Pietro Razzini
Partenza con i fuochi d’artificio per l’Uditiva Festival al Campus Industry: serata sold out al locale di Largo Simonini, invaso da giovani e meno giovani innamorati di loro. Loro chi? I deejay che, in trent’anni “on air”, hanno conquistato milioni di ragazzi, appartenenti a generazioni differenti: quelli del “Deejay Time”. Sono Albertino, Molella, Fargetta e Prezioso: i boss che, dagli anni ‘90, hanno dettato la moda musicale del popolo della notte, hanno valorizzato le hit dance divenute poi mitiche, hanno divertito e intrattenuto gli italiani con parole, note e ritmi innovativi.
L’effetto Deejay Time, al “Campus“, è stato devastante: un urlo di esaltazione ad ogni intro musicale, mani al cielo creando onde pazzesche di entusiasmo, cori (più o meno) intonati sui ritornelli.
«Ogni volta ci sorprendiamo: è straordinario l’affetto con cui ci abbracciano tutti coloro che vengono nei locali dove portiamo il Deejay Time. All’epoca non ci rendevamo conto di quello che stavamo costruendo: vedere la gente che balla in pista ancora oggi, è la conseguenza di come abbiamo lavorato in quegli anni. La nostra reunion, per la seconda estate consecutiva, ci porterà in giro per tutta l’Italia» esordisce Maurizio Molella che è sostenuto immediatamente da Albertino, deus ex machina del programma: «Si è trattata di un’esplosione inaspettata. Paragonabile a quella degli Youtuber nel mondo d’oggi. E’ stato un prodotto rivoluzionario per le scelte musicali e per il linguaggio usato, al punto che l’Accademia della Crusca mi utilizzò come soggetto da analizzare per studiare l’evoluzione del linguaggio radiofonico».
Ricordi che scorrono come un fiume in piena, come le note dei tanti successi realizzati dai quattro moschettieri del Deejay Time. L’inserimento di Mario Fargetta è alla “Pippo Inzaghi“, da attaccante rapace: «A proposito di ricordi: sapete che ho lanciato io Molella? Gli ho regalato una mia serata in una discoteca di Monza e da lì nessuno l’ha più fermato. Perché ho mandato lui? Perché il giorno dopo avevo una partita di pallone e non potevo presentarmi con poche ore di sonno nelle gambe», afferma ridendo “Get Far” , il simpatico del gruppo : «...anche se ammetto che con il tempo lo stesso Albertino si è lasciato un po’ andare: lui è sempre stato quello serio».
Concetto condiviso da Giorgio Prezioso: «Molella, invece, è il preciso della banda. Io? Penso il meno prevedibile». La risposta di Molella non si fa attendere: «Hai ragione: tu sei un po’ pazzo. Te ne stai tranquillo e all’improvviso offri dei guizzi inaspettati”. Prezioso, da buon romano, all’epoca aveva un approccio differente rispetto ai tre compagni milanesi: «E pensare che se Albertino non mi avesse sentito suonare all’Aquafan di Riccione tanti anni fa, la storia sarebbe stata diversa. Ricordo ancora le parole: «Ti piacerebbe venire a lavorare a Radio Deejay?». Dopo meno di un anno ero in squadra». E come è noto: squadra che vince non si cambia. Vujadin Boškov docet.
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