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In Alto Adige, nella val Venosta. All'ombra dell'Ortles e dello Stelvio

Lucia Galli

«Ha visto? Il bosco oggi arriva fino a 2200 metri, eppure spesso i camosci non trovano piante abbastanza nutrienti e nel contempo abbiamo qualche nuovo insetto che ha ormai trovato casa quassù», spiega Ilona Ortler dal centro espositivo «Natura Trafoi« di Prato allo Stelvio. 

Alta val Venosta, cuore altoatesino, Parco nazionale dello Stelvio, una delle più grandi riserve naturali d’Europa che sta per compiere 90 anni di bellezza: qui il cambiamento climatico è ad oggi una carezza leggera e spesso anche l’estate porta con se le lusinghe di una brezza d’inverno. 

La neve imbianca ancora le piramidi scure del Madaccio del Gran Zebrù, mentre la mole dell’Ortles incombe che è una meraviglia: sembra di avere fissato uno zoom sugli occhiali e invece i ghiacciai sono così vicini da poterli sfiorare con un dito. Nessuna sorpresa: a Trafoi, per più di sei mesi, i confini li stabilisce la neve. Il mondo finisce dove comincia lei. Fino a maggio non si va oltre la sbarra piazzata poco oltre la chiesina della Visitazione. 

«Poi arriva il momento in cui il gipeto impara a volare», spiega ancora Ilona che segna sul calendario i ritmi della natura, come gli appuntamenti di un’agenda. E’ quello il segnale che sta per esplodere l’estate: la sbarra si alza, si pulisce la mitica Statale 38, e, come per magia, Alto Adige e Lombardia tornano a darsi appuntamento su in cima a quel gomitolo di curve e fatiche che si chiama Stelvio, col suo passo a quota 2.758, paradiso per sciatori fuori stagione, motociclisti dalla piega sicura e ciclisti col fiato mondiale. 

Chi vuole respirare la montagna come una volta, chi cerca un tocco di Himalaya alle nostre latitudini sa dove fermarsi: Solda, Prato, Trafoi e tutta la parure dei borghi Vinscghau. Qui a passare sono stati in tanti: contrabbandieri, cavatori di marmo, soldati, pellegrini, gente in fuga dalla sfortuna o in cerca di fortuna.

«La loro eredità è una serie di sentieri tematici che soddisfano ogni palato e ogni gamba. Dal percorso glaciologico, a quello dei larici millenari di val d’Ultimo, a quello che ripercorre rovine della guerra, fino alle rotte preferite dagli spalloni carichi di merce rara e proibita», ricordano le guide di Natura Trafoi che giornalmente propongono le loro attività (parconazionale-stelvio.it). 

Non manca, in verità, nemmeno il sentiero «del campione» perché, al tornante 46 del Passo, c’è un indirizzo che tutti conoscono. E’ il campo base di Gustav Thöni. Da qui è partita la sua conquista del circo Bianco, a colpi di stile, vittorie e passo spinta. Dopo 4 coppe del Mondo generali, 5 di specialità, 3 medaglie olimpiche e 7 iridate, qui lui è tornato con la semplicità dei grandi. 

Come dargli torto? L’hotel di famiglia ha un nome che spiega tutto: Bellavista. Lui è il primo a far colazione, ma poi «gli affari» passano alla figlia Petra e al marito Stephan Gander (bella-vista.it): la quarta stella, una spa con una piscina immersa nel bosco, un nuovo chef che declina ricette senza tempo con il brio dell’innovazione. L’hotel parla ovunque di Gustav: il cristallo delle sue Coppe scintilla come il ghiaccio delle cime, a beneficio dei clienti e dei loro selfie golosi, ma non è li che lo troverete. Bensì, fuori, a spasso con gli ospiti. 

Sugli sci d’inverno, a piedi d’estate. Il santuario delle tre Fontane – che da origine al toponimo di Trafoi - è poco oltre lo skilift dove imparò a sciare e la chiesa rosa dove ha sposato la sua Ingrid. Oppure eccolo, su al rifugio Forcola, dove una seggiovia da ancora un passaggio dopo i 10 km della più bella delle gite, quella che dal passo dello Stelvio e dalle nevi eterne scende fino ai boschi, passando in rassegna prati trapuntati di ranuncoli e vestigia del conflitto mondiale. 

La natura qui è grande, ma ti abbraccia: tutto sembra lontano, ma poi quello che serve davvero, si tocca con mano. E profuma di semplicità.

  Idee  

Sapori nepalesi

Dove mangiare
Per una cena “nepalese” si può andare a Solda, a 15 minuti di strada. Nel borgo ai piedi di Ortles e Madriccio c’è lo Yak&Yeti, un maso del 1600 «addobbato»come un lodge dell’Himalaya. Fra bandierine colorate e beneauguranti si gustano carni e zuppe corroboranti, oltre ai piatti altoatesini (gasthaus-yak-und-yeti.eatbu.com). 

Di fronte si visita anche il «Messner Mountain Museum» dedicato all’evoluzione dei ghiacciai: come a dire dalla teoria alla pratica. messner-mountain-museum.it/it/ortles/museo/. Per tutte le info venosta.net