×
×
☰ MENU

Nomine al Regio, indagati il sindaco e la Ferraris

Nomine al Regio, indagati il sindaco e la Ferraris

12 Maggio 2016, 13:34

Georgia Azzali

Polemiche di fuoco, quando arrivò il doppio «battesimo»: nel gennaio 2015 Anna Maria Meo fu nominata direttore generale del Regio e Barbara Minghetti consulente per lo sviluppo e i progetti speciali. Poi, lo scorso autunno, l'apertura di un'inchiesta su quegli incarichi, coordinata dal pm Giuseppe Amara. E ora si scopre che il sindaco, presidente della Fondazione Teatro Regio, l'assessora alla Cultura Laura Ferraris, anche lei nel board, e gli altri tre membri del consiglio d'amministrazione (Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti) che decretarono le nomine sono iscritti nel registro degli indagati per abuso d'ufficio. Pizzarotti guida la Fondazione, ne è il legale rappresentante, ma presiede anche il cda, di cui fanno tuttora parte Grimaldeschi e Valenti, oltre alla Ferraris. Albenzio, invece, si è dimesso poco meno di un mese dopo le nomine, ma con una giustificazione ufficiale che nulla ha a che vedere con quegli incarichi: «Come risulta anche dal verbale - aveva commentato allora Albenzio alla Gazzetta - ho spiegato al cda di aver accettato l'incarico per dare un contributo, in virtù delle mie specifiche competenze, nella fase di cambiamento della governance e della modifica dello Statuto della Fondazione Teatro Regio. Il mio percorso è concluso».

Ma come si arriva alla scelta di Anna Maria Meo e contemporaneamente all'incarico per la Minghetti? Bisogna fare un passo indietro, ai mesi tra l'estate del 2014 e l'inizio del 2015. L'amministratore esecutivo Carlo Fontana e il direttore artistico Paolo Arcà si dimettono a luglio, ma portano avanti l'attività fino al 31 dicembre. A settembre si apre il «bando per la ricognizione esplorativa» per l'incarico di direttore generale, che si chiude il 4 ottobre: 30 le domande arrivate. La valutazione spetta a a una commissione di tre esperti: Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice di Venezia, Antonello Zangrandi, ordinario di Economia delle aziende pubbliche dell'Università di Parma, e Alberto Nodolini, per oltre trent'anni direttore artistico della Galassia di Vogue Italia.

Ancora prima che la commissione finisca di lavorare, il clima comincia ad arroventarsi: il senatore del Pd, Giorgio Pagliari, denuncia pubblicamente «interferenze» dell'assessora alla Cultura. E poco dopo sarà sempre l'esponente dem ad andare in procura per segnalare il caso. Comincia il botta e risposta politico, ma intanto la commissione seleziona una rosa di sette nomi da sottoporre al consiglio d'amministrazione: Carmelo Di Gennaro, Angela Spocci, Giuseppe Morassi, Emanuele Masi, Marco Tutino, Alessandro Borchini e Angelo Curtolo. Il 19 gennaio, però, la Fondazione Teatro Regio, seguendo le deliberazioni del cda, fa sapere ai candidati che la «ricognizione esplorativa» si è chiusa senza esito. E una settimana dopo, il cda nomina la Meo, fino a quel momento direttrice organizzativa e amministrativa del Teatro Del Carretto di Lucca, e allo stesso tempo dà l'incarico di consulente alla Minghetti, alla guida del Teatro Sociale di Como e presidente dell'Associazione lirica concertistica italiana.

Ma perché la rosa dei sette (tra cui alcuni con ottimi requisiti) viene totalmente scartata dal cda e la scelta ricade sulla Meo, che non figurava tra i candidati? E poi, come si spiega l'incarico contestuale alla Minghetti, che peraltro i rumors davano come la papabile nuova direttrice? Insomma, perché fare un bando e poi mettere in atto tutt'altra scelta, di fatto chiamando direttamente la Meo? Sono queste le domande al centro dell'inchiesta. Lo scorso dicembre Pizzarotti precisò che si trattava di «una manifestazione d'interesse» non di un bando per la selezione, ma gli inquirenti non sembrano sulla stessa lunghezza d'onda. Ci sarebbero grosse anomalie in quella procedura, tanto da ipotizzare il reato di abuso d'ufficio, previsto per chi «procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto». Dalla procura non trapelano dettagli sull'inchiesta, tuttavia certo è che l'intero cda in carica allora, a partire dal sindaco, è finito sul registro degli indagati. Ma il sindaco commenta: «Sono tranquillo perché è un atto dovuto, che rispetto pienamente. Era già emerso ci fossero indagini in corso in ragione degli esposti del senatore Pd Pagliari. Sarà utile per chiarire la vicenda, con la procura consueto atteggiamento collaborativo. Il mio impegno continua senza esitazione».

L'indagine, portata avanti dalla Finanza, è a uno stadio avanzato. E ora si passerà alla seconda fase: è probabile che vengano sentite alcune persone informate sui fatti ma anche gli stessi indagati. Che, a quel punto, dovranno presentarsi con tanto di avvocato al seguito.

Potranno tentare di spiegare qual è stato l'iter che ha portato a quelle nomine. L'avviso di conclusione dell'inchiesta dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. E da quel momento gli indagati - il cui numero potrebbe anche cambiare - avranno 20 giorni di tempo per presentare atti, memorie o decidere di farsi interrogare. Solo dopo, il pm sceglierà se chiedere il rinvio a giudizio oppure archiviare il caso.

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI