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Il banchetto «blindato»

29 Novembre 2015,12:06

Laura Frugoni

C'erano i poliziotti, c'erano i carabinieri. La Digos. Una decina di uomini in divisa è arrivata a vegliare sul gazebo della Lega Nord in via Mazzini. Non è stata una comparsata: più mattinieri dei militanti, gli agenti hanno parcheggiato presto gazzelle e pantere e non si sono schiodati dal banchetto fino a quando l'ultimo leghista non ha girato i tacchi con l'Alberto da Giussano riavvolto nella bandiera.

Visione piuttosto surreale: in mezzo allo svagato bailamme del sabato, in via Mazzini i banchetti spuntavano come funghi (a fianco dei salviniani i bonsai dell'Andlaids, più indietro i supporter di Beppe Grillo, ancora più indietro altri «parenti» pentastellati), ma solo uno era guardato a vista. Sorvegliato speciale.

E se forse era lecito immaginarsi un presidio un filo più discreto, quel servizio d'ordine era stato ampiamente annunciato, sentito dai garanti della sicurezza cittadina come una necessità dopo le acque agitate dell'ultima settimana: sabato scorso davanti al gazebo c'era stata la brutta aggressione al segretario cittadino del Carroccio Maurizio Campari, poi la belligerante reazione via Facebook del segretario nazionale della Lega Nord Emilia Fabio Rainieri (la mazza da baseball, l'altolà «zecche vi aspetto sabato»). Finché lo stesso Rainieri, reduce da un incontro con prefetto e questore, aveva annunciato la novità: «mi hanno detto che sabato metteranno agenti e Digos a sorvegliare il gazebo. Ma le pare?»

E ci pare sì. Intorno a quel banchetto tirava un'aria pesante. Campari ha denunciato chi l'ha preso a calci e pugni, ma finora restano fantasmi, wanted people.

Prima di render conto degli umori dei «sorvegliati», il bollettino della giornata: tafferugli nessuno, aggressioni men che meno. E ci mancherebbe: con tutte quelle divise chi s'azzardava.

Qualcosa è successo, a mezzogiorno Luca Bosi della sezione di Torrile è stato raggiunto da un «getto» per nulla amichevole: un ragazzo gli ha sputato addosso, Bosi indica l'alone sulla spalla del giubbotto. «Finché è solo questo sono anche contento. No, non ho visto chi è stato». Simone, 20 anni, è arrivato con un gruppetto di simpatizzanti coetanei: «Per me è la prima volta. Quello che ha sputato? Sì l'ho visto, avrà avuto qualche anno più di me. Era con un altro, portava una cuffia voluminosa, ha abbassato subito la testa ed è andato via».

Una «gittata» talmente rapida che gli angeli custodi manco hanno fatto in tempo a rendersene conto. Sarà per non rischiare, ma al pomeriggio si posizionano più a ridosso del banchetto, praticamente accerchiato da carabinieri e agenti. Non c'è tensione: si chiacchiera e si scherza, ma si sa che il pomeriggio è il momento più delicato. Tanta gente in giro, anche il presidio leghista si fa più folto, ci sono i segretari di oggi e di ieri, i simpatizzanti, i curiosi. Di colpo si alzano i toni, un ragazzo dalla pelle ambrata s'infervora: «Ti sembro un terrorista io?» rimbecca una camicia verde. Toni accesi, ma non si passa il confine della civiltà.

Alla fine di questo strano sabato restano più domande che risposte. «Perché siamo arrivati a questo punto? - si chiede Campari - non è che i poliziotti sono qui per i miei capricci, non l'ho chiesto io questo presidio, io chiedo solo che ci sia una città normale». Altre domande: «Non è che noi della Lega adesso ci dobbiamo sentire in colpa perché organizziamo un banchetto, come abbiamo sempre fatto? La soluzione qual è: che non lo facciamo più? In gioco c'è il modo di gestire la vita politica della città».

Il gazebo sotto custodia non piace neanche a Rainieri: «Certo che non può essere la soluzione. Le forze dell'ordine devono andare a prendere i capi di questi violenti e far passare un messaggio chiaro: “signori, la smettiamo?».

© Riproduzione riservata

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