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La «cura D'Aversa» funziona

La «cura D'Aversa» funziona

28 Dicembre 2016, 13:38

Paolo Emilio Pacciani

Nel giorno del suo arrivo a Parma, a Roberto D'Aversa si chiedevano sostanzialmente due cose: restituire convinzione e autostima alla squadra e cercare di limitare i danni, in termini di distacco dalla capolista. Alla luce dei fatti il tecnico pescarese è andato molto oltre gli obiettivi posti e, ad una sola partita dalla lunga sosta di gennaio, sembra essere stato capace di rivoluzionare la squadra ed il suo gioco.

Difesa a quattro

D'Aversa sin dall'inizio ha puntato sulla difesa a quattro, quella classica con due centrali e due terzini esterni. Un modulo che anche Apolloni aveva per un breve periodo sperimentato, salvo tornare in fretta e furia a quella a tre centrali a causa dei pessimi risultati raccolti. D'Aversa non ha avuto paura a proporre il 4-3-3 nonostante non abbia mai avuto a sua disposizione tutti i difensori. Di fatto, oltre a Coly e Garufo, mai disponibili, di volta in volta ha dovuto fare a meno di Lucarelli (squalificato per i match con Sudtirol e Teramo), Canini (squalificato per il derby) e con Benassi a mezzo servizio.

Così a Bolzano ha proposto come coppia centrale Canini e Saporetti, contro il Teramo addirittura Canini con Giorgino e nel derby di Reggio Lucarelli e Saporetti.

Difesa a tre

Proprio a causa delle defezioni, ma anche in base all'evoluzione della partita, D'Aversa non ha però esitato a tornare alla difesa a tre centrali se serviva. Lo ha fatto, inizialmente, nel corso del derby di Reggio. Al Mapei, di fatto, il Parma ha quasi sempre difeso con tre centrali, visto che Benassi si accentrava e Mazzocchi faceva l'esterno così come Nunzella sulla fascia opposta. Il 4-3-3 è diventato presto un 3-5-2 con Baraye e Calaiò attaccanti e Scavone, Giorgino e Corapi centrocampisti. Difesa a tre centrali anche nella sfida con il Modena, quando il ritorno di Canini ha fatto schierare una linea Canini-Lucarelli-Saporetti dietro a un centrocampo a quattro Mazzocchi-Corapi-Giorgino-Nunzella e un attacco a tre Nocciolini-Calaiò-Baraye. L'infortunio a Nocciolini, con l'inserimento di Scavone, ha poi cambiato nuovamente le carte in tavola.

Tutto questo per dire che il nuovo tecnico non ha paura di cambiare ed ha nel suo bagaglio più sistemi di gioco in grado di far girare la squadra in base agli uomini a sua disposizione. Del resto il tempo degli allenatori “integralisti”, quelli per i quali esisteva uno schema soltanto, sono tramontati.

Baraye punto fermo

Un altro cambiamento importante apportato da D'Aversa è aver puntato forte su Baraye. Apolloni lo impiegava poco e soprattutto lontano dalla porta, “vedendolo” centrocampista. D'Aversa invece lo ha sempre schierato titolare e, soprattutto, come attaccante. La risposta è stata molto positiva perché si è dimostrato complementare a Calaiò con il quale sta imparando a dialogare al meglio. E proprio Calaiò è diventato il vero trascinatore della squadra, cosa che stava cominciando a fare anche con Apolloni. L'incompatibilità fra lui ed Evacuo era sotto gli occhi di tutti e anche D'Aversa ne ha preso atto. I due, sotto la sua gestione, non sono mai stati in campo contemporaneamente.

L'esplosione di Giorgino

Chi, come Baraye, sembra essere rinato dalla «cura D'Aversa» è Davide Giorgino. Il ragazzo, fondamentale l'anno scorso, quest'anno sembrava essersi perso, ma con il nuovo allenatore sta rifiorendo. Anche lui è sempre partito titolare e contro il Teramo ha dovuto fare il difensore centrale per l'assenza di troppi compagni, ma se l'è cavata anche lì. Poi, nelle ultime due partite, si è scoperto anche cannoniere: in un anno e mezzo a Parma non aveva mai segnato un gol, tanto che era diventato l'oggetto di scherno dei compagni, ma contro Reggiana e Modena ha realizzato due reti importantissime.

Quale squadra a Lumezzane?

Venerdì vedremo la quinta formazione di D'Aversa. Non ci sarà Nocciolini, infortunato, e scopriremo se tornerà alla difesa a quattro centrali o se riproporrà quella a tre vista contro il Modena.

© Riproduzione riservata

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