Paolo Emilio Pacciani
C'era chi non ci credeva, chi insinuava secondi fini e c'era persino chi su internet diffondeva false smentite. Ma quando Guido Barilla ha preso il microfono in apertura di conferenza stampa ed ha spiegato con quanto entusiasmo si lancia in questa avventura, anche i più scettici si sono dovuti ricredere.
L'imprenditore più conosciuto di Parma, al cui fianco si sono schierati altri industriali di primissimo piano come Paolo Pizzarotti, ha raccolto l'appello di Marco Ferrari ed è diventato la bandiera della rinascita del calcio parmigiano. Una bandiera dietro alla quale si sono schierati personaggi di prestigio e con capitali importanti che danno garanzia di solidità economica a questa nuova avventura. Un'avventura che vole coinvolgere anche un'ampia platea di tifosi tramite l'azionariato diffuso e che parte da un modo nuovo di vedere il calcio.
Un esempio su tutti sul modus operandi di Parma Calcio 1913: «Nel mondo della serie D italiana è diffusissimo il nero - ha detto Marco Ferrari -. C'è un limite agli ingaggi dei giocatori, ma poi i presidenti lo superano in altri modi. Questo noi non lo faremo mai! Magari a qualcuno daremo in uso l'automobile, oppure l'affitto dell'appartamento, ma non daremo un euro in più del limite fissato dai regolamenti. E poi giocare a Parma vale molto di più di quei 33 mila euro».
Non è un caso, quindi, che la società costituita per avere la maggioranza si chiami Nuovo Inizio. A questo rinnovamento, oltre a Ferrari, Guido Barilla e Paolo Pizzarotti, credono fortemente Giampaolo Dallara, Mauro Del Rio, Angelo Gandolfi e Giacomo Malmesi e tutti i soci di Parma Partecipazioni Calcistiche presieduta da Corrado Cavazzini.
A far “funzionare la macchina” ci penserà un consiglio di amministrazione snello: sette persone più un osservatore espressione del tifo organizzato. A presiederlo Nevio Scala, non una figura di rappresentanza ma un vero e proprio presidente operativo con potere di firma. Al suo fianco Marco Ferrari, vero deus ex machina di tutta l'operazione, in veste di vice presidente. poi Mauro Del Rio, Paolo Pizzarotti, Paolo Piva, Giorgio Picone e il direttore generale Luca Carra, il vero volto nuovo. Si tratta di un giovane manager con grandi competenze nel mondo dello sport che arriva dalla Erreà dove si è distinto. Sarà lui a guidare l'operatività quotidiana delegando al direttore sportivo di prossima nomina quella prettamente calcistica.
La sfida del rinnovamento è stata lanciata.
L'entusiasmo di Barilla
Paolo Emilio Pacciani
Non avrei mai immaginato, qualche anno fa, di essere qui oggi a parlarvi di Parma calcio e non vi nascondo che per me è un momento particolare». E' un Guido Barilla visibilmente emozionato quello che apre la conferenza stampa di presentazione di Parma Calcio 1913.
«Sono uno sportivo da quando sono nato e se non ho mai fatto il calciatore è perché non ero capace. Sono sempre stato un tifoso da salotto ed ho sempre detto che il massimo investimento che avrei mai fatto nel calcio sarebbe stato l'abbonamento a Sky. Invece ora mi ritrovo qui, con tanti amici entusiasti per quella che è la storia di un nuovo inizio. Siamo un gruppo di persone con una grande passione per la nostra città. Molti di noi sono imprenditori che hanno grande rispetto per Parma e vogliamo che risorga e il calcio è straordinariamente importante per la sua rinascita. Quello che è successo al Parma calcio è estremamente triste e l'ho vissuto per motivi personali». Chiaro il riferimento al figlio, protagonista con la squadra dei Giovanissimi Nazionali fino alla finale scudetto.
«Vogliamo un calcio sano - continua Barilla - propositivo e strutturalmente sostenibile. Vogliamo aprire un nuovo capitolo con persone serie, competenti, a cui affidiamo tutta la gestione tecnica perché nessuno di noi ha fatto del calcio una professione».
Quanto agli obiettivi, Barilla non ci gira intorno: «Parma può ripartire da zero con la voglia di vincere e intraprendere una strada sperabilmente di grandi successi». In poche parole, nessuno è qui per vivacchiare. Poi una precisazione importante: «La mia è una partecipazione strettamente personale, che non coinvolge la mia azienda. E' un intervento in prima persona perché lo devo al Parma calcio. Molti di voi sanno che ho sempre tifato Milan e che sono venuto raramente al Tardini, ma questo non vuol dire che non darò il massimo per il Parma. Guardate Squinzi: anche lui tifa Milan ma ha fatto grande il Sassuolo».
A chi gli chiede se il fatto di essere intervenuto personalmente e non come azienda sia un limite Guido Barilla risponde: «Non capisco il nesso. Se credete che il Parma mi interessi veramente bene, altrimenti fa lo stesso, per me è uguale».
Quanto al destino del centro sportivo di Collecchio, Barilla afferma: «E' un asset di straordinaria importanza che sta seguendo un iter molto delicato come quello del Parma Fc. Osserveremo cosa faranno i curatori e faremo di tutto per salvarlo perché è un gioiello che poche squadre hanno.
Poi tocca a Marco Ferrari, vice presidente di Parma Calcio 1913, ed è un fiume in piena che riesce a contagiare con il suo entusiasmo. «Ci siamo messi insieme per creare qualcosa di diverso dal passato, perché il fallimento del Parma Fc è il fallimento non solo di una persona ma di un modello, quello del presidentissimo che vuol fare tutto da solo. Un modello che andava bene quando c'erano Agnelli, Moratti e Berlusconi ma che non funziona più. Per ripartire abbiamo adottato un altro modello guardando la Germania dove nessuno può detenere più del 50% delle azioni. Azionariato diffuso vuol dire maggiore sostenibilità, perché se qualcuno si stufa ci sono gli altri che intervengono. Visto che un progetto simile ha bisogno di tempo abbiamo deciso di creare un socio di maggioranza forte, Nuovo Inizio, che dia solidità, affiancato da una partecipazione diffusa. Abbiamo dovuto fare tutto di corsa e non siamo riusciti a comunicare, ma abbiamo già quasi 200 soggetti. Presto riapriremo le adesioni e contiamo di ampliare la base».
Come faranno ad andare d'accordo tante teste diverse? «Semplice, come fanno gli imprenditori nelle loro aziende, cioè delegando ad un consiglio composto da persone di cui si fidano e delegano a loro la governance. In questo modo aumenta anche il controllo: se si è in tanti è difficile che qualcuno perda la testa e non sia controllato. Scala sarà il nostro presidente effettivo, non onorario, con potere di firma. Aveva fatto una promessa e l'ha mantenuta. Ha detto che sarebbe tornato a Parma in serie D anche gratis ed è quello che ha fatto».
Quanto alla rivalità con Magico Parma, che ha anch'essa inoltrato domanda di affiliazione alla Figc, Ferrari risponde: «Noi abbiamo inoltrato la nostra richiesta di affiliazione rispettando i regolamenti e i giusti approcci istituzionali. Ora attendiamo con grande serenità la decisione della Figc».
A chi gli chiede sulla sorte dei dipendenti del Parma Fc, ora a spasso, risponde: «Non siamo qui per salvare il Parma Fc, che è morto. Anzi, è stato assassinato. Questo è l'inizio di una cosa nuova, ma abbiamo già incontrato la Cgil e cercheremo di privilegiare chi è rimasto senza lavoro. Ma è chiaro che l'organico di una serie D e un'altra cosa rispetto alla A».
E se dalla Lega Pro arrivasse l'offerta di un ripescaggio? «Abbiamo già fin troppe difficoltà ad iscriverci alla D... Ad oggi la normativa non lo consente, in ogni modo valuteremo i fatti e poi decideremo».
La sede sarà comunque di nuovo il Tardini: «Per ora ci vediamo al bar o a casa mia, ma spero che presto ci venga data la possibilità di trasferirci qui».
Perché una cosa è certa: la casa del Parma è e resta il Tardini.
Scala: «Faremo grandi cose»
Paolo Grossi
In attesa di conoscere i nomi del diesse, dell'allenatore e dei giocatori che dovranno tentare l'immediata scalata alla Lega Pro, per capire quante chance avrà il Parma, pardon, il Parma Calcio 1913, di coronare il suo primo obiettivo tecnico bisogna fidarsi delle parole, colme di saggezza ma anche di passione, del suo presidente, Nevio Scala. Lunghissimo l'applauso che ha preceduto il suo intervento, e il buon Nevio è parso visibilmente emozionato. Aveva lasciato Parma nell'estate del 1996, dopo sette stagioni indimenticabili con promozione, Coppe, epici duelli con la Juve. Un calcio che era partito fresco e sbarazzino e che strada facendo aveva saputo metabolizzare gli ingaggi ambiziosi della Parmalat e l'arrivo di stelle di livello mondiale, senza perdere la sua identità positivamente provinciale. Scala poteva tornarci, al Parma, nel 2008, quando Ghirardi lo avrebbe voluto in panchina nell'ultima gara della disgraziata stagione che portò alla retrocessione. Disse no, grazie. «Io l'ho portato in A, non posso essere quello che lo riporta in B».
Stavolta invece ha detto subito di sì. «Mi hanno telefonato e sono rimasto incantato da questo progetto innovativo. Mi eccita l'idea di provare a produrre un calcio nuovo, pulito, direi biologico. Tra l'altro sto volgendo alla produzione biologica anche la mia azienda agricola... Questo progetto nasce dalle idee e dalla passione di un gruppo di amici. A me non piace il termine cordata».
Scala parla anche di sé:
«Secondo qualcuno io sarei rimasto troppo a lungo lontano da questo mondo. Per me può invece essere un vantaggio, perché non sono entrato in contatto con tutto il marciume che emerge. Ho la fortuna di essere stato scelto da un gruppo di persone di elevato spessore, e quindi sono orgoglioso del compito che mi è stato affidato. Mi auguro di essere all’altezza, sto studiando (Scala tra l'altro aveva conseguito anche la licenza da direttore sportivo ndr), sto imparando il nuovo ruolo e cose che non pensavo di potere ancora imparare. Siamo appena nati. Dobbiamo ricordarci che partiamo da una categoria che non compete al Parma e quindi faremo di tutto per dare ai nostri tifosi le soddisfazioni che meritano. Ma non faremo la serie A, bisogna ricordarselo. Vogliamo vincere, ma vogliamo farlo a modo nostro. Vogliamo essere trasparenti e proporre un modello di calcio biologico, lontano dai veleni in cui è finito».
Sulle mosse future Scala non può anticipare molto.
«Siamo appena nati ma abbiamo tante idee e chiare. Nei prossimi giorni sceglieremo un diesse e un allenatore, oltre ad un responsabile del settore giovanile. Questa avranno piena autonomia perché pur essendo io responsabile della parte tecnica, non mi andrò a immischiare nelle loro decisioni, anche se le scelte principali andranno condivise da tutti, dirigenza compresa. Nomi ovviamente non posso farne, ma state tranquilli, non siamo in ritardo. C'è gente che si sta offrendo da ogni parte d'Italia. C'è molto interessa a venire a giocare in questo nuovo Parma e noi vogliamo scegliere bene».
In realtà Scala si è già messo al lavoro.
«Come saprete in serie D devono giocare quattro giovani in ogni partita. Noi nel settore giovanile avevamo tanti talenti promettenti che, purtroppo, con il fallimento si sono svincolati. Diversi si sono già accasati, chi alla Roma, chi al Cesena, chi altrove. E' difficile trattenerli. Ma l'altra sera sono intervenuto alla festa di fine stagione dei Giovanissimi Nazionali e ho invitato i genitori ad aspettarci, ho promesso loro che faremo le cose per bene, e sono convinto che qualcuno ci darà credito. Noi tra l'altro vogliamo concentrarci in particolare sul settore giovanile, se ci sarà un aspetto in cui potremmo decidere di investire qualche euro in più è proprio sul vivaio. Perché se un ragazzo è bravo io lo vorrei fare giocare subito, non quando sarà vecchio. Il nostro è un progetto a lungo termine e sono convinto che faremo grandi cose».
Marco Ferrari ha poi presentato Luca Carra, 44 anni, già direttore marketing dell'Erreà, come nuovo direttore generale di Parma Calcio 1913.
«Per me è una grande emozione - ha dichiarato il nuovo dirigente - rivestire questo ruolo su incarico di imprenditori così prestigiosi. Figuratevi che io fin da bambino frequentavo la curva al Tardini e poi anche per lavoro da anni sono a fianco del Parma. Ci siamo appena messi al lavoro ma abbiamo già diverse idee. Ovviamente il primo step è iscrivere la squadra al campionato, ed è una corsa contro il tempo. Ad esempio molto presto lanceremo la campagna abbonamenti, e lo faremo con i prezzi più bassi di sempre e con modalità particolari, perché noi vogliamo davvero far tornare la gente attorno alla squadra. Abbiamo già anche progettato il nuovo logo, molto sobrio in linea con la tradizione, e la nuova maglia. Vorremmo però anche andare a parlare con i curatori per poter ottenere il logo del «vecchio Parma». Si vedrà. Su questi temi poi siamo aperti ai pareri dei tifosi. In cantiere c'è il negozio con il materiale sportivo del club e avrei altre iniziative che speriamo incontreranno il gradimento dei nostri tifosi. Andremo per gradi, siamo appena nati, ma cresceremo».
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