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Monete rubate: valevano milioni

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di Laura Frugoni
«Ogni mattina con la dottoressa Catarsi ci guardiamo in faccia e ci ripetiamo: “forse le ritroveremo”. Ma nemmeno io ci credo tanto».
L'ottimismo sarà anche il profumo della vita, ma nello sguardo di Maria Bernabò Brea, la direttrice del Museo Archelogico Nazionale, fatichi a trovarne una briciola. Il tesoro di monete antiche scomparse (come aveva raccontato la «Gazzetta» domenica scorsa) non salta fuori, la parola che fa più male ormai bisogna pure usarla: rubato. Tanti gli indizi che  fanno propendere per l'ipotesi più nera e un giro nelle secrete stanze non può che rafforzare l'idea.

Un tesoro milionario
Le monete desaparecide erano 213: tutte d'oro, di epoca romana (databili tra il IV e V secolo dopo Cristo), appartenevano allo stesso lotto ritrovato durante gli scavi  nelle viscere di via Mazzini a metà degli anni Sessanta. Quanto vale il tesoro di via Mazzini? «In attesa di una valutazione precisa, la quantificazione suggerita è molto variabile: dai 500mila ai due milioni di euro. Non tutte le monete hanno lo stesso valore. Alcune sono coniate in vari esemplari, altre sono fior di conio».
L'ultima cernita dei pezzi spariti risale al 1978, quando la professoressa Ercolani, esperta in numismatica dell'Università di Bologna, realizzò una schedatura accurata, su un modello ministeriale. Quelle stesse schede - con foto e descrizione minuziosa di ogni esemplare - ora nelle mani dei carabinieri incaricati della  caccia. Certosina, così a occhio: potrebbero essere più di trent'anni di vita museale da scandagliare.
 «Eravamo tranquilli, pensavamo che questo luogo fosse inaccessibile», sospira Maria Bernabò Brea mentre fa strada verso le stanze che ospitano il medagliere: preziosa collezione di trentamila monete e medaglie di tutte le epoche.

Nella stanza «segreta»
  Per accedervi la procedura è rigorosa: registro da firmare (si annota anche l'orario di ingresso), chiavi per aprire la pesante porta a cancello prelevate da busta chiusa,  allarme da disattivare. Il medagliere visibile al pubblico (ma anche quello solo in casi eccezionali: ci vorrebbe una persona per sorvegliare una sola stanza e il museo non se lo può permettere) è dentro un'ampia sala tappezzata di vetrine. La direttrice indica una serie molto simile a quelle sparite: «Dalle guide degli anni Sessanta ci risulta che due vetrine contenevano monete del tesoro di via Mazzini; negli anni Ottanta, per far posto al tesoretto di Cortemaggiore, ne fu tolta una parte, e probabilmente quella fu l'ultima occasione in cui si è andati accanto a questi pezzi».
Casuale anche la scoperta della sparizione: servivano fotografie del tesoro di via Mazzini per un articolo, e così la vice direttrice Catarsi è andata ad aprire i cassetti e c'è rimasta di sale trovandoli vuoti. 
 «Normalmente quando si trova un reperto gli si dà un numero, si attribuisce un valore e lo si iscrive nel registro. Non esiste che si faccia una periodica ricognizione, nessun museo lo fa. C'è già un'enorme difficoltà a inventariare le ultime cose che entrano, che sono numerose e continue».

Quei sette cassetti vuoti
Attigua alla stanza con le vetrine, c'è quella che custodisce la miriade di pezzi non esposti, chiusi a chiave in grandi armadi a due ante fitti di cassettini. La direttrice mostra l'armadio violato: i sette cassetti vuoti sono uno in fila all'altro, nelle «orme» tonde sono rimasti solo numeri e sigle  scritte a mano. «L'impressione è che chi abbia aperto questi cassetti sapesse cosa cercare: viene da pensare a un furto su commissione».
Chi può essere stato? Nessun segno di intrusione dall'esterno. Un dipendente, allora? «All'amarezza si aggiunge il dispiacere di dover pensare a una persona infedele», riflette a voce alta la direttrice. Un custode? Tutti sospettabili in teoria: «Potrebbe essere stato anche un funzionario», chiosa la direttrice. Il mercato dei reperti archeologici è sempre florido. Ma è facile piazzarli? «Io non saprei come fare, però potrebbe succedere che un collezionista bandito commissionasse un furto». Ogni speranza è perduta? Non proprio. «I carabinieri sono stati meravigliosi. Ci hanno chiesto le foto, innanzitutto. Se nel mercato è entrato un lotto significativo di monete, potrebbe non essere impossibile trovarle».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • franco

    17 Luglio @ 00.10

    DI QUALCUNO SARA' LA COLPA...... TROVATELO.....ALTRIMENTI TUTTI A CASA A COMICIARE DALLA BERNABO' BREA!!!! QUELLE MONETE, PER ASSURDO ERANO ANCHE MIE!!!!! IN UN CERTO SENSO ME LE HANNO RUBATE, ANCOR PRIMA CHE LE POTESSI VEDERE!!!

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