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Donadoni: «Quante bastonate!»

Donadoni: «Quante bastonate!»

25 Giugno 2015, 08:47

Sandro Piovani

Il fallimento del Parma ha scalfito, lentamente ma inesorabilmente, anche un «osso» duro come Roberto Donadoni. Che, con i suoi colleghi dello staff, i giocatori, i dipendenti e i tifosi del Parma, ha passato una stagione difficile da dimenticare. Un lungo calvario che si è concluso la messa in liquidazione del club crociato. L'inizio della fine c'era stato un anno prima, con la mancata assegnazione della Licenza Uefa al Parma dopo aver conquistato sul campo l'Europa League. Poi, in ordine sparso: le dimissioni di Ghirardi; un mercato disastroso; il ritorno di Ghirardi; la cessione del club alla Dastraso di Doca e Taci; l'arrivo di Manenti e l'addio di Leonardi; il fallimento; l'esercizio provvisorio; due gare non giocate; la messa in liquidazione del club. «Non poteva esserci conclusione più “degna” di un'annata di questo tipo. Chiaro che anch'io ho sperato sino in fondo che si potesse salvare il titolo sportivo. Abbiamo preso tante bastonate nei denti, tante cantonate che alla fine mi son detto che non poteva che finire così».

E dire che tre anni e mezzo fa...
«Quando sono arrivato a Parma ho creduto di aver trovato un ambiente e una società che potesse effettivamente permettere di poter lavorare in un certo modo, come tutti dicevano. Decimo posto il primo anno, poi l'ottavo e poi il sesto che valeva sul campo l'Europa League erano la conferma della voglia e del desiderio di portare avanti questo tipo di progetto. Oltretutto in una città dove la gente di fa vivere bene il tuo lavoro; dove ti è permesso di vivere in una dimensione piacevole. Perché la gente ha capito che bisogna dare la possibilità a staff e giocatori di lavorare in un certo modo. E questo ha permesso di arrivare a certi risultati. Ecco perché bisogna dire assolutamente grazie alla gente di Parma. Poi è nata anche mia figlia: tante cose belle e positive. Invece chiudere in questo modo è stato un disastro. Di proporzioni inimmaginabili. Il tradimento che nessuno si aspettava e sentirsi così è motivo di grande delusione. Alla giustizia non si può non credere: ora aspettiamo che sia fatta chiarezza su questa vicenda. Intanto è arrivato anche il caso Catania, con le partite sistemate almeno secondo quanto si è letto. Ma che schifo è? Con le solite frasi: “saremo duri”, “saremo inflessibili”. E poi ci sono sempre le stesse persone, negli stessi ambienti, che fanno le solite cose. Come si fa a portare avanti la nostra professione con entusiasmo e voglia?».

Anche la questione Parma si sperava che aiutasse a cambiare certe regole. Invece...
«Vero. Se veramente oltre alle belle parole e alle frasi di circostanza, vediamo se si riesce a dare un minimo di senso. Se Donadoni fa una cosa così grave, è giusto che Donadoni vada estromesso. Che cambi professione, che lavori in altri ambiti. Così deve essere. Qui ogni volta si ritrovano le stesse cose, le stesse facce. Poi quando uno accusa diventa antipatico. Entra in un meccanismo che ti maciulla. Quando un allenatore fa male, che succede? I presidenti lo cambiano. Nei loro confronti non accade mai una cosa del genere».

A Ghirardi e Leonardi che direbbe?
«Mi capiterà... Dirò loro quello che credo sia giusto dire, a quattr'occhi. Ora non mi va di fare discorsi... Chiaro che sono i responsabili di quanto è accaduto. Se il Parma è sparito, una grande responsabilità l'hanno avuto quelle persone che lo hanno gestito. Sicuro. Così come chi non ha controllato».

Ai suoi giocatori che messaggio manda?
«Posso dire loro solo una cosa: continuare con lo stesso spirito di quest'anno e cercare quanto prima una possibilità di rimettersi in discussione. Loro hanno dimostrato di essere calciatori e uomini: è un vantaggio che possono avere. Mi auguro che nessuno possa approfittarsene. Anzi meritano una mano dal movimento calcistico».

Il futuro di Donadoni?
«Spero di tornare ad allenare quanto prima, ma con un progetto che meriti dal punto di vista professionale. Ho una responsabilità nei confronti dei miei collaboratori, uno staff di primo livello. Con loro vorrei tornare in campo: è quello che ci compete, che sappiamo fare».

A Parma ha trovato Niccolò Prandelli e Luca Bucci.
«Sì. Si sono integrati bene e li reputo parte integrante del mio staff. Ho conosciuto altri professionisti, come Manari, Testa e Cizia. Tutti di assoluto valore. Tutti insieme hanno permesso al Parma di arrivare in alto».

Facciamo un gioco. Siamo nel 2025, sua figlia le chiede di tornare dove è nata. Cosa le dirà visitando Parma?
«Le dirò che papà qui ha vissuto tre anni di qualità, parlando della vita. E quindi non le dirò che ho un ricordo magnifico. Della gente. Ma non perché mi dicevano “bravo” o mi facevano i complimenti. Perché capivo che queste parole erano la rappresentazione dello spirito di persone sincere. Questo non lo dimenticherò e nessuno potrà portarmelo via».

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