Patrizia Celi
Saranno perizie, controperizie e avvocati a dipanare - visto che per ora ufficialmente non è stata aperta alcuna indagine penale - la vicenda del piccolo Bryan, nato la notte di Natale all'ospedale Maggiore di Parma senza gambe. Una malformazione mai evidenziata dalle ecografie durante la gravidanza, e che ha gettato nello sconforto i genitori parmigiani del piccolo. La gravidanza della donna è stata seguita da un ginecologo in regime privatistico nel suo ambulatorio (il medico è anche in convenzione con l'Ausl, ma solo per la medicina di generale), e anche, per alcuni accertamenti, da ospedale Maggiore e Ausl.
I genitori di Bryan però - se lo vorranno - non saranno lasciati soli nell’affrontare le inevitabili difficoltà. Potranno avvalersi della rete sanitaria e sociale che nel territorio parmense propone ai bambini con disabilità (e alle loro famiglie) sostegno, opportunità, affiancamento e progetti concreti, come la riabilitazione intensiva e il supporto psicologico.
Un cammino che inizia nella Neonatologia dell’Ospedale Maggiore, dov’è prevista una dimissione accompagnata, gestita in maniera integrata dall’Azienda ospedaliera e dall’Ausl.
«Gli specialisti ospedalieri coinvolti, fisiatri o neuropsicologi, contattano le strutture di riferimento sul territorio e il pediatra di famiglia, per informarlo delle patologie e necessità del bambino» spiega la direttrice della Neonatologia Cinzia Magnani. È nella sua struttura che, per la grande esperienza nel trattamento di malattie rare, si fa conoscere alla famiglia anche l’esistenza di associazioni di volontariato fondate da genitori con bambini che hanno la stessa patologia.
Innanzitutto, anche se al centro del progetto di affiancamento c’è la famiglia intera, per la mamma, come per il suo bambino, c’è un’attenzione particolare al rientro a domicilio, con le tradizionali visite dell’ostetrica e il sostegno all’allattamento.
«Su indicazione del pediatra di famiglia viene quindi attivato un percorso individualizzato di presa in carico del neonato che comprende l’ambito sanitario, con cure adeguate alla patologia, e l’ambito socio-assistenziale, rivolto all’intera famiglia – spiega Icilio Dodi, responsabile della Pediatria di comunità del distretto di Parma dell’Ausl – Professionisti di diverse specialità partecipano allo sviluppo di questi progetti in maniera precoce ed appropriata, ma sempre rispettosa delle risorse del bambino e della sua famiglia».
Come supporto alle nuove esigenze del nucleo familiare viene proposto anche un sostegno psicologico e la disponibilità degli infermieri domiciliari. Col tempo poi saranno sviluppati anche progetti speciali, come quello dell’inserimento scolastico, disponibile fin dall’asilo.
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