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Vergognarsi in due, anche questo significa amore

Il nuovo romanzo di Guia Soncini, opinionista e spietata regina di Twitter

Guia Soncini

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Guia Soncini ha schiere di discepoli adoranti. Perché scrive bene di cose mai noiose. Giornalista, anzi, opinionista di costume da anni su quotidiani e periodici di quelli «giusti», è anche una cosiddetta twitstar, una celebrità su Twitter, social da cui dispensa giudizi acuminati e considerazioni mordaci e su cui disossa chi sbaglia un accento, incenerisce all'istante chi non usa il tono giusto, spintona via chi osa interagire con lei non essendone all'altezza, ignora con sprezzo chi non appartiene al giro che conta. E' anche una scrittrice. Giunti ha appena pubblicato il suo ultimo libro, «Qualunque cosa significhi amore». Il titolo parrebbe scelto per depistare un po' verso il filone romantico, per colpire l'attenzione di chi in libreria ci va per comprare i divi dell’oroscopo o del cotto e mangiato, anche se l'illustrazione vintage della copertina lascia percepire, con il suo barocchismo beffardo, una strizzata d'occhio sdrammatizzante al vero pubblico di riferimento. Forse il titolo è stato deciso dalla casa editrice, l'autrice magari aveva proposto (se non quello suggerito da Jovanotti, l'inutilizzabile «Una bella storia di gente di merda», come si apprende nei ringraziamenti finali), uno di quelli dei capitoli, tipo «Le carrozze stanno per trasformarsi in zucche» o «Le zucche accendono il tassametro notturno», più in linea con il personaggio. Comunque i fans non andranno delusi. Anzi. La storia è, sì, l'ennesimo spaccato, qui miniato con crudeltà chirurgica, sul mondo della tv, dell'editoria, della politica, ma il pulpito della Soncini è fondato e issato su una capacità di scrittura talmente sofisticata da polverizzare con assertività brillante e sarcasmo spietato ogni banalità. I protagonisti sono due, Elsa Tomei e Vanni Gualandi. Sposati, molto cool, «sempre così intelligentissimi da farti venir voglia di schiaffeggiarli» (come quando per descrivere gli stati d'animo o le situazioni cercano la parola giusta su un dizionario di parole tedesche, quelle composte, lunghissime, difficili persino da leggere oltre che da capire).
Lei è detta «La Zarina», lui «Il Laconico». La Tomei, milanese altolocata da sempre, è la mente che sta dietro il programma più di classe su RaiTre, «Discanto», interviste e cultura, trasmissione in cui si parla di libri. Trasmissione e libri destinati al pubblico che più lei in realtà detesta fingendo di compiacerne la voluttà del sentirsi colto, le professoresse democratiche, le dolenti in Birkenstock che coltivano l'orto biologico sul balcone. Gualandi è l'editorialista più corrosivo e riverito del Corriere, quello che con uno dei suoi corsivi è in grado di determinare il flusso della settimana politica, quello che ti preconfeziona l'opinione che devi avere. Lei, la Elsa, pragmatica (uno dei tanti pezzi di bravura dell'autrice c'è già all'inizio, prime righe, quando ne illustra il risveglio al mattino), calcolatrice da navicella spaziale, donna che piace alle donne, disorientatrice di interlocutori, è la vera eroina della storia dal momento che lui, il Vanni (non milanese né altolocato da sempre ma solo da un po'), delineato com'è fra infingardaggine e narcisismo compiaciuto, è totalmente teleguidato: la moglie non solo sa di tutte le amanti e ne cancella i messaggi sul cellulare, ma con certe ne favorisce la tresca, la sua pupilla Fanny compresa («Elsa aveva capito da subito che solo infilandole nel letto il proprio marito poteva contenere il rischio che la scelleratezza sentimentale di lei facesse danni all'immagine che le stava creando»). Una coppia che funziona, pertanto, una coppia a delinquere, la cui armonia «si fonda sul millantare di lui e l'annuire di lei» nonché «sulle reciproche mitomanie retroattive», sul conoscere ognuno le debolezze dell'altro, sul sapere di cosa si vergogna uno e cosa nasconde l'altra, sul progetto comune di manipolare, combattere e vincere. Progetto che comprende anche la creazione tipo Frankenstein di Fanny, la conduttrice di «Discanto», modellata da Elsa e trasformata da ricca burina romana a quasi perfetta icona della comunicazione culturale di nicchia. Sarà però proprio Fanny, stufa di sentirsi comunque inferiore, a vibrare il colpo mortale alla squadra già trascinata dagli eventi in un epilogo da feuilleton pur in condimento radical chic. La trama tuttavia conta fino a un certo punto: chi conosce la Soncini sa che è il famoso mescolare alto e basso a fare la differenza. Perciò in un romanzo in cui una cena a casa Gualandi tiene su praticamente tutto il plot come il ballo nel «Gattopardo» e il cui snodo drammaturgico è la finale del Sanremo 1981, anzi il brano che lo vinse, «Per Elisa» (attenzione ai nomi di battesimo) di Alice, le pagine da segnare con la matita sono quelle - e sono tante, quasi tutte - che ci si aspetta dalla Soncini: le disamine senza pietà sull'onestà («A tutti hanno insegnato fatica, onestà, trionfo del bene. E' inspiegabile che tutti questi abitanti dell'oasi ecologica Plasmon poi da grandi siano diventati gli italiani come li conosciamo»), sulla fatica di fare finta di essere di sinistra perché è così che si deve far finta di essere «in certi ambienti» (ma del resto «se un'icona di sinistra cade all'interno della cerchia dei bastioni e nessuno lo racconta all'esterno, è caduta davvero?»), sugli intellettuali («schifano la tv ma metti un intellettuale senza tv in uno studio coi riflettori ed entro poche ore sarà il più zelante dei convertiti»). E oltre l'esegesi del «poveraccismo» e quella del «tomwolfismo», ecco a decine i riferimenti pop, quelli televisivi (De Filippi, Fazio, Giletti, Spaak), quelli musicali (dal «non è così che se ne andrà» e «guarda che non sono io» di De Gregori al «falso incidente» di Bennato, al «Gioca Jouer» di Cecchetto) e quelli cinematografici, da «C'eravamo tanto amati» di Scola alla «Tragedia di un uomo ridicolo»: «Chissà se Bertolucci lo sapeva mentre lo girava che non importava come venisse il film: quel titolo sarebbe diventato l'etichetta di un'epoca. Perfetto per tutti, per suo marito (di Elsa, ndr), i suoi amici, i suoi nemici. Per l'Italia. Per il 21° secolo. Per la popolazione mondiale». Amen.

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