CHIARA DE CARLI
A 25 anni Giulia Cova aveva già un buon lavoro, guadagnava e stava raccogliendo i frutti di anni di lavoro e studio. Diploma da estetista in tasca, insieme ad un master all’accademia di make up di Milano e a tanti attestati di corsi professionali, aiutava la mamma nella spa che avevano a Parma, in viale Mentana, e girava l’Italia come «beauty specialist».
Durante le trasferte guardava Youtube, collegata alle pagine di chi parlava di trucco e bellezza. «Leggevo molti blog ma vedevo che c’era poca preparazione – ricorda di allora -. Molte delle ragazze che realizzavano video erano solo appassionate e poche erano le “addette ai lavori”: è stato allora che mi è venuto in mente di vedere se ci poteva essere un pubblico interessato ad un approccio un po’ più tecnico riguardo al beauty». E così, una mattina, Giulia prende la macchina fotografica, la mette in equilibrio su una pila di libri, e registra la sua presentazione al mondo del web.
«Il primo video si chiamava “sogni di una quasi blogger” e quando mi sono accorta che c’erano due visualizzazioni ho esultato: non mi sembrava vero». Il primo filmato dura poco più di un minuto e ad oggi è stato visualizzato 3727 volte; i video successivi, invece, le valgono il soprannome «nove minuti» da parte dei primi followers. «Non avevo programmi di montaggio video e la memoria della fotocamera mi consentiva 9 minuti di girato, per cui i video avevano tutti quella durata». I followers crescono e nella casella email arriva la prima sorpresa, segno che la direzione era giusta. «Una piccola azienda voleva inviarmi i suoi prodotti da provare. Per me, pensare di avere gratis qualcosa era allora una cosa incredibile. Il cambiamento vero avviene però quando ti accorgi che hai appeal sul pubblico e le persone acquistano quello che tu consigli: questa è una grande responsabilità. Io rifiuto moltissime collaborazioni perché non credo nel prodotto o nel progetto: di faccia ne hai solo una e se te la giochi non ne hai una di scorta». Oggi Giulia Cova ha 31 anni, quasi 50mila follower su Youtube, oltre 38mila su Instagram ed essere un'influencer è diventato un vero e proprio lavoro. Per ogni video pubblicato ci vogliono almeno tre ore e mezzo tra preparazione e post produzione «poi ci vogliono tre ore al giorno per rispondere a commenti e messaggi sui social, tempo per visitare gli shop on line e guardare i video delle youtuber straniere per vedere se ci sono novità».
Dietro al successo, e al guadagno, ci sono tanto lavoro e il coraggio di scommettere su se stessa. «All’inizio è un investimento senza garanzie di successo ma la differenza tra quando ho iniziato io e adesso è che nessuno retribuiva nessuno: tutto si faceva per passione. Oggi le ragazze giovani vedono noi e vanno sul web con l’obiettivo di guadagnare, ma è difficile emergere: bisogna trovare qualcosa che ti identifichi perché non basta una bella foto. Solo quando hai visibilità a livello alto, e soprattutto un pubblico molto targettizzato, hai un valore di mercato e le aziende non ti regalano più solo i prodotti ma ti retribuiscono per creare dei contenuti digitali. E’ quello il vero salto di qualità». Ora Giulia può dire di avere raggiunto un risultato invidiabile, ma ha già gettato le basi per un futuro più solido. «Non ho condiviso la scelta di alcune colleghe che, visti i primi risultati, hanno lasciato il lavoro precedente per fare il content creator. Questo è un mercato con una variabilità alta anche solo perché domani ci può essere una che va più di moda di te o perché quello che fai a vent’anni non lo puoi fare a 50, e non sai se riuscirai a mantenere lo stesso standard di entrate. Per questo lavoro anche come consulente alla produzione e sono l’art director di un marchio di make up naturale di Torino, occasioni che sono arrivate comunque grazie al web, perché sono considerata un'esperta di tendenze nell’ambito beauty».
© Riproduzione riservata
Contenuto sponsorizzato da Better Corporation Service
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata