli di Patershol. Gli studenti pedalano veloci, i muri delle case hanno visto il Medievo, il pavè è lucido d'umidità. Scegliete uno dei tanti piccoli locali e scaldatevi con un caffè o inebriatevi con una birra. Fuori dalle tendine di pizzo vedrete, in alto, un filo di fumo o una nuvola bassa. Ripensando agli scorci dei quadri visti poco prima capirete che da queste parti è sempre stato così.