La democrazia e gli squadristi
(m. bra.)
Come ogni lettore può constatare, pubblichiamo qui un'ampia intervista al sindaco. Non condividiamo le sue opinioni in materia di liberalizzazione della droga, ma siamo ben contenti di lasciargliele illustrare sul nostro giornale. Lo riteniamo doveroso.
Di più. Fin da ieri mattina presto, sul nostro sito abbiamo pubblicato il testo del post che il sindaco ha messo sul suo profilo Facebook: un testo dove ci accusa di scorrettezza, di bigottismo, di essere retrogradi e così via. I parmigiani hanno potuto leggere quelle offese alla Gazzetta anche sul sito della Gazzetta.
Diversamente, sul profilo Facebook del sindaco ieri le nostre tesi non c'erano, mentre c'erano i soliti squadristi che sul Web sfogano, con insulti e menzogne, le proprie frustrazioni. Non me ne dolgo: come ha scritto l'altro giorno il mio amico Massimo Gramellini, con il quale ho lavorato gli ultimi sei anni alla Stampa, essere insultati da un cretino è consolatorio (a scanso di equivoci, non sto dando del cretino, né dello squadrista, al sindaco - non l'ho mai pensato - ma ai killer seriali della Rete). Si dirà che anche sul nostro sito appaiono commenti critici nei confronti del sindaco: è vero, ma non gli insulti; e poi appaiono anche le sue repliche, i suoi interventi, le sue interviste. Sul sito e sul giornale. La nostra è, molto semplicemente, un'elementare democrazia.
Pizzarotti e la cannabis: «No all'uso, sì a nuove regole»
intervista di Katia Golini
«Essere favorevoli alla legalizzazione delle droghe leggere non significa sostenerne l'uso. Non ho mai fumato nemmeno una sigaretta, quindi figuriamoci». Il sindaco Federico Pizzarotti si fa fotografare mentre sottoscrive la raccolta di firme promossa dal comitato «Legalizziamo.it», volta a sostenere la regolamentazione di produzione, consumo e commercio di cannabis. Dibattito e polemica si infiammano immediatamente. Il sindaco chiede quindi di parlare attraverso le colonne della Gazzetta perché «quando sono convinto di una cosa - dice - voglio che il mio pensiero non sia frainteso o travisato».
Quindi, cosa significa per lei essere a favore della legalizzazione della cannabis?
«E' sotto gli occhi di tutti che le regole attuali hanno fallito. E' evidente che il problema esiste e non ha senso ignorarlo. Certamente non sono favorevole all'uso di cannabis, non ne ho mai fatto uso e non ho mai pensato di farne. Tuttavia il modello repressivo va ripensato».
Come a dire: non è con i divieti che si risolvono i problemi?
«Non è vietando l'uso della droga che la gente smette di usarla. E poi c'è tutto il tema della criminalità organizzata che da questo traffico guadagna e parecchio. Se la vendita fosse legale questo non accadrebbe più».
A volte parla di liberalizzazione, altre di legalizzazione. Sono due concetti diversi.
«Per me significano la stessa cosa. Va controllata tutta la filiera dalla produzione alla vendita. Inoltre va avviato un programma di informazione e sensibilizzazione rivolto in particolare ai giovani per scoraggiare l'uso di sostanze rischiose e dannose per la salute».
Il problema è che se lei, sindaco di Parma, firma nella sala di rappresentanza del Comune, sembra che la sua sia una scelta a nome di tutti i cittadini, anche di chi la pensa diversamente.
«Sono un sindaco e sono anche un cittadino a mia volta. Ho firmato in quanto cittadino, ma è ovvio che la mia posizione attira l'attenzione. Ed è proprio quello che volevo. Ho firmato per appoggiare una proposta di legge in cui credo e per far conoscere questa possibilità a tutti. Non ho preso una posizione a nome della città, ma ho voluto sensibilizzare l'opinione pubblica su un argomento che ritengo importante».
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