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«Valle di Castrignano, gioiello da salvare»

Dopo il crollo della stalla, l'allarme di Ferrari: «Non si investe nel restauro». «Manca un impegno culturale da parte dei Comuni e dei privati»

«Valle di Castrignano, gioiello da salvare»
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«Questo borgo è uno dei più belli della provincia di Parma. Non è un paese abbandonato dove le case crollano. Se succede è perché non c’é la volontà di tenerle in piedi». Il Centro Studi Monte Sporno, per voce del suo responsabile Jacopo Ferrari, interviene così all’indomani del crollo dell’antica stalla a Valle di Castrignano, accanto alla quale abita una famiglia con una bambina di un anno. Oltre al pensiero per il rischio vissuto dalle persone, il Centro Studi, che riunisce architetti, esperti di cartografia, guide escursioniste e semplici amanti dell’appennino, aggiunge una riflessione sul rischio di perdere l’identità dei luoghi. «Questa valle è uno dei luoghi più belli delle Provincia, con un borgo che è secondo solo a quello di Torrechiara nel panorama langhiranese - sostiene Jacopo Ferrari -. Se gli edifici cadono non è per il terremoto, ma perché non si attribuisce il giusto valore alla nostra storia materiale e questo è il motivo per cui non si operano le necessarie opere di prevenzione. Non è vero, come è stato detto, che non sono arrivati i fondi per i danni da terremoto. I finanziamenti sono arrivati, però bisognava presentare un progetto di restauro per ottenerli così come prevedeva la legge».
«La colpa del crollo non è del terremoto, ma del fatto che non si vuole investire sul patrimonio storico. Non investire nel restauro vuol dire perdere la nostra storia e la nostra identità e rinunciare alla competenza, alla cultura e alla formazione di chi lo sa fare che si è formato nelle nostre scuole grazie allo sforzo di tutti i cittadini. Manca un lavoro culturale da parte dei Comuni e non solo, che faccia capire ai proprietari di antichi edifici il valore economico, storico e culturale di ciò che possiedono» osserva il Centro studi Monte Sporno, che è nato due anni fa, da sette soci fondatori, che vogliono promuovere la cultura del territorio.
La località Valle di Castrignano si trova nel Comune di Langhirano ed è costituita da un cuore antico: si tratta del borgo, che ha una Rocca. Sotto il borgo ci sono due corti: la corte Ravanetti, dove si è verificato il crollo della stalla (che aveva almeno 2 secoli, visto che era registrata nel catasto del 1820) e la vicina Corte Pelosi, del 1700, dove c’é un fienile pericolante, «che richiede un intervento conservativo urgente per la sua salvaguardia» annota il Centro Studi che ha segnalato la situazione alla Soprintendenza. La Rocca, formata da diverse torri di origine quattro cinquecentesca e da due loggiati settecenteschi, è inoltre parte di una tutela monumentale. Nei pressi della Rocca c’é poi un’abitazione del 1200, una delle più antiche dell’appennino, e una casa che era un avamposto medievale del Castello di Castrignano. Sono tutte case in sasso, «gioielli di un borgo turrito, unico per la qualità architettonica dei suoi edifici, fra folti boschi» spiega il centro ricerche Monte Sporno: «l’Area dei Monti Bosso e Sporno è un’area tutelata, vale a dire uno dei nostri importanti beni culturali. Qualsiasi intervento sull’esterno degli edifici deve essere approvato dalla Soprintendenza. Non deve passare l’idea che la demolizione è la soluzione migliore per la sicurezza. Bisogna fare di tutto per non arrivare alla perdita di questi edifici. Gli interventi all’esterno, anche di demolizione, devono avvenire passando dalla Soprintendenza, per arrivare ai risultati raggiunti a Corchia».
«Per il futuro l’appello è alla Soprintendenza - afferma Jacopo Ferrari - auspichiamo che il vincolo paesaggistico sia applicato sempre in maniera prescrittiva e stringente, che questo territorio sia tutelato sia nei casi di demolizione, che ci auguriamo siano finiti, sia di restauro e ricostruzione».

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