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Don Vitali: «Accoglieremo i profughi con umanità»

11 Luglio 2015, 08:48

Luca Molinari

«Sapremo accogliere con umanità i profughi che arriveranno nella zona di Baganzola». A parlare è don Corrado Vitali, parroco di Baganzola, che invita gli abitanti della zona ad aprirsi all’accoglienza dopo l’assemblea pubblica e la fiaccolata dei giorni scorsi contro l’arrivo di un gruppo di profughi nell’ex scuola di Castelnuovo. Don Vitali, contro l’arrivo dei profughi si è formato il comitato «Golese SiCura» e ci sono state un’assemblea pubblica e una fiaccolata, con la partecipazione di parecchie persone.

Come valuta queste iniziative?

«Da quello che mi è stato riferito (e che si capiva già dagli inviti e dal materiale che circolava), l’assemblea non era aperta a un vero dibattito, per capire l’emergenza profughi e cercare delle soluzioni, ma era un’assemblea semplicemente contro l’arrivo dei profughi. Ugualmente la fiaccolata. Mi è stato anche detto che la maggioranza dei presenti alle due manifestazioni non erano residenti nella nostra zona».

Lei per nove anni ha vissuto in Brasile, al fianco degli ultimi. Qual è il suo punto di vista sulla questione migranti?

«Prima di tutto, non possiamo perdere la memoria del passato, come italiani e come europei. Proprio in questi giorni rileggevo un dato significativo: dal 1876 al 1905, ogni anno mezzo milione di italiani è migrato all’estero in cerca di lavoro e di condizioni migliori di vita; 15 milioni in 30 anni. Dal 1905 al 2000 altri 25 milioni; in totale 40 milioni. Sarà che tutti, quando sono partiti, avevano già un posto di lavoro e una casa pronti ad aspettarli? Sarà che nessuno di loro avrà avuto magari i pidocchi, o la scabbia, o la Tbc, non solo per la povertà in cui vivevano, ma anche per le condizioni igieniche del viaggio? Come europei, inoltre, non possiamo dimenticare le nostre responsabilità in Africa, dalla deportazione degli schiavi, al colonialismo, alla spoliazione delle risorse che continua anche oggi. Se migliaia di africani sono costretti a lasciare la loro terra, siamo responsabili anche noi europei».

In tanti temono che con l’arrivo dei profughi possano aumentare furti e problemi di sicurezza. Si tratta di paure infondate?

«Si sa che in tempi di difficoltà economiche aumentano gli atteggiamenti di paura, di chiusura, di razzismo. Lo vediamo bene in questi anni. In particolare, le persone temono che l’arrivo dei profughi faccia aumentare i furti nelle case e porti via il lavoro ai tanti disoccupati. Capisco lo shock e l’angoscia di chi ha subito in furto (è successo anche a me e ai miei familiari). Non credo, però, che possiamo accusare ingiustamente questi profughi africani di essere dei ladri. I furti nelle case sono aumentati già da alcuni anni, prima dell’arrivo dei profughi. E poi molti di loro lasciano quasi subito l’Italia, verso altri paesi europei, dove anno qualche contatto».

Che atteggiamento bisogna tenere allora di fronte a queste persone?

«Credo che prima di tutto, come persone, non possiamo dimenticare quella regola fondamentale che è “mettersi nei panni degli altri”. E se fossimo noi al loro posto, come vorremmo essere visti, trattati? Come delle minacce, dei criminali, o come delle persone, con la loro cultura e la loro storia personale, spesso molto sofferta? In fondo, che merito ho io per essere nato in Italia, un paese dove da 70 anni non ci sono guerre e dove ci sono condizioni di vita buone? E se fossi nato in Etiopia, o in Mali, o in Eritrea, non cercherei anch’io migliori condizioni di vita, come hanno fatto milioni di italiani quando qui le cose andavano male?».

Cosa si può dire dal punto di vista cristiano?

«Mi sembra che la Chiesa si sia chiaramente espressa a favore dell’accoglienza; e che tante associazioni e parrocchie, specie nel Sud Italia, stiano dando una bellissima testimonianza. Ricordiamo poi le parole molto chiare di Gesù: “Ero straniero e mi avete accolto”. E anche la parabola del Buon Samaritano».

Ma le analisi parlano di centinaia di migliaia di africani che premono per venire in Europa.

«Certo, è un’emergenza che vuole affrontata anche a livello politico, a medio e lungo termine, insieme agli altri paesi europei, anche promuovendo politiche di pace e crescita sociale nei loro paesi. Ma abbiamo anche il dovere dell’accoglienza di chi fugge dalla guerra, dalle persecuzioni politiche e religiose».

E a livello locale?

«Io spero che con la collaborazione di tante persone di buona volontà e con il protagonismo del volontariato, così attivo nella nostra zona, e della comunità cristiana, sapremo accogliere con umanità i profughi che arriveranno. Cercheremo di dimostrarlo coi fatti. Non solo “Golese SiCura”, ma anche: Golese Si Prende Cura. Ricordando questa parola di saggezza: “Il mondo è un piccolo villaggio; e in questo piccolo villaggio, o c’è pane e pace per tutti, o non ce n’è per nessuno”».

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