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Blogger di Parma: "Giù le mani dal Classico"

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“Giù le mani dal liceo classico”: l’appello di un giovane diplomato del liceo Romagnosi fa il pieno di condivisioni, ottenendo più di 10 mila “Mi piace”. Lui si chiama Tommaso Alberini (a destra nella foto con alcuni amici) e ha 20 anni: un blogger che nei prossimi giorni leggerete proprio su gazzettadiparma.it .
Tommaso risponde a chi crede che la cultura classica sia inutile, assieme al sapere umanista, perché lontano da quanto richiede oggi il mercato. Ecco le sue parole:

“Le motivazioni addotte dall’accusa, per lo più composta da finanzieri senza scrupolo, politici di bassa lega e imprenditori più pragmatici che pratici, sarebbe rivolta all’inconsistente professionalizzazione della cultura classica e umanistica, che nel liceo classico, ovviamente, è predominante.
Sì perché, pare, il sapere letterario, teatrale, artistico, filosofico, non troverebbe riscontro nelle odierne esigenze di mercato, ergo la formazione degli studenti in questi campi è inutile, e va soppressa.
Per questi signori, quindi, non importa se i futuri studenti italiani saranno privati della possibilità di imparare a pensare, a sviluppare una criticità di fondo verso tutto ciò che li circonda, non importa se saranno privati della possibilità di imparare ad imparare.
Non sono luoghi comuni, il liceo classico insegna davvero tutto questo. Io l’ho fatto, per fortuna, e voglio provare a riflettere su quello che mi hanno lasciato quei cinque fatidici anni.
Innanzitutto la meraviglia. La meraviglia nello scoprire che l’uomo di ieri è esattamente uguale all’uomo di oggi: con tutti i suoi pregi, i suoi difetti, le sue debolezze e le sue potenze, la sua arroganza e la sua umiltà, la sua capacità di creare e di distruggere, la sua paura per la morte e il suo terrore per la vita.
La meraviglia nello scoprire che la disperazione di Antigone, mitologica principessa di Tebe, nel far valere i propri diritti davanti a una legge ingiusta, è la stessa che proviamo noi che combattiamo ogni giorno contro le ingiustizie sociali, economiche, culturali. Ed è disarmante, ma ti rende consapevole che siamo stati destinati a combattere dal momento in cui i primi uomini comparvero sulla terra, e ti dà la forza di non demordere, perché sai che i diritti sono giusti, il mondo quasi mai.
La meraviglia nello scoprire che Orazio, celebre poeta latino, già sapeva e confessava ad un amico che viaggiare muta i cieli e i boschi che ti circondano, ma non il male che ti affligge dentro. E ti rinvigorisce perché insegna, a noi della “generazione erasmus”, che a volte partire è necessario, tornare è sempre bellissimo.
La meraviglia nello scoprire che la parola “Xènos”, in greco, fin dall’alba in cui Omero cantó il viaggio di Odisseo, è lo straniero ma anche l’ospite, sacro agli dei. E allora capisci che i profughi di oggi sono i nostri salvatori di domani, che lasciarli morire nel mare che fu “nostrum” è assurdo e, se questo non basta, contro il volere di Zeus.
Il liceo classico mi ha insegnato tutto questo, ma anche tanto altro: troppo per essere riassunto ragionevolmente nel post di un blog.
E chissà, nel tempo, quanti altri insegnamenti sepolti nella memoria scopriró di aver ricevuto. Il bello di aver fatto il classico è questo: non sai mai quando effettivamente potrà tornarti utile, ma quando succede tutti gli ingranaggi vanno al loro posto e il mondo si ricompone in quella storia infinita e assurda che è la vita e che per ore, nella tua cameretta, hai studiato.
L’hai studiata attraverso gli Omero, i Sofocle, gli Eraclito, i Polibio, i Luciano e, perché no, anche attraverso le favole all’apparenza tanto stupide di Esopo, gioia pura dei ginnasiali, certi che, se gli venisse presentata sul banco “Il corvo e la volpe”, arriverebbe un 8 facile facile.
Il liceo classico è una scuola di vita, non esagero: una scuola di sensibilità, una scuola di politica (in senso lato), una scuola di mondo.
E pazienza se lungo il percorso hai incontrato qualche maniaca dei verbi deponenti, troppo isterica per riuscire a capire la bellezza vera di quello che insegna.
E pazienza se ti è venuto il mal di schiena a furia di portare nello zaino 10 kg di dizionario, troppo pesante per quel 6 e mezzo che hai strappato alla versione.
Anni dopo, ripensandoci, accetti anche quello e pensi che, anzi, forse è stato meglio così, perché sai che prima di te i greci avevano capito che gioia e dolore si definiscono e completano a vicenda, che senza una fatica non c’è un piacere, e sei così grato di averlo imparato a scuola.
Anni dopo, ripensandoci, sorridi e pensi che sì, lo risceglieresti il liceo classico, a occhi chiusi.
Penso che le motivazioni elencate non siano poche, nè di poco conto: il liceo classico non deve morire, nè ora nè mai. Si può modificare, certo, migliorare, ma senza soffocarne il cuore pulsante, che è l’eredità degli antichi, i nostri avi, troppo saggi per essere defenestrati da un manipolo di gretti industriali e scaltri lupi della finanza.
Sopprimere il liceo classico sarebbe paragonabile a un parricidio, che a Roma veniva punito con la “pena del sacco”: il reo veniva cucito vivo in un sacco di cuoio, assieme ad un cane, una scimmia e una vipera, per poi essere gettato nelle acque del Tevere.
Immagino nessuno voglia fare questa orrenda fine, sbaglio?
Se è così, giù le mani dal liceo classico".

..............................................

Ha ragione Tommaso? Dite la vostra nello spazio commenti sotto questo articolo

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  • Rosanna

    19 Luglio @ 12.19

    Ha perfettamente ragione Tommaso a denunciare lo sfacelo che il capitale finanziario sta programmando nei confronti del Liceo Classico, e della scuola in genere ... peccato che non abbia capito l'interfaccia del problema, e cioè che la scuola stessa è ancella del capitalismo finanziario. Infatti Tommaso non è andato alla radice del problema, mi sembra non abbia capito che tutta la società italiana, e Parma stessa stanno vivendo una trasformazione economico sociale senza precedenti, non solo il liceo classico. Tommaso non si è accorto che la città è cambiata in peggio, una città sempre più frammentata, percorsa da molteplici geografie che ne ricompongono solo parzialmente i frammenti, e che comunque l'hanno svuotata d'identità. Solo pochi studenti riescono a distinguersi per perspicacia e maturità, solo pochi riescono ad elevarsi al di sopra della folla massificata, ridotta ad un marasma di semplici consumatori, viaggiatori e spettatori, mentre i cittadini, pienamente consapevoli dei propri doveri e dei propri diritti, sono completamente spariti, probabilmente perché indigesti per l'attuale potere neoliberista. L'ossessione moderna della Scuola Italiana, dalla riforma di Gentile in poi, è stata quella di formare persone autonome e indipendenti nella definizione critica delle problematiche letterarie, storico filosofiche, scientifiche, ma anche e soprattutto di fatti ed eventi della realtà economico, politico, sociale del loro tempo. Ricordiamo il '68, di cui il Liceo Romagnosi è stato protagonista a pieno titolo. Oggi invece il Liceo sforna puro conformismo e non è riuscito a cogliere la vera radice del problema, cioè il dramma della crisi della democrazia rappresentativa, provocato proprio da quel liberismo che sta governando le sorti del Paese e della scuola. Perché allora la formazione dei giovani oggi accusa lacune analitiche così evidenti, sulla conversione dell'Italia da stato nazionale a stato coloniale, da stato autonomo a stato vassallo di quell'organismo imperialistico e sovranazionale che si chiama Eurozona? Se Tommaso avesse detto che la demolizione del liceo classico è un fatto ineludibile, proprio perché programmato già da tempo e voluto necessariamente dal capitale, che sta mutando anche gli assetti socio professionali dei giovani della sua generazione, probabilmente non avrebbe ricevuto i 10mila likes e sarebbe passato inosservato, magari anche contestato.

    Rispondi

  • Liviana

    17 Dicembre @ 17.38

    Questo giovane blogger appartiene a quella meglio gioventù a cui ho dedicato queste parole: "Alla meglio gioventù, ai miei allievi di ieri e di oggi Abbiamo tutti il dovere di batterci per quello in cui crediamo: io ho creduto e credo in questo lavoro e, come tanti insegnanti, ho ritenuto che la scuola fosse la sede ideale per condividere la bellezza della conoscenza. In tutti questi anni non ho conosciuto giovani superficiali e per questo non sono mai stata tenera con loro nell’insegnare le dure leggi della fatica scolastica: ho preteso che i loro talenti non andassero sprecati, nella presunzione di scorgere in molti diamanti grezzi una luce nascosta e speciale. Ma proprio perché credo ancora in loro a loro ora mi rivolgo, perché riprendano in mano le loro vite e si sottraggano ai finti imbonitori che imperversano nei salotti mediatici. Ridateci i vostri sogni, riconquistate questo paese, sottraetelo ai mestieranti della politica, dell’economia, della cultura, a tutti coloro che ”appaiono” e non “sono” e quindi non vi assomigliano. Siate eredi di quei giovani che hanno costruito, in anni per voi lontani, questo Paese. Avevano la vostra stessa età e non si sono riconosciuti nel mediocre opportunismo dei potenti, ma nella coscienza civile di una comune appartenenza. Si sono ritrovati nell’unità della terra che ha generato Dante, Michelangelo, Leopardi e in una lingua che conserva la primitiva dolcezza nel suono dell’antico sì. Voi giovani, più di ogni altro, avete antenne sensibilissime per la poesia, perché voi stessi siete la poesia della vita e da voi si deve ripartire, nella ricerca di antichi ma sempre nuovi valori. Perché voi siete Amleto, Antigone o Giulietta. In voi rivedo Amleto ogni volta che non accettate l’ambiguità e l’ipocrisia degli adulti. In voi riconosco Antigone tutte le volte che fondate il diritto sulle leggi dell’amore e della pietas, non sull’arroganza del potere. In voi rivive il coraggio di Giulietta quando superate ogni barriera sociale in nome di un sentimento vero. Ma in voi esiste anche l’irruenza e la baldanzosa protervia di Cyrano de Bergerac, l’audace poeta-spadaccino al servizio di nobili cause. Come Cyrano sbaragliate dunque gli ostacoli che si oppongono ai vostri sogni e riconquistate questo paese. Siate giganti sulle spalle di quei giganti che hanno affascinato le vostre menti; vasi di ferro tra troppi vasi di coccio rabberciati con la colla della presunzione. Scacciate i nuovi barbari che vi umiliano e vi rubano so

    Rispondi

    • Medioman

      19 Dicembre @ 15.22

      Brava! Non so perché, ma mi ricorda un altro discorso: "Popolo Italiano! Corri alle armi... e dimostra la tua tenacia... il tuo coraggio.... il tuo valore!". Dalla "dichiarazione di guerra" del Pelatone Buonanima!

      Rispondi

  • tere

    16 Dicembre @ 17.44

    E' certamente importante apprendere nozioni in tutti i campi, ma se i cervelli non imparano a funzionare, se ricavano le risposte da quei penosi test dei libri scolastici di oggi, a caso, e non fanno la "fatica" di ragionare, è tutto inutile. Solo una scuola che "allena" la teste (e penso che il liceo sia una di queste) potrà dare uomini e donne capaci di arricchire la società umana.

    Rispondi

    • Medioman

      17 Dicembre @ 13.01

      Secondo te, una scuola di pasticceria non "allena" la testa? Secondo me, più che il tipo di scuola, sono i professori più o meno capaci di "allenare"!

      Rispondi

      • salamandra

        17 Dicembre @ 15.58

        No medioman, ci sono materie che allenano la testa meglio di altre. Non metterei tra questa la pasticceria che pure è forse piú utile di altre.

        Rispondi

  • Medioman

    16 Dicembre @ 10.03

    Come diceva Menenio Agrippa, se lo stomaco non lavora il cervello smette di funzionare. Nessuno mette in discussione l'utilità del cervello, ma, prima, qualcuno (i genitori?) deve provvedere allo stomaco.

    Rispondi

  • salamandra

    16 Dicembre @ 00.07

    Chi fa il Liceo Classico ma anche lo Scientifico o il Linguistico. va poi in genere all'Università. E all'università conta piú il saper studiare che le competenze del liceo.

    Rispondi

    • alealle

      16 Dicembre @ 12.58

      Saper studiare E' una delle competenze apprese al liceo.

      Rispondi

      • salamandra

        17 Dicembre @ 08.28

        Sì la mia frase di prima non era chiarissima. Lo sottointendevo, o meglio avrei dovuto usare "nozioni" al posto di "competenze".

        Rispondi

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