×
×
☰ MENU

Il crac un anno fa

19 Marzo 2016, 07:55

Paolo Grossi

La mattina del 19 marzo di un anno fa il destino del Parma era già segnato: Giampietro Manenti, dopo aver disseminato ovunque promesse deliranti era stato ammanettato perché si ipotizzava che dietro la sua scalata al Parma (effettuata investendo un euro) ci fosse un progetto di riciclaggio di denaro di illecita provenienza. Quel giorno in tribunale era prevista l'udienza per decidere le sorti di una società appesantita da debiti astronomici. Qualcuno però temeva che Manenti dal carcere potesse tentare di guadagnare tempo chiedendo un rinvio per legittimo impedimento. L'ultimo presidente invece fece sapere da dietro le sbarre che che rinunciava a comparire.

Funerale
L'udienza durò così appena dieci minuti, e nel primo pomeriggio arrivò la sentenza, pesante come un macigno, tanto orrenda quanto prevista: fallimento. Fuori dal Tribunale si erano radunati non solo tifosi dallo sguardo smarrito, ma anche dipendenti, collaboratori, fornitori. L'atmosfera era un po' quella di un funerale, il funerale del Parma Fc, nato dalle ceneri del Parma Ac nel 2005 e spentosi a soli dieci anni di vita. Le cifre che hanno portato al dissesto stordiscono: al 17 febbraio 2015 i debiti complessivi del Parma erano stati definiti dalla Guardia di Finanza in 218.446.754,61 euro, con un patrimonio netto negativo di 46.696.901 euro. I debiti erano di 10.466.341,26 verso le banche, 19.914.169,63 verso altri finanziatori, 35.909.912,70 verso i fornitori, 57.284.801,31 verso le controllanti, 25.055.842,25 sono debiti tributari, 1.940.455,06 verso gli istituti di previdenza e sicurezza sociale. Poi i debiti sportivi: 74.360.912 euro di cui 63.039.920 nei confronti dei calciatori tesserati. Contemporaneamente vengono nominati curatori fallimentari Angelo Anedda e Alberto Guiotto. Quel giorno, a Collecchio, i crociati giocano e vincono 6-0 in amichevole contro il Fidenza, che militava faticosamente in serie D: un vero e proprio presagio...

Si respira
La squadra pare respirare un po' perché un contributo di 5 milioni elargito dalla Lega consente, a denti stretti, da far fronte alle spese vive e pagare gli stipendi a venire dei dipendenti. In cambio i giocatori rinunciano a ulteriori «serrate» garantendo la regolarità del finale di campionato senza provocare i terremoti economici che avrebbero sollevato le televisioni e gli sponsor. Termina il campionato, si susseguono senza esito alcuno le aste e alla fine, ma è già il 22 giugno, si pone la pietra tombale quando Giovanni Corrado e Mike Piazza, che avevano alacremente lavorato nel tentativo di rilevare la società e salvarla in serie B, danno forfait. C'erano stati seri tentativi di ridiscutere i debiti sportivi con i giocatori, molti dei quali vantavano contratti pluriennali. Ma le sforbiciate a cui molti tesserati si erano sottoposti all'insegna del «meglio un uovo oggi», non bastano, ed è la fine.

Nuovo inizio
Ogni fine però porta con sé un nuovo inizio. Catalizzati da un tifoso appassionato come Marco Ferrari (che l'amore per il Parma aveva già spinto all'azione nell'era Ghirardi fino a entrare nel cda), altri sei imprenditori accettano la sfida: Paolo Pizzarotti, Guido Barilla, Gian Paolo Dallara, Angelo Gandolfi, Mauro Del Rio e Giacomo Malmesi. Dietro di loro, in una struttura innovativa, c'è una holding popolare, Parma Partecipazioni Calcistiche, che raduna centinaia di soci «minori» per l'entità della quota versata ma non per la passione profusa. Il resto è la cronaca di una cavalcata sportiva, avviata affidandosi a Nevio Scala, Gigi Apolloni, Lorenzo Minotti, Andrea Galassi. E a capitan Lucarelli. Si parte con 5-6 tesserati e una ventina di ragazzi in prova, nel solleone sui campi spelacchiati del centro sportivo di Collecchio, dove tre mesi di abbandono hanno quasi desertificato i campi. Ma c'è la passione, la voglia di ricostruire e nei giocatori scelti l'orgoglio di indossare una maglia stilisticamente ritoccata dopo un referendum tra i tifosi. Uno dei primi passi è quello, simbolico ma non troppo visto il cospicuo esborso, di ricomprarsi i trofei vinti dal Parma di Tanzi, per farne il nucleo del nascituro Museo del Parma. L'idea è insomma quella di partire dal passato più bello per costruire un futuro ancora migliore. Un concetto che sta ispirando, con alcuni interpreti in comune, tentativi di rilancio anche fuori del calcio.

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI