Georgia Azzali
Un faldone di centinaia di pagine. E' la storia dello scandalo Parma calcio, annegato in un profondo rosso di oltre 107 milioni. Ci sono le cause e - soprattutto - i nomi di chi avrebbe contribuito a creare il grande dissesto: la relazione, firmata dai curatori fallimentari Angelo Anedda e Alberto Guiotto, è stata presentata nei giorni scorsi al giudice delegato Pietro Rogato. Ed è stata subito passata in procura. Allo stesso tempo, però, Rogato ne ha disposto la secretazione. Un «sigillo di riservatezza» posto, come prevede la legge, quando viene messa in luce «la responsabilità penale del fallito e di terzi» e sono prospettate da parte del curatore azioni che possono portare all'«adozione di provvedimenti cautelari». Anche nel caso emergano aspetti riguardanti la sfera personale delle persone coinvolte, il giudice ordina la secretazione del documento, ma non pare questo il problema.
Le «carenze» nel mirino
Silenzio in tribunale. Silenzio in procura. E non una parola esce dalle bocche dei curatori. Ma è certo che nella relazione di Anedda e Guiotto vengono indicati i «colpevoli» del crac. Non si tratterebbe, però, solo dei «soliti noti» (leggi l'ex presidente Tommaso Ghirardi e l'ex ad Pietro Leonardi), ma i curatori avrebbero puntato il dito anche contro alcuni degli ex sindaci del Parma Fc e le due società milanesi di revisione: Pricewaterhouse Coopers e Audirevi.
D'altra parte, Anedda e Guiotto avevano già detto no alle loro richieste di crediti, perché la «prestazione erogata - si leggeva nella relazione sullo stato passivo - non è stata conforme agli standard professionali». In particolare, secondo i curatori, Pricewaterhouse e Audirevi non avrebbero rilevato «le gravi carenze dei bilanci della società fallita, e così fra l'altro concorrendo al deterioramento del patrimonio della società decotta». L'unica attenuante concessa a Pricewaterhouse è di aver messo in luce solo «in minima parte» quelle anomalie. Le due società avevano richiesto in totale circa 88.000 euro, ma il giudice aveva rigettato l'istanza di insinuazione al passivo condividendo le motivazioni dei curatori.
E bocciate erano state anche le richieste per decine di migliaia di euro di quattro ex sindaci del Parma Fc. Identici i motivi: «L'attività - scrivevano i curatori nella relazione sullo stato passivo - era stata prestata in grave violazione dei doveri che la legge ascrive alla carica, senza la dovuta diligenza, omettendo l'obbligatoria vigilanza sui fatti di gestione nonché l'adozione di tutti gli strumenti messi a disposizione dall'ordinamento giuridico per elidere o quantomeno contenere gli effetti della situazione di dissesto in atto».
Sviluppi in vista?
Giudizi pesanti. Che potrebbero portare a sviluppi, anche se al momento risultano iscritti nel registro degli indagati per concorso in bancarotta fraudolenta solo i nomi della prima ora: Ghirardi, Leonardi, l'ex direttore amministrativo Marco Preti e l'ex direttore operativo Corrado Di Taranto. E' chiaro, però, che la relazione depositata da Anedda e Guiotto nei giorni scorsi potrebbe accelerare anche eventuali mosse sia sul piano civile che penale. Allo stesso tempo, però, è molto probabile che la curatela promuova a breve un'azione di responsabilità civile nei confronti degli ex amministratori del Parma Fc e di tutti quelli ritenuti responsabili del dissesto, chiedendo milioni di risarcimento. Causa, però, che potrebbe andare avanti per anni, come sta accadendo per le partecipate comunali Spip e Stt.
Inchiesta e interrogatori
I curatori hanno fatto le loro mosse, e l'inchiesta penale, coordinata dai pm Dal Monte, Amara e Ausiello, sta andando avanti. Il Nucleo di polizia tributaria della Finanza ha consegnato un'informativa. E anche i primi interrogatori sono già andati in scena: davanti ai pm e agli investigatori sono infatti comparsi nelle scorse settimane sia Preti che Di Taranto, mentre diversi altri sono stati sentiti come persone informate sui fatti. Nelle mani degli inquirenti ci sono migliaia di documenti da spulciare, ma le prime grosse anomalie sarebbero già emerse: dai falsi in bilancio alla cessione del marchio. Nel giugno 2013, infatti, il Parma aveva ceduto il marchio alla società correlata Parma Fc Brand srl per 31 milioni, con una plusvalenza di 22,7 milioni, visto che l'iscrizione a bilancio era per circa 8 milioni. Alla stessa società era stato ceduto per 8 milioni anche il contratto con la concessionaria di pubblicità. Insomma, c'era stato un impatto positivo di 31 milioni sul bilancio. Ma forse era solo sulla carta.
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