Era cominciata come una truffa, ma in poco tempo ha assunto i contorni molto più inquietanti di un'estorsione: vittima un giovane parmigiano di
22 anni che dopo mesi di ricatti e minacce s'è convinto a presentarsi in questura a denunciare i suoi ricattatori.
Dopo una serrata indagine della Squadra mobile, sezione criminalità organizzata, sono stati arrestati Nigel David Bocchi, parmigiano, 24 anni, disoccupato, e Massimo Zanlari, 28 anni, gestore di un bar in città, per il reato di estorsione aggravata e continuata. Denunciati a piede libero altri due personaggi, coinvolti seppur in maniera minore, nella serie di ricatti.
Il giovane era stato "agganciato" da Bocchi e Zanlari, con un raggiro: l'acquisto di un i-Phone a un prezzo stracciato. Un "affare" che poi s'era rivelato in realtà un pretesto per farsi consegnare varie somme di denaro dal giovane, e perfino una carta di credito prepagata che lui doveva regolarmente ricaricare. In pochi mesi l'importo complessivo delle somme consegnate ha raggiunto i 25 mila euro, che venivano giocati dai due arrestati al casinò o alle slot machine.
Ad accorgersi degli ammanchi è stato il padre del ragazzo, a cui il figlio - sempre più impaurito dai ricattatori che minacciavano di fare del male a lui e alla sua famiglia - ha raccontato tutta la storia e finalmente s'è convinto a fare finire l'incubo, presentandosi a sporgere denuncia.
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