Chiara Cacciani
A7. Se quella per l'inceneritore di Ugozzolo fosse stata una sfida a battaglia navale, A7 sarebbe stata la mossa in grado di colpire e probabilmente affondare la sua accensione il 28 agosto 2013. Una mossa che però la giunta Pizzarotti ha scelto – sul piano politico - di non chiamare, rinunciando a quell'unico appiglio disponibile per mettere i bastoni tra le ruote a Iren.
Quell'obbligatorio schema A7
La battaglia mancata si sarebbe potuta lanciare già a fine del 2012. A7 è, nei documenti ufficiali, la sigla che identifica lo schema fognario-depurativo che prima Enìa e poi Iren avrebbero dovuto obbligatoriamente realizzare entro il 31 dicembre 2012 e comunque terminare prima dell'avvio dell'inceneritore. Di fatto, il progetto prevedeva (e prevede ancora) un unico sistema depurativo nell'ambito Parma Nord Est. Andando ancor più nel dettaglio, i lavori avrebbero dovuto comprendere un nuovo depuratore sovracomunale a Malcantone al servizio di Parma, Torrile e Chiozzola e successivamente di Sorbolo e Colorno; il collettamento del quartiere artigianale Spip al nuovo depuratore, in modo da rendere congrua l’espansione di Parma a Sud Est con l’impianto esistente (Parma Est); e infine la bonifica ed il risanamento del Naviglio Navigabile. Ma a distanza di quasi nove mesi dall'accensione del termovalorizzatore, quest'opera non ha ancora visto il primo scavo.
Obblighi e differimenti
Nel 2008, quando era stata concessa l'autorizzazione alla realizzazione del Paip, la Provincia aveva inserito lo schema A7 tra le prescrizioni – era la numero del 18 della Delibera di Giunta 938/2008 – a cui l'allora Enìa avrebbe dovuto ottemperare. E quel preciso obbligo era stato confermato nell'articolo 6 dell'accordo dell'ottobre 2008 tra Provincia, Ato2, Enìa. Comuni di Colorno, Parma, Torrile e Unione Sorbolo Mezzani per le misure di mitigazione e compensazione delle pressioni derivanti dalla nascita e dal funzionamento dell'impianto.
A fine 2012 è stata Iren, consapevole del suo obbligo contrattuale ed intenzionata ad arrivare velocemente al debutto del termovalorizzatore, a chiedere alla Provincia di differire al 31 dicembre 2016 la realizzazione del depuratore sovracomunale di Malcantone. E' partita una procedura cosiddetta di screening, e sono stati acquisiti i pareri dei Comuni coinvolti. Tra essi quelli del Comune di Parma, che rilevava tra dicembre 2012 e febbrario 2013 come, essendo «stata accolta la richiesta di realizzazione degli interventi sul Cavo Quarta e sul Cavo Acqualena, la soluzione proposta risponda all'attuale domanda di depurazione della città». Non arrivarono indicazioni diverse dai tavoli convocati lungo il 2013 e l'inzio del 2014 dalla Provincia ed a cui sedevano l'assessore all'Ambiente Gabriele Folli e i rappresentanti degli altri Comuni coinvolti. Nessuno pretese il rispetto dell'unica prescrizione rimasta su carta: fatte le centraline di monitoraggio, fatti i monitor pubblici con i dati delle emissioni, fatte le stazioni di misura quali-quantitativa, lo schema A7 era il solo a mancare all'appello contrattuale.
Dal punto di vista tecnico, come si legge nelle relazioni degli incontri e in una lettera firmata anche dal sindaco Federico Pizzarotti il 1° dicembre 2014, si parlò di una scelta fatta – tra l'altro - perchè l'operazione non sarebbe stata «attualmente economicamente sostenibile, ricadendo i costi in tariffa rifiuti, nè facilmente praticabile» e perchè non si era verificata la prevista espansione della zona Spip. I sindaci si rendevano disponibili a produrre un elenco di interventi sostitutivi, senza escludere di poter dar corso allo schema A7 «a seguito di autonomo finanziamento con altre risorse».
E la battaglia politica?
Risultato: acquisiti tutti i pareri favorevoli al differimento del nuovo depuratore e considerando la questione di natura contrattuale e non ambientale, la Provincia ha dato il via libera a posticipare i lavori, pur mantendendo lo schema A7 tra le opere che Iren dovrà realizzare per il territorio.
E se l'aspetto tecnico (il 2016, tra l'altro, è alle porte) di cui parlano i documenti a nostra disposizione è sicuramente d'impatto, da cronisti è però il risvolto politico quello che induce a porre degli interrogativi a cui qualcuno potrà dare risposta.
Se non è strano, in un discorso di linearità delle scelte, l'assenso delle Amministrazioni Pd di Sorbolo, Mezzani, Colorno e Torrile a rivedere le prescrizioni obbligatorie per Iren, cosa avrebbe prodotto la mossa A7 se la Giunta 5 Stelle l'avesse fatta prima dell'accensione dell'inceneritore?
Di certo pretendere il rispetto del contratto del 2008 sarebbe stato mettere un bel bastone tra le ruote del Paip. E' lecito ipotizzare che l'Amministrazione Pizzarotti avrebbe potuto chiedere al giudice di ordinare ad Iren di non attivare l'impianto fino alla realizzazione dello schema A7? E anche ipotizzare che, in quel caso, la Provincia sarebbe stata quasi obbligata ad aspettare la decisione del tribunale prima di dare il suo nulla osta. Oppure di sancire l'idoneità del Paip sotto il profilo ambientale, lasciando ai Comuni e ad Iren la patata bollente del contratto.
Invece è andata diversamente. La mossa A7 è rimasta lì, non giocata, e – superati i proclami elettorali anti-inceneritore - il 28 agosto 2013, a poche ore dalla bruciatura dei primi rifiuti nel forno di Ugozzolo, il sindaco Federico Pizzarotti scriveva alla città: «Abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere fare». E' proprio così?
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