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Barbara Piermarioli: «Distrutta e umiliata. Chi mi ripaga?»

Barbara Piermarioli: «Distrutta e umiliata. Chi mi ripaga?»

31 Marzo 2017, 11:02

Gabriele Grasselli

«E' come se ti buttassero in mezzo all'oceano e ti dicessero: “Tu nuota, veniamo a riprenderti fra tre anni. Vediamo se ti salvi”». Barbara Piermarioli userà molte similitudini durante l'intervista. Molte saranno anche le volte in cui la voce le si spezzerà e tratterrà a stento le lacrime. Il brutto sogno è finito, «ma è stata troppo dura». Mercoledì è stata prosciolta dall'accusa di abuso d'ufficio per il «caso partecipate», la vicenda delle presunte assunzioni irregolari in Stt, Spip e Alfa.

E questa è la storia processuale. E la storia di Barbara Piermarioli persona, professionista, cittadina com'è?

«E' la storia di una vita distrutta, di una carriera bruciata, di una immagine fatta a pezzi». E da un armadio la commercialista tira fuori due scatoloni, «migliaia di pagine di atti, documenti, perizie. Tutte queste pagine rappresentano spese su spese, praticamente 100 mila euro, che ho dovuto affrontare io. Ma anche la collettività dovrà pagarne. E per cosa? Perché ho lavorato bene e me la volevano far pagare? Se non avessi avuto la mia famiglia e l'ufficio non so come sarebbe finita. Se non avessi i soldi per pagare avvocati e consulenti cosa avrei fatto? Ma chi non ha niente come fa a difendersi?».

Il 7 novembre 2014 viene a sapere di essere indagata.

«Sì, ma vengo a saperlo dalla Gazzetta. Mi chiama un amico e mi dice “sei sul giornale”. Io credevo fosse per la mia nomina a commissario di governo al comune di Viareggio. Avevo le valigie pronte. Invece è per tutt'altro. L'indagine era stata avviata due anni prima e nessuno mi aveva detto niente. E due anni dopo vengo ad apprenderlo come tutti, dalle pagine dei quotidiani perché la faccenda rimbalza un po' in tutta Italia, ovviamente anche a Viareggio, dove “Il Tirreno” spara “Arrivano i liquidatori, uno è indagato”».

L'avventura toscana non inizia nemmeno: lei è costretta a dimettersi a incarico non ancora assunto.

«Un danno professionale enorme. Enorme. Alcuni clienti poi mi abbandonano, quelli che restano mi guardano sospettosi, in modo diverso. Ovviamente, di altri incarichi non si parla. Mi chiama l'Ordine, devo giustificarmi, rischio la radiazione. Iniziano ad arrivare lettere anonime ai miei familiari, il vicino di casa anziano mi ferma in ascensore e mi dice “eh, ma lei ha dei grossi guai giudiziari”, il barista mi fa le condoglianze, il giornalaio anche, tutti mi guardano come avessi un marchio addosso».

Tutti?

«Qualche eccezione fra i colleghi c'è stata. Non mi dilungo su cosa ho passato per cercare di difendermi, quando vagavo da sola per trovare qualcuno che mi aiutasse, quando cambiavo giuslavoristi, legali, periti uno dietro l'altro, su e giù per Milano. Mi trattavano come fanno certi dottoroni in corsia che a malapena parlano al paziente implorante e loro rispondono “su, su, pazienza, vedremo, ma sa non c'è molto da fare”. Mi svegliavo al mattino già stordita dalla sorpresa, dalla incredulità, dallo sconforto, dalla rabbia».

Nessuna porta aperta?

«Nessuna. Il giorno dopo la notizia dell'indagine sono andata dalla pm: “Sono qua, mi chieda tutto”. Risposta: “Non posso riceverla, faccia domanda”. La convocazione arriverà un anno dopo ma mi avrebbe sentito un finanziere. Non mi sono più presentata. Ma sapete cosa vuol dire sentirsi nudi in mezzo alla piazza con tutti che ti dicono “stai lì”? E' terribile non potersi difendere. Andavo a casa di mia mamma, qui di fronte allo studio, fumavo e guardavo il lungoparma sperando di veder spuntare la pm per parlarle, per spiegarle, per capire...».

Lei mercoledì era in aula?

«No. Mi hanno telefonato: “Prosciolta”. Non riuscivo a crederci. Mia mamma mi ha abbracciato e mi ha detto: “Ti ho visto molto sola”.

Contenta?

«Soddisfatta di avere lottato perché sapevo di essere nel giusto. Ma contenta... Chi mi ripaga dell'umiliazione, della sofferenza mia e dei miei? E gli incarichi che ho perso, i soldi che ho buttato? E i soldi che i cittadini hanno speso per questa bolla di sapone? Bisogna pensarci bene prima di fare tanti danni».

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