Alla fine di una giornata convulsa, anche il premier interviene sul «caso Regio». Lo fa da «Porta a Porta»: «Oggi ha preso un avviso di garanzia il sindaco di Parma. Non parlo di Pizzarotti o Nogarin per strumentalizzare, ma per dire che un avviso di garanzia non è una sentenza di condanna», dice il premier.
La notizia dell'inchiesta che vede indagati il sindaco Federico Pizzarotti e l'assessore alla Cultura Laura Ferraris per la nomina del direttore generale del Regio, Anna Maria Meo, e della consulente Barbara Minghetti - uno scoop della Gazzetta di Parma ripreso da tutti i media nazionali - ha fatto da miccia ieri al dibattito politico. Un boccone troppo ghiotto, per gli oppositori dei Cinque Stelle, dopo le vicende che hanno toccato altri due sindaci M5S: Filippo Nogarin a Livorno, indagato per concorso in bancarotta fraudolenta nell’inchiesta sull'azienda di rifiuti Aamps, e Rosa Capuozzo a Quarto Flegreo, implicata in una inchiesta sulle infiltrazioni della camorra nel comune.
Piovono comunicati stampa dai politici locali, oppositori del grillini ma anche Cinque Stelle (nelle pagine successive), ma si mobilitano anche i «big». Filo rosso di tutti i commenti: anche i giustizialisti se la devono vedere con i magistrati. «Indagato anche il sindaco di Parma, Pizzarotti. La stragrande maggioranza delle amministrazioni a Cinque Stelle oggi è nei guai. Colpa dei magistrati o conclamata incapacità di governare?», scrive di buona mattina su Facebook il presidente di Fratelli D'Italia, e candidato sindaco di Roma, Giorgia Meloni.
«Toh! ecco le stelle cadenti: Pizzarotti, Livorno con Quarto e Parma», twitta Valentina Castaldini, portavoce nazionale del nuovo centrodestra. «Per fortuna i grillini hanno pochi sindaci, perchè stanno realizzando una percentuale di indagati che tende al 100 per 100», scrive il senatore di Fi Maurizio Gasparri. «I 5 stelle sono come tutti gli altri. Attaccano i corrotti e gli indagati del Pd ma loro sono della stessa pasta o anche peggio. Ormai fanno a gara a chi ha più fascicoli aperti nel registro degli indagati», rincara Gian Marco Centinaio, capogruppo della Lega Nord al Senato. E mentre i Cinque Stelle fanno quadrato attorno al sindaco, Stefano Parisi, candidato a sindaco di Milano per il centrodestra, si dice d'accordo con Renzi: «L'avviso di garanzia non è una sentenza. L'abuso di ufficio può essere anche perchè un sindaco coraggioso fa qualcosa di buono per la sua città e il sistema di controllo della pubblica amministrazione è obsoleto».
r.c.
Il circo mediatico
Piazza Garibaldi invasa da cameraman, fotografi e giornalisti provenienti da ogni dove. A richiamare l’attenzione di tv e testate nazionali è stata la notizia dell’inchiesta sulle nomine al Teatro Regio. I giornalisti, fin dalla mattina si sono piazzati sotto i portici del Grano, davanti all’ingresso del Municipio, nella speranza di ottenere una dichiarazione dal primo cittadino e dalle altre persone coinvolte nell’inchiesta.
Tanti anche i parmigiani che, assieme ai giornalisti, si sono assiepati a più riprese in piazza e sotto i portici per assistere alle interviste degli esponenti politici di maggioranza e minoranza, o anche soltanto per capire cosa stesse accadendo. Verso l’una hanno rilasciato una serie di interviste alla tv nazionali Marco Bosi, capogruppo in consiglio comunale del Movimento Cinque Stelle, e Gianpaolo Serpagli, segretario provinciale del Partito Democratico. Poca tensione e molto fair play da entrambe le parti. In piazza anche il segretario cittadino del Pd, Lorenzo Lavagetto, il consigliere comunale dei democratici Franco Torreggiani e il capogruppo dell’Udc, Giuseppe Pellacini.
Tra i passanti, molti si sono limitati ad alzare lo sguardo verso le telecamere, altri invece si sono lasciati sfuggire qualche commento non proprio benevolo nei confronti dell’Amministrazione comunale e dei giornalisti. Immancabili infine i curiosi che, telefonino alla mano, hanno voluto immortalare con una foto ricordo il continuo via vai di telecamere e taccuini davanti al Municipio.
L.M.
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