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COMPAGNE DI BRANCO

Scettro del controllo

Compagne di branco

25 Luglio 2022,14:37

Bentornati cari compagni di branco per un altro appuntamento molto accaldato coi nostri consigli e riflessioni sul meraviglioso mondo dei nostri amici pelosi. Questa settimana vi lasciamo alle sapienti parole della nostra consulente di relazioni feline Chiara Copelli mentre noi cerchiamo di sopravvivere alla canicola.

«In generale le persone hanno paura di ciò che non riescono a tenere sotto controllo». Lucio Miceli

«Il grande segreto della felicità e accordarsi con la vita, non controllarla». Joe Vitale

Oggi viviamo nella «società del controllo», come ci spiegano studiosi di sociologia e scienze umane. Il progresso ha illuso noi bipedi spelacchiati di poter controllare e governare l’intero ecosistema e gli altri esseri viventi secondo parametri umani; anche se gli ultimi due anni di pandemia forse testimoniano una storia diversa. La società contemporanea ci dice che per garantire a noi stessi e a chi vogliamo bene, sicurezza, benessere e integrazione sociale dobbiamo riuscire a controllare tutti gli aspetti della nostra e della loro vita. I pet - animali da compagnia (ninja baffuti, canetti e orecchie lunghe), considerati ormai da una sempre più larga fetta di popolazione, come «membri della famiglia», rientrano a pieno titolo anch’essi nella «società del controllo». È importante premettere che l’aver raggiunto lo status di «pantere da divano» per i nostri felini domestici è un'acquisizione abbastanza recente. Fino circa ad una sessantina di anni fa i gatti abitavano stalle e granai delle fattorie e cortili, tetti ed androni dei quartieri cittadini; rispettati e valorizzati nel loro ruolo ecologico di insuperabili cacciatori di topi. La relazione uomo-gatto era basata su di un libero e naturale scambio di favori: servizio quotidiano di derattizzazione in cambio di un riparo sicuro e l’integrazione del bottino di caccia con avanzi della tavola e latte fresco.

Quali cambiamenti ha comportato per il nostro Mr.G l’essere stato incluso nella categoria dei Pet?

Da un lato questa nuova condizione ha portato con sé alcuni importanti vantaggi per il nostro MrG, che corrispondono a 3 dei 5 punti della definizione di benessere animale:
Libertà dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione = ciotole sempre piene con cibo di qualità e acqua fresca. Libertà dai disagi ambientali = letti e divani comodi su cui riposare, al caldo d’inverno e al fresco d’estate e protezione dai pericoli (quali predatori,auto, bipedi malintenzionati).
Libertà dalle malattie e dalle ferite = una brava veterinaria a cui affidare la salute del nostro compagno baffuto.

Tutto ciò comporterà quindi un aumento decisivo della prospettiva di vita media della nostra pantera di casa.

Il rovescio della medaglia della confortevole condizione miciosa nell’era digitale porta con sé però alcuni svantaggi, dal punto di vista felino, rispetto a quella dei Romeo baffuti anni 50. Ecco che agio, comodità, sicurezza e protezione, garantiti dalla mura domestiche, comportano necessariamente per il nostro Mr.G il «cedere lo scettro del controllo» al bipede spelacchiato di casa, rispetto a svariati aspetti della propria vita: riproduzione; alimentazione; gestione degli spazi; libertà di movimento; gestione del territorio; gestione dei tempi quotidiani; stimoli ed attività proposte e/o concesse; relazioni sociali obbligate o negate.

Siamo noi bipedi spelacchiati che, senza delega da parte del nostro amato baffuto, decidiamo per lui dove può bere, dove può fare i bisogni, dove cosa e quando deve mangiare, con cosa può giocare, dove può apporre le sue marcature territoriali, tempi e possibilità di uscita in esterno e di conseguenza tempi e possibilità di impegnarsi nella sacra caccia e nel controllo del territorio (attività di vitale importanza per il nostro Mr.G)... Insomma il controllo della sua vita è totalmente nelle nostre mani.

Cosa comporta tutto ciò nella mente e nell'assetto emotivo del nostro predatore solitario?

Per rispondere rispolveriamo il nostro vocabolario felino riprendendo la carta d'identità di specie e come la sua storia evolutiva la condiziona.

Predatore solitario: il corpo e la mente del gatto sono strutturati e «programmati» per la caccia di piccole prede (i piccoli roditori sono le sue prede d’elezione) per soddisfare in primis il bisogno alimentare di sopravvivenza e al contempo un altro bisogno fisiologico primario (psichico-fisico) che è l’appagamento motivazionale. La predazione per il gatto, essendo un felino, è un attività autonoma e solitaria, contrariamente a quanto avviene per il cane ad esempio, per il quale è invece un'attività cooperativa di gruppo, dove è indispensabile la collaborazione e la concertazione di tutti per raggiungere il soddisfacimento del bisogno.

Territoriale e stanziale: la percezione e la definizione dell’ambiente in cui vive il gatto é strettamente legata al suo essere predatore solitario. Per il gatto il territorio è il suo luogo di caccia e quindi fonte di sopravvivenza, lo deve studiare e conoscere in modo approfondito perché ciò gli garantisce maggiori successi; altresì lo difende strenuamente dall’ingresso di altri gatti, che rappresentano potenziali rivali.

Indipendenza e autonomia sono connaturate nei suoi geni, è strutturato fisicamente e mentalmente per prendere decisioni operative in totale autonomia (branco, cooperazione, ruoli e concertazione non fanno parte del suo vocabolario).
Possiamo quindi facilmente dedurre quanto possa costare al nostro predatore solitario cedere a noi bipedi spelacchiati lo scettro del controllo sulla sua vita. Ecco però che qui arriva in aiuto l’incredibile fluidità comportamentale del nostro Mr.G; cioè la capacità di adattarsi nel qui e ora ai cambiamenti del contesto, dell’ambiente e delle circostanze.

«I gatti sono in grado di passare da uno stile di vita casalingo ad uno semiselvatico nel corso di un arco di vita, cambiando ambiente, referenti, abitudini e strategie di sopravvivenza..». Sonia Campa

È importante sottolineare però che anche l’elastico più robusto se forzato oltre un certo limite si può rompere! Ricordiamolo sempre quando ad esempio pensiamo che il cambio di collocazione della lettiera, l’impedire l’accesso ad una stanza o all’esterno o il divano nuovo siano eventi ininfluenti nella vita della tigre di casa.. «E un gatto... si abituerà», si sente dire spesso.
Concludiamo infine con un ulteriore spunto di riflessione, condividendo con voi le lungimiranti parole di un'attiva e appassionata volontaria gattofila che collabora con Chiara.

«I gatti sono animali liberi alcuni si adattano alla reclusione dell’appartamento, altri no.. E in mezzo ci sono mille sfumature». Adele - volontaria animalista
Per ulteriori informazioni vi consigliamo di seguire l’appuntamento settimanale di «Compagne di Branco» in podcast su Spotify e in diretta su Radio Parma tutti i mercoledì dalle 18 alle 19.

IG:@compagnedibranco
FB: compagnedibranco

Chiara Copelli
Lia Begani
Valentina Tridente

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Datterino di Agostino Contini

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Dafne di Erik e Simona

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Brevi di Via Paracchi

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Maggy di Matteo Gastaldi

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Freccia di Stefano

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