Paolo Grossi
Un altro under alla corte di Apolloni. Un altro ragazzo, in questo caso di vent'anni ancora da compiere, con tante ambizioni e una valigia piena di sogni.
«Il mio idolo è Cristiano Ronaldo!» ha esclamato ieri nella sua prima conferenza stampa a Collecchio, tutto orgoglioso, Pasquale Mazzocchi, napoletano che alla sua tenera età ha già vestito le maglie di Benevento (Allievi), Verona (Primavera), Bellaria, Pro Piacenza, Rimini e ora Parma. Non solo nel mondo del lavoro, quindi, impera il precariato giovanile. Ragazzi sempre pronti a trasferirsi, a cercare un'altra strada per tener viva la malcelata, tenace volontà di arrivare lassù, tra i grandi del calcio. Certo, magari i talenti più puri a vent'anni sono già su palcoscenici importanti, ma quante favole si sono avverate, di gente che ha sfondato in ritardo, magari dopo la gavetta nei Dilettanti? Dopo i vari Torricelli e Riganò, buon ultimo è Jamie Vardy, il centravanti del Leicester di Ranieri capolista in Premier League.
Insomma, rispettiamo questi sogni, specie se sono inseguiti con passione e impegno.
Quello di Pasquale Mazzocchi arriva da lontano, nel tempo e nei luoghi. Da ragazzino infatti, sei-sette anni fa, ha iniziato a postare su YouTube dei brevi video in cui palleggiava indefessamente con tutte le parti del corpo su un malconcio campetto di Napoli, mostrando una sensibilità eccezionale. Una vera foca. Un'autopromozione che magari è servita per agganciare gli Allievi del Benevento e da lì iniziare la scalata.
«Sono un esterno d'attacco, destro di piede, ma posso giocare anche a sinistra, così rientro per concludere» ha spiegato. «Credo molto nelle mie qualità, sono venuto qui perché non si poteva rifiutare un’offerta come quella di Parma. Sappiamo tutti che società è e che obbiettivi si è posta. E' vero, sulla carta sono sceso di una categoria (a Rimini aveva conquistato la Lega Pro l'anno scorso assieme a Cacioli e quest'anno ha fatto 7 presenze ndr) ma per me venire a Parma è stato fare un passo avanti, non indietro».
Non ci sono solo palleggi e numeri funambolici, però nel suo repertorio.
«E' vero che la palla è sempre stata la mia migliore amica, ma a questi livelli in campo credo che i punti di forza siano più che altro la corsa e la grande voglia di giocare che ho».
Ha parlato con Scala e gli altri dirigenti. «Mi hanno chiesto innanzitutto di comportarmi bene, con serietà. Forse sapevano che in passato ho fatto qualche stupidata». Tipo spintonare un arbitro e beccarsi quattro mesi di squalifica quand'era a Verona... «Ma ormai è passato, l'importante è crescere».
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