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Casalmaggiore chiede lo stato d'emergenza

Casalmaggiore chiede lo stato d'emergenza

18 Novembre 2017, 11:43

Cristian Calestani

Il Comune di Casalmaggiore ha chiesto, con voto unanime del consiglio, la dichiarazione dello stato di emergenza per la crisi viabilistica derivante dalla chiusura del ponte sul Po.

L’istanza ufficiale è stata inoltrata alla Regione Lombardia affinché la richiesta giunga alla presidenza del Consiglio dei ministri. È questo l’atto ufficiale con il quale si è concluso il consiglio comunale di Casalmaggiore ospitato all’auditorium nel quale si sono radunate oltre 250 persone alcune decine delle quali in arrivo dal Parmense: tra loro il sindaco e alcuni dei consiglieri comunali di Colorno ed i primi cittadini di Roccabianca, Sorbolo e Torrile. Ora la mozione che chiede la dichiarazione dello stato di emergenza sarà presentata negli altri consigli comunali dei paesi che subiscono i disagi per la chiusura del ponte.

«Chiediamo lo stato di emergenza - ha dichiarato Filippo Bongiovanni, sindaco di Casalmaggiore - con l’intento di accelerare l’iter per la sistemazione dell’attuale ponte per il quale, ad oggi, è difficile prevedere una riapertura prima del febbraio-marzo del 2019. La strada sarà in salita perché negli ultimi dodici anni solo in due casi in tutta Italia lo stato di emergenza è stato riconosciuto per problemi che non derivassero da una calamità naturale».

Invitato al consiglio di Casalmaggiore anche il sindaco di Colorno Michela Canova: «Il riconoscimento dello stato di crisi potrebbe aiutarci nel mantenere alta l’attenzione sulla nostra emergenza, velocizzando le procedure del nuovo codice degli appalti che oggi prevede tempi lunghi e rigidi per diversi passaggi. Non appena giungeranno le risorse - ha ribadito - previste nell’ambito dei 35 milioni di euro stanziati dal governo per i ponti sul Po dovremo farci trovare pronti: da qui la convocazione del tavolo di crisi in Provincia a Parma per il prossimo 1° dicembre. Nel frattempo dovremo lavorare anche per il nuovo ponte».

Il sindaco Canova ha poi posto un problema sino ad oggi sottovalutato sulla sponda lombarda. «Seppur meno numerosi dei lombardi che vengono in Emilia, ci sono tanti pendolari anche dal Parmense verso il Casalasco. Noi, nel Parmense, ci siamo attivati con bus navetta per accogliere i lavoratori. In Lombardia c’è invece una lacuna sotto questo punto di vista. Servirebbe un bus di linea al pomeriggio per consentire il rientro da Casalmaggiore e poi un collegamento tra la stazione di Casalmaggiore, comunque decentrata rispetto al cuore del paese, e l’ospedale Oglio Po».

Durante il dibattito il sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio si è detto disponibile a mettere a disposizione un bus recentemente acquistato per favorire i collegamenti dalla stazione di Casalmaggiore verso l’ospedale Oglio Po. Il consiglio ha poi lasciato spazio alla sfilata di politici. Tra loro il presidente della provincia di Cremona Davide Viola e i consiglieri regionali lombardi Agostino Alloni (Pd), Federico Lena (Lega Nord), Andrea Fiasconaro (5 Stelle) e Carlo Malvezzi (Forza Italia).

Al netto delle frecciatine politiche tra opposti schieramenti, da tutti è giunto l’invito all’unità di intenti con qualche preoccupazione rispetto allo stanziamento dei 35 milioni di euro: «I ponti sul Po sono una settantina, per cui il rischio è che per Casalmaggiore-Colorno non arrivino risorse sufficienti».

Tra i parmensi intervento del consigliere provinciale e comunale di Colorno Filippo Allodi: «Siamo di fronte ad una tragedia viabilistica. Cerchiamo di stare uniti. Chiedo di votare anche a Colorno una mozione simile a quella di Casalmaggiore con la richiesta dello stato di emergenza».

PROBLEMA SOTTOVALUTATO

«Finora il problema è stato sottovalutato. Dai nostri ponti passa gran parte del Pil nazionale. Oggi il nostro territorio è ferito e in uno stato di abbandono». È stato l’intervento più applaudito quello di Paolo Antonini, presidente del Comitato TrenoPonteTangenziale. Ha criticato un passaggio della mozione: «Nella parte in cui si occupa della ferrovia, l’unica infrastruttura che permette di attraversare il fiume, c’è un atteggiamento rinunciatario. Noi invitiamo Regione Lombardia e Trenord a fare di più per evitare che i treni siano continuamente in ritardo o soppressi, che la gente debba tornare a piedi da Sacca a Casalmaggiore e chiediamo che siano garantite condizioni decenti nelle stazioni».

Poi ancora sul servizio ferroviario: «Gli esperti ci dicono che la linea, senza modifiche infrastrutturali o elettrificazione, potrebbe sopportare il passaggio di 70 treni al giorno, oggi siamo fermi a 24 e non c’è stato nessun incremento dalla chiusura del ponte sino ad ora». Attacco anche alla Provincia di Parma: «Dal 2 novembre abbiamo chiesto di regolarizzare uno stato di fatto: il passaggio di pedoni e ciclisti sul ponte. Ma non abbiamo ricevuto risposte» (in tal senso i tecnici provinciali presenti in sala hanno poi ribadito l’impossibilità, viste le risultanze attuali e la necessità di ulteriori approfondimenti, di giungere ad una riapertura almeno per pedoni e ciclisti). Quindi frecciatina alle istituzioni lombarde: «L’ospedale Oglio Po ha perso un 30% di utenza in arrivo dal Parmense. Visto che spesso è stata minacciata la sua chiusura non è il caso di attivare una navetta dalla stazione di Casalmaggiore all’ospedale?». Infine l’ultima richiesta: «In due mesi le Province di Parma e Cremona non sono state in grado di nominare un responsabile unico di procedimento per il ponte. Bastano due delibere per farsi trovare pronti qualora arrivassero i soldi».

Poche speranze, invece, per l’ipotesi ponte provvisorio caldeggiata dal consigliere comunale di Casalmaggiore Orlando Ferroni. «Difficilmente Aipo, interlocutore decisivo, autorizzerà la realizzazione di un nuovo ponte, anche provvisorio, ancora con le pile in alveo» hanno dichiarato i tecnici delle Province di Cremona e Parma, un dato che rischia di mettere definitivamente fuori causa l’ipotesi del ponte provvisorio così come è stata presentata sino ad oggi dal consigliere Ferroni.c.cal.

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