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Lettere

Quando muore anche la pietà

I commenti sul ragazzo folgorato e le riflessioni dei lettori

Quando muore anche la pietà
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Oggi sulla Gazzetta di Parma compare una lettera, a firma Simona Delprato, che sottolinea un problema sempre più presente sul web: Ecco il testo:

Gentile direttore,
non scrivo perché sia mio interesse che venga pubblicata questa mia lettera, ma è mio interesse, come donna, cittadina e madre, condividere con lei, responsabile di un quotidiano, un mio pensiero a seguito dell'incidente alla centrale elettrica.
Sono indignata e sgomenta dopo aver letto i tanti commenti in facebook su questa vicenda da quando è successa fino ad oggi che il ragazzo è morto.
Commenti di giovani e meno giovani e magari anche genitori e collezionisti di «amici» virtuali che, fortunatamente, non devi guardare negli occhi.
Non si tratta di buonismo (come tanti hanno etichettato chi non si è sentito di giudicare ferocemente e impietosamente l’accaduto) è semplicemente buon senso dettato dai sentimenti di umanità, quelle «cose» normali di cui dovremmo essere dotati e che purtroppo ormai molti dimenticano, con freddezza, di avere.
Non ci si accorge nemmeno che siamo lo specchio di quel mondo che ci schifa e che vorremmo cambiare, o meglio, che vorremmo fossero gli altri a cambiarlo attraverso i nostri «costruttivi» insulti.
Allora mi chiedo se sia possibile, in generale, non solo per la Gazzetta, considerare democrazia il consentire di esprimere a ruota libera qualsiasi cosa passa per la testa e per di più leggibile a tutti senza nemmeno conoscere come sono andate le cose e nemmeno di fronte alla morte.
Non è accettabile che ci si possa permettere di dire tutto senza freno. E’ vero c’è uno schermo di mezzo, ma dall'altra parte ci sono persone fisiche, giovani, meno giovani e magari anche con una testa pensante e magari anche con una certa sensibilità.
E’ semplicemente una vergogna!
Vergogna, rispetto, pudore e pietà... parole dimenticate, ormai sconosciute!
A volte potrebbe essere utile assumersi la responsabilità di non pubblicare qualsiasi cosa o oscurare o cancellare per non rischiare di nutrire un'assurda, gratuita e sterile aggressività rischiando di assecondare una grande ignoranza e codardia attuata attraverso l’uso improprio del social network.
Sarebbe davvero necessario pretendere che le persone, attraverso il prezioso controllo del proprio cervello, agiscano solo dopo aver pensato profondamente.
Dopo aver pensato che le parole possono avere un peso, una conseguenza, che le tue parole potrebbero inutilmente ferire qualcuno che non la pensa come te, che le tue parole un giorno potrebbero pesare magari anche sui tuoi figli che non necessariamente la potranno pensare come te, pensare che la vita ti può riservare sorprese peggiori di quelle che commenti, pensare che hai il dovere di essere educato e rispettoso pur esprimendo il tuo pensiero e, allora, solo così hai pure il diritto di ricevere in cambio lo stesso rispetto.
Se solo pensassimo per un attimo a quante responsabilità abbiamo ogni volta che parliamo, che scriviamo, che insegniamo, che educhiamo, che insultiamo... Se ci pensassimo forse cominceremmo ad amare anche il silenzio.
Gandhi diceva: «dobbiamo diventare il cambiamento che vorremmo vedere». Utopia!
Grazie per aver letto e, non obbligatoriamente condiviso, il mio sfogo.

Simona Delprato

......................................

(g.b.) - Innanzitutto, per Simona e per tutti i lettori, una precisazione: mentre i commenti che compaiono sul nostro sito sono filtrati da noi (quanti finiscono nel cestino ogni giorno...! Non per "censura" ma proprio per la presenza di frasi offensive o volgari o diffamatorie), quelli che vedete su Facebook entrano automaticamente, al di là che si tratti della pagina facebook di Gazzetta o di un singolo. In molti casi siamo intervenuti anche qui, cestinando molti commenti: ma non potendo farlo preventivamente è impossibile iimpedire o anche solo arginare la presenza - anche temporanea - di commenti come quelli che lei cita.

E qui, allora, alle sue domande ne aggiungiamo un'altra, che forse sta a monte delle sue: al di là di vederli o meno pubblicati, perchè oggi questi pensieri sono così diffusi? Perchè stiamo perdendo, anche in un città tradizionalmente "umana" come Parma, il senso della pietà, del rispetto e più semplicemente l'educazione?

Certo, noi - anche pungolati dalla sua lettera - cercheremo sempre di vigilare, anche sui social network. Ma oltre al nostro lavoro occorre che tutti insieme si rifletta su questo aspetto: anche perchè, altrimenti, rischieremmo di nascondere sotto il tappeto la polvere di un malessere comunque esistente. Insomma, prima del "censore" è giusto sperare che chi scrive (magari anonimamente...) rifletta su ciò che scrive: tanto più di fronte a una tragedia e a un dolore che è comunque da rispettare. Il dibattito è aperto nello spazio commenti. Grazie.

Federico: una tragedia con tanti misteri

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  • Bastet

    08 Maggio @ 11.09

    @ CHE COMMENTI PENOSI ! quando sento poi che l'umana pietà va portata solo ai lavoratori,perchè altrimenti se entri sei un delinquente....mi accorgo che dev'esserci la sagra degli idioti,a Parma! è morto un ragazzo di 19 anni...................e la gente è talmente imbecille e priva di empatia...che anziché tacere e portare rispetto a due genitori devastati dal dolore,(stra)parla.......... smettetela di parlare solo per arieggiare il vostro inutile cavo orale. fareste sicuramente una figura migliore.

    Rispondi

  • Giancarlo

    07 Maggio @ 22.33

    la signora Simona Delprato è una donna rara di questi tempi. Imitatela parmigiane/i me italiane/i perché qui non pensa più nessuno e soprattutto non comunica più nessuno. Nemmeno la pietas muove più le anime. Ma che mondo é mai questo? Il saggio diceva quando muore un essere umano muore l'intera umanità. MA QUI STA MORENDO UNA INTERA NAZIONE.

    Rispondi

    • Medioman

      08 Maggio @ 10.03

      Io spero che la signora Delprato non sia una donna rara; lei esprime quello che tanti, in qualche occasione, hanno pensato. Però, consentitemi una riflessione: avrebbe scritto la stessa lettera se fossero rimasti "coinvolti" Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Federico Pizzarotti? Anche loro hanno una famiglia, dei figli, degli affetti. Comunque, "democrazia" significa accettare anche critiche crudeli, a volte ingiuste; nei regimi dove la democrazia è "pilotata", certi commenti non saranno "pubblici", ma sono altrettanto velenosi.

      Rispondi

    • fernand

      08 Maggio @ 08.00

      giancarlo come poteva sentire commenti un tempo quando non esistevano le possibilita' di oggi email folli giudizi negativi azioni truffatrici ecc... lei ha mai ascoltato la tv? reputa che da un telegiornale ci sia qualcosa di positivo? qualche notizia che serve per la crescita dei nostri figli? io direi di no! allora la colpa non e' nostra noi siamo abitanti di un pianeta che ci ha insegnato solo a odiarci a mentire a essere ipocriti questo e' il vero dramma! siamo persino riusciti a cambiare nome alle puttane chiamandole escort come se una donna del genere fosse un esempio da seguire ! escort lavoro per il futuro! non si impara nulla da insegnamenti sbagliati! altro dramma e' internet ripeto DISCARICA DELL ANIMA dove ogni persona puo' con le parole diventare un criminale! un mostro ! tutto e' possibile queste sono le nuove guerre psicologiche che portano alle disgregazioni delle menti.

      Rispondi

  • Marco

    07 Maggio @ 21.46

    Credo che Balestrazzi in questi anni di conduzione di questo sito abbia fatto un'esperienza notevole sulla varieta' del genere umano. In certi casi credo sia come quando l'idraulico affonda le mani nel water per togliere cio' che l'ostruisce. Voglio comunque sperare che i leoni della tastiera nella vita reale siano persone con piu' equilibrio di quanto dimostrano nei commenti. Riguardo alla tragedia che e' accaduta, mi chiedo cosa avremmo letto se al posto del ragazzo di Parma ci fosse stato un extracomunitario. E' questa per me la cosa piu' grave: il distinguo tra noi e loro, come se noi parmigiani fossimo una razza superiore rispetto alle persone che vengono da altre nazioni. Come se fosse una colpa l'essere nati in un luogo di guerra, il rimanere orfani, il mangiare topi per non morire di fame. E non c' e' bisogno di leggere i commenti sulla Gazzetta, basta ascoltare i discorsi in ufficio, per strada, in Parlamento.

    Rispondi

  • federicot

    07 Maggio @ 20.30

    federicot

    Io non ho capito nulla della lettera.

    Rispondi

    • Giancarlo

      07 Maggio @ 22.37

      se non hai capito nulla della lettera della signora Simona Delprato, o sei analfabeta o non saprei come definirti. Prova a trovare un vocabolo nel dizionario Treccani: anzi leggi Platone.

      Rispondi

    • giorgiop

      07 Maggio @ 21.47

      giorgiop

      Non mi sorprende.

      Rispondi

  • giorgiop

    07 Maggio @ 18.51

    giorgiop

    Ero assente da un po' ma vedo che non mi sono perso niente. Mi compiaccio della pazienza di GB nel rispondere, fino a che ne ha avute piene le p***e, ad uno che ha sparato nel mucchio senza cognizione e con concetti estremamente demenziali sopratutto quando ignora il dolore della famiglia e le vere cause della presenza del ragazzo in quel posto. Prima o poi qualche amico che l'ha affiancato parlerà e vedremo. Scagliarsi adesso in questo modo è non da cinici ma da pirla. Quanto all'equivoco sul furto di rame, fa parte del gioco; le prime illazioni erano quelle e GB le ha riportate senza inventarsi nulla e, detto fra noi, quello in ogni caso era il pensiero ricorrente del popolo lettore e non.

    Rispondi

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