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Coppini, folla commossa al rosario

Coppini, folla commossa al rosario

27 Ottobre 2016, 12:53

Paolo Panni

Un clima surreale quello che, da martedì, si respira a San Secondo. L’intera comunità della Bassa, e più in generale tutta la provincia e il mondo dell’imprenditoria, sono rimasti sconvolti dall’improvvisa morte di Paolo Coppini, stroncato da un malore, all’età di 47 anni, martedì mattina mentre si trovava al lavoro. Ieri è stato un continuo via vai di persone, amici, colleghi imprenditori, autorità che hanno fatto visita ai familiari stringendosi a loro nella camera ardente allestita nell’abitazione dei genitori. Una folla incredibile che, per tutta la giornata, ha voluto portare il proprio cordoglio alla moglie Ilaria e ai figli Anita e Mattia, al papà Ernesto e alla mamma Vanna, ai fratelli Francesco, Matteo e Pier Luigi. Da Parma è arrivato anche il prefetto Giuseppe Forlani che in più occasioni aveva avuto modo di collaborare con Paolo e con la famiglia Coppini, anche in occasione di Expo.

Tra i prossimi appuntamenti in agenda c'era la presentazione della guida Michelin, a Parma, fissata per il 15 novembre, alla quale Paolo stava lavorando con la passione di sempre, tra le mura della sua amata azienda, fondata 70 anni fa dal nonno Americo. Quella azienda che in queste ore sta continuando a lavorare, come Paolo avrebbe voluto, con l’impegno consueto. Sulla porta del suo ufficio, come sempre, il cartello «I will be back in ten minutes», a voler significare che lui è ancora lì, al suo posto, con la sua simpatia, la sua passione per il lavoro, la sua lungimiranza e la sua grande umanità. Lui che era solito ripetere «la vita è uno stato mentale»: chissà, forse anche la morte lo è.

Attoniti i dipendenti e i collaboratori ne hanno ricordato l’affabilità, la gentilezza, la grande ironia. «Quando si parla di Paolo - hanno osservato in tanti - non è possibile non sorridere»: perché lui era così, con un sorriso e una battuta per tutti. «Un filosofo prestato all’imprenditoria» lo ha definito il papà Ernesto aggiungendo che «Paolo era un grande perché sapeva tenere relazioni con tutti. Un amico in queste ore mi ha detto “quando vedevo da lontano un uomo sorridere ero sicuro che fosse Paolo”».

Poche, semplici parole che danno un’idea chiara non solo dell’imprenditore ma anche e soprattutto dell’uomo, un uomo vero. Che ha amato la sua terra, che ha sempre voluto portare il marchio «Parma» e delle sue eccellenze in giro per il mondo, che ha profondamente amato il suo paese, San Secondo, prodigandosi nel sostegno a tante realtà associative, dall’Avis alla Croce rossa, dalla corale «Don Arnaldo Furlotti» alle associazioni sportive, senza dimenticare le scuole e il Palio. Tra coloro che lo hanno ricordato, anche il giornalista Rai Luca Ponzi: «Chissà - ha detto - se ci si può dire amici essendosi incontrati solo una ventina di volte. Eppure con Paolo percepivi questa sensazione. Come con i vecchi amici, con lui non dovevi stare in guardia, valutare parole e considerazioni. Era uno che associava le distanze. Paolo era impastato di passioni e chi ha passioni di solito non è banale. Al tempo stesso si era conservato curioso, consapevole che ci sono altri mondi da sfiorare, oltre la musica, oltre all’azienda, oltre alle attività consuete. Pensandoci ora, forse avremmo potuto fare altre cose insieme, avevamo sfiorato qualche progetto senza mai concretizzare. Non per giustificarmi, ma con lui avevi sempre l’idea che ci sarebbe stato un domani».

In lacrime il sindaco di Polesine Zibello Andrea Censi ha perlato di «perdita molto grande per il territorio tutto. Personalmente ho dapprima conosciuto il padre, grandissimo imprenditore incontrando poi le stesse capacità, la stessa determinazione e la medesima intelligenza nel figlio Paolo».

L’amico regista Federico Rodelli ha parlato di «privilegio nel poter incrociare il mio cammino con quello di Paolo. Lo dico con la consapevolezza di aver conosciuto una persona che sapeva contagiarti col sorriso e con l’entusiasmo per la vita. Ci accomunava una passione sconfinata per il cinema. Ogni volta che ci incontravamo, anche solo di sfuggita, si parlava di film. A volte parlavamo così a lungo da dimenticarci la fretta di correre al lavoro. I veri film, diceva sempre, possono parlarti perché sanno sfiorarti le corde della vita. E la vita Paolo sapeva ascoltarla con grande umanità. Grazie Paolo».

Il fotografo Paolo Gepri ne ha ricordato la grande ironia e la profonda generosità definendolo «una persona estremamente positiva, leale e combattiva. Non riesco a immaginare che non ci sia più. Preferisco pensare che ci abbia fatto uno scherzone».

L’amico Alberto Riva lo ha salutato con un toccante «Cammina nel sole» mentre Pier Luigi Poldi Allaj, presidente dell’associazione Palio delle contrade e della Corte dei Rossi, ha osservato che «San Secondo perde un grande amico e un grande benefattore. Aveva preso dal papà Ernesto tutto l’amore e la dedizione per la storia, l’arte, la cultura e le tradizioni sansecondine, non soltanto seguendo e sostenendo tante manifestazioni, in primis il Palio delle contrade, ma addirittura facendosi promotore, con tutta la sua famiglia, di importanti recuperi e nuove realizzazioni quali il restauro dell’antico macello e l’apertura del Museo Agorà Orsi Coppini».

Tanti messaggi di cordoglio poi sono giunti, alla famiglia, da tutto il mondo e in tantissimi ieri sera hanno partecipato alla preghiera del rosario in collegiata dove oggi alle 15 si terrà il funerale. Sarà l’ultimo saluto all'imprenditore che, nel film di Gianpaolo Bigoli «L’uomo con l’albero d’olivo», ha raggiunto le vette dell’Himalaya portando una pianticella d’olivo in segno di pace. Ora quella pianticella ha raggiunto il Paradiso.

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