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compagne di branco

Cani e regole stradali

Compagne di branco

18 Ottobre 2022, 14:50

Rubrica settimanale, a cura dell’educatrice cinofila Lia Begani e della speaker radiofonica Valentina Tridente (Radio Parma).

Cari compagni di Branco, è con grande dispiacere che cogliamo l’occasione di questo articolo per salutare e ringraziare la nostra cara Cristina Ganga - colei che ci ha aiutato con tutto il legalese che avete letto sinora nella nostra rubrica - Cristina ha infatti intrapreso una nuova strada lavorativa (e per questo ci congratuliamo) purtroppo incompatibile con la rubrica. Fortunatamente, al suo posto, ci soccorrerà (è proprio il caso di dirlo!) la consulenza dello Studio Legale dell’avvocato Antonio Maccarone di Parma al quale abbiamo chiesto cosa bisogna o non bisogna fare in caso di incidenti che provochiamo noi stessi o che feriscano i nostri animali, spunto arrivato da un articolo precedente che citava questa casistica ma che si concentrava su altri temi.
In questo articolo parleremo di temi che per noi amanti dei pelosi potrebbero essere sensibili (incidenti, morte, cure mediche) ma che fanno parte, nostro malgrado, della vita con un cane. Lasciamo quindi la parola allo studio.
«La questione riguardante il soccorso degli animali feriti in un sinistro stradale ha sempre prestato il fianco a frequenti fraintendimenti poiché spesso i proprietari – comprensibilmente – si aspettano che intervenga la tutela penale a sanzionare il comportamento dell’automobilista che scappa e lascia morire agonizzante l’animale senza soccorso, che magari sarebbe stato determinante a salvargli la vita. I dubbi che riguardano questa non infrequente ipotesi nascono dal fatto che, come è noto, l’omissione di soccorso è una fattispecie di reato, e come tale è punita anche con la reclusione: va specificato però che è tale solo quando la vittima sia una persona e non anche quando si tratti di un animale. In questo specifico caso, infatti, la condotta viene rimproverata «solo» con una sanzione amministrativa prevista dal Codice della Strada all’art. 189 co. 9 – bis il quale prescrive all’utente della strada che «in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno. Chiunque non ottempera agli obblighi di cui al periodo precedente è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 413 ad euro 1.658. Le persone coinvolte in un incidente con danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti devono porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso. Chiunque non ottempera all’obbligo di cui al periodo precedente è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 83 ad euro 331.».
Come al solito, se tutto questo è vero, come è vero, c’è un però e riguarda principalmente la consapevolezza del «fuggitivo» nel darsi alla macchia. Infatti, se a seguito dell’incidente e dell’omissione di soccorso che sarebbe stata determinante per la vita dell’animale da affezione o comunque protetto (quindi anche i selvatici che vivono nelle riserve, per intenderci) questo muore, e la sua morte sia – dunque – una diretta conseguenza dell’omissione di soccorso del conducente, a quest’ultimo potrà essere addebitato il reato di uccisione di animali previsto dall’art. 544 del Codice penale che sanziona con la reclusione da due mesi a due anni chi per crudeltà o senza necessità cagioni la morte di un animale. E se l'animale non muore ma riporta delle lesioni e comunque il conducente che ha provocato l’investimento fugge senza soccorrerlo? A questo punto gli potrà essere addebitato il reato di maltrattamento di animali (art. 544 ter) punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.
È ovvio, nelle due ipotesi appena accennate il conducente in questione debba essere perfettamente consapevole di ciò che ha fatto: deve essersi accorto di aver investito l’animale e deve aver scelto in tutta consapevolezza di lasciarlo morire, o comunque ferito, abbandonandolo sulla strada e dandosi alla «fuga», in quanto, al contrario se la sua fosse solo una condotta colposa (quindi senza l’intenzione di volerla compiere) non gli si potrebbe addebitare nessun reato».
Che dire amici, in qualche modo la legge tutela anche la circostanza in cui è un animale a venire investito o non soccorso, vero è anche che, come sempre, la sottile linea che determina che tipo di essere umano vogliamo essere non dovrebbe dipendere da sanzioni legali o monetarie ma da un’etica morale che va al di sopra. Il nostro invito è quello di provare a metterci nei panni del prossimo: a costo di essere retoriche siamo sicure che sarebbe di gran lunga preferibile un mea culpa e magari un cane portato prontamente alle cure necessarie che lo scenario che qualsiasi scenario che si potrebbe prospettare con l’omissione di soccorso.
Augurando alla nostra Cristina Ganga (che sarà sempre una compagna di branco) ogni fortuna per la sua nuova avventura vi ricordiamo che per ogni domanda o incertezza potete scriverci sui social o al nostro indirizzo mail compagnedibranco@gmail.com

Per ulteriori informazioni vi consigliamo di seguire l’appuntamento settimanale di “Compagne di Branco” in podcast su Spotify e in diretta su Radio Parma tutti i mercoledì dalle 18.00 alle 19.00

Lia Begani
Valentina Tridente
Con la collaborazione dello studio legale Maccarone


IG:@compagnedibranco
FB: compagnedibranco

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Sirius di Stefano Curti e Simona Visioli

Artic di Silvia Olivieri

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