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La grande bellezza antidoto alla paura

La grande bellezza antidoto alla paura

29 Marzo 2019, 08:11

E' stato un mese di luglio tremendo. Attentati, morte, paura. Ho anch'io un figlio in giro per l'Europa e ben capisco le apprensioni, i timori di molti genitori. Che non sono poi solo i timori per quello che può succedere in questa strana guerra: più in generale, ci chiediamo quale mondo abbiamo preparato a chi verrà dopo di noi.

Eppure credo che dobbiamo anche chiederci se la realtà è solo (sottolineo il solo) quella che i media stanno raccontando. Personalmente penso di no, e ho trovato conferma in due spunti formidabili sulla prima pagina della Gazzetta di ieri.

Il primo è l'editoriale di Vittorio Testa, intitolato «Quanti orrori in diretta, meglio staccare la spina». Testa fa l'elenco delle brutture in cui si imbatte chiunque sfogli un quotidiano o accenda la tv, e ha ragione quando dice - con una battuta feroce e geniale - che se sentiamo del suicidio di un assassino pensiamo «finalmente una buona notizia». Così è purtroppo il mondo. O meglio, così è il mondo che viene raccontato, come fa capire Testa.

Ma così è anche il mondo reale? Credo che il seguito ideale all'editoriale di Testa sia stato ieri, sulla nostra prima pagina, il corsivo di Egidio Bandini, il quale racconta quel che prova la mattina presto passeggiando in riva al Po: «... e sentir cantare gli usignoli e le gazze, veder nuotare accanto ai ghiaioni una famiglia di cigni, veder passare al volo gabbiani e garzette e, così, guardare il cielo che, come quasi sempre succede alla Bassa, di mattino è nuvoloso per aprirsi poi non appena il sole si faccia alto». Egidio Bandini sul Po ci è nato, e quello spettacolo lo vede tutti i giorni. Però ha conservato la capacità di stupirsi, di riconoscere il miracolo in cui siamo immersi, di non darlo per scontato.

Credo che la grande alternativa che ci pone questo tempo difficile sia proprio questa: anestetizzare il cuore, oppure riconoscere l'esistenza - vorrei dire l'evidenza - di una positività. Mi ha colpito moltissimo anche un altro editoriale, scritto da Giorgio Vittadini su ilsussidiario.net e intitolato «L'orrore di Nizza e l'imprevisto della bellezza». Vittadini ricorda il personaggio pirandelliano di Ciàula, un ragazzo che viveva portando su e giù lo zolfo da sottoterra: «Era considerato da tutti una bestia senza coscienza, senza passato, presente e futuro». Ma «una notte, volgendo lo sguardo in alto, si stupisce della luna, si accorge che quella bellezza è per lui». Scrive Pirandello: «E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza vederlo, dal gran conforto, dalla grande bellezza che sentiva, nell'averla scoperta (...) non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore».

Di fronte all'orrore che ci invade ogni giorno possiamo restare sopraffatti, come paralizzati, incapaci di reagire, magari drogati di distrazioni, facendo finta che non sia successo nulla per il solo fatto che non è (ancora) successo a noi. Oppure possiamo fare come Ciàula, riconoscere che c'è una bellezza che è stata fatta per noi, e non avere più paura. È una bellezza che non è riconoscibile solo nelle meraviglie della natura, ma anche nei nostri simili, direi nella stragrande maggioranza dei nostri simili. Lo so che è difficile crederci in momenti come questi: ma l'osservazione della realtà - di tutta la realtà - ci consegna una speranza.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it

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