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Il racconto della domenica

La carrozzina del mio amico Athanas

il Racconto della Domenica

Rubrica: il Racconto della Domenica

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Non era la prima volta che portavo un carico di materiale a Bushat in Albania.

Viaggi della solidarietà, viaggi della provvidenza senza candele e senza incensi a chi sta peggio di noi.

Ai più poveri dei poveri, ai disabili, agli infermi, a chi non può frequentare la scuola, alle donne scacciate dal marito manesco, ai malati senza speranza; a chi vede il sole coricato su un letto attraverso i vetri della finestra e il mondo non gira per loro ma per qualcuno capace di farlo girare a suo piacimento, sfruttandone anche le pieghe nascoste per gloriarsi del successo economico, della ricchezza che mai potrà piegare al suo volere di uomo solidale con la società che soffre e lavora per permettere una gioia a chi non può procurarsela con i propri mezzi.

Alla Casa Bethel abbiamo scaricato il materiale destinato ai loro ospiti e ai Fratelli della Carità.

La seconda parte del carico è stata destinata alla Casa delle suore di Maria Teresa di Calcutta a Scutari.

Il resto del carico alla Casa delle Suore di Madre Teresa a Durazzo.

Questi viaggi sono sempre provvidenziali.

La nostra modesta ma utile Associazione, «Di mano in mano», senza fini di lucro, ricicla l'usato, materiale di recupero, donazioni e con mercatini da noi stessi guidati e amministrati, acquista da generose aziende materiale che serve di giorno in giorno per i paesi poveri.

Balle di cotone per le donne che lavorano l'uncinetto, carta igienica, letti ortopedici, scarpe, braghette e magliette per bambini, pannoloni, alimenti, pasta, fagioli, medicine, abiti, carrozzine.

Quando partiamo sul camion non c'è più posto per farci entrare uno spillo.

Sono viaggi faticosi ma piacevoli.

Mi sono d'aiuto nella vita, mi regalano la serenità nel donare un sorriso e un paio di mutande, un paio di calze di lana per l'inverno, uno spazzolone per pulire in terra.

Siamo attesi con gioia e impazienza, e il nostro arrivo è sempre una festa.

Il più bel regalo non è un grazie, ma il loro semplice sorriso.

A Bethel ho conosciuto un amico.

Un uomo dall'età indefinita, capelli bianchi ricciuti, viso largo, occhi buoni, naso carnoso, barba corta sotto al mento, sorriso amichevole, costretto a vivere a letto.

Non cammina, non si può muovere.

Passa le sue giornate in un sonno di malato sognando la carrozzina elettrica che mi ha chiesto con occhi umidi fin dal primo giorno che ci siamo incontrati.

La desidera per muoversi da quel letto di penitenza, girare per la casa, andare a salutare la cuoca, curiosare cosa succede in cucina, provare a sorridere.

Mi chiama «Mario, il fratello italiano». Gli rispondo che ancora non l'ho trovata la carrozzina elettrica per lui, il mio amico Athanas, albanese di Bushat.

Quando tornavo in Italia m'interessavo nelle piccole aziende dove si producono attrezzature per disabili.

Mi sono recato a Modena dall'amico Tamasini, niente, un buco nell'acqua. Non era il primo, ma Athanas mi stava a cuore, e ce la mettevo tutta.

Passò del tempo. Feci un altro viaggio con un carico in Albania a Bushat. E lo trovai di nuovo il mio amico Athanas deluso e amareggiato che mi abbraccia e mi saluta col magone in gola. Athanas ha pazienza e speranza.

Attende. E ogni volta i suoi occhi si velano di lacrime ma lui non vuole piangere. Mi chiama Mario e dice «grazie» per quello che faccio nella ricerca della carrozzina elettrica.

Lui sa, capisce tutto e aspetta.

L'ultima volta a Bushat mi cercano al telefono dall'Italia. E' il mio amico Tamasini il costruttore di carrozzine elettriche che mi dice «Mario, c'è una sorpresa. Ti ho trovato la carrozzina per Athanas il tuo amico albanese. Non è nuova. Ho cambiato dei pezzi e funziona a meraviglia. Puoi stare tranquillo. E' un mio regalo per il tuo amico».

Ho affrontato un viaggio per Athanas. Al ritorno quando gli ho messo la carrozzina davanti agli occhi con i comandi rossi e verdi si è sciolto e allora sì, le lacrime di gioia sgorgavano come un fiume in piena attraverso i suoi occhi. «Faleminderit, Faleminderit», semplicemente grazie.

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