×
×
☰ MENU

Il Parma sfiora il colpaccio a Piacenza

Il Parma sfiora il colpaccio a Piacenza

22 Maggio 2017, 12:34

Paolo Grossi

Uno 0-0 figlio di esasperato tatticismo fa comunque sorridere il Parma, che solo in caso di sconfitta nel ritorno «riuscirà» a non qualificarsi. La prestazione del Parma è stata sparagnina, adeguata a quella degli avversari che solo nella ripresa hanno timidamente cercato di bucare la retroguardia crociata.

Resta però il fatto che non uno (o meglio, dopo ieri sera al 38enne Cazzamalli un posto lo troveremmo) dei piacentini giocherebbe oggi titolare nel Parma. E allora forse per arrivare in serie B bisogna dare di più. Prima annotazione della serata, a conferma che quello con il Piacenza è un derby «sui generis», Lucarelli, che contro la Reggiana si era rifiutato di farlo, entra in campo indossando, come da prassi del Fair Play voluto dalla Lega nei play off, la maglia del collega-avversario Silva. D’altra parte il capitano gialloblù è un ex di lungo corso al Garilli, anche se i tifosi locali gli rivolgono frequenti cori ostili.

Al fischio d’inizio squadre nelle formazioni preannunciate: i padroni di casa con un 5-3-2 (gli esterni sono terzini) che punta a riconquistare palla in basso e a guadagnare campo con veloci rilanci perso il pivot Romero.

Il Parma con l’ormai consolidato 4-3-3 che in trasferta ha funzionato meglio che al Tardini perché i suoi limiti escono quando c’è da trovare, o creare, spazi contro squadre arroccate. Dalle formazioni un dato significativo: gli undici titolari del Parma mettono assieme 52 anni più di quelli del Piacenza.. D’Aversa, ma anche Franzini, ha puntato forte su una formazione-tipo: la speranza, in vista di un’auspicabile lunga serie di gare, è che infortuni, cartellini e cali di condizione non intervengano a scombinare i piani. Pronti via e si delinea subito il canovaccio tattico della gara: i locali, che pure non possono permettersi due pareggi in questa doppia sfida perché verrebbero eliminati, stanno molto abbottonati.

Il Parma, che pure non avrebbe interesse a scoprirsi, cerca di giocare e prende possesso della trequarti avversaria. Quando la palla ce l’hanno i gialloblù, la squadra di Franzini (che in panchina va in tuta, mentre D’Aversa sfoggia giacca e cravatta) non va a pressare, lascia che i difensori e i mediani se la scambino, limitandosi con le due punte a schermare Scozzarella, che resta così abbastanza tagliato fuori.

Quando il possesso è dei piacentini, il Parma si sistema con un 4-5-1 in cui Nocciolini e Baraye si allineano ai centrocampisti. Se però è il portiere avversario a dover rinviare, il tridente si alza per impedire la costruzione del gioco e obbligare Miori al calcio lungo. L’empasse tattica è evidente e in queste circostanze di solito risultano decisivi vistosi e imprevedibili errori individuali o efficaci esecuzioni di calci piazzati.

Nei primi venti minuti i crociati battono un corner e una punizione dal limite provando altrettanti schemi ma senza esito. Intanto Franzini sbraita verso Nobile, reo di aver vanificato con due tocchi sbagliati altrettante possibili ripartenze. Dal canto suo anche D’Aversa si scalda, tanto che resta in maniche di camicia, ma in campo poco accade. Uno dei problemi è che quando la palla l’hanno i difensori crociati, i due interni, Scavone e Munari, salgono subito ad allinearsi con gli attaccanti, finendo per intasare gli spazi. A quel punto converrebbe cercarli con palloni alti riattaccando spizzate e respinte, ma il Parma continua invece a biascicare uno sterile possesso con un fraseggio lento che il Piacenza non disturba.

Nel finale di tempo la squadra di casa si affaccia in avanti: Cazzamalli calcia bene ma fuori di poco dal limite poi i biancorossi conquistano tre corner in rapida successione ma i crociati fanno buona guardia.

All’intervallo si va così sullo 0-0 e gran parte degli spettatori sugli spalti avrà ripensato a quante altre cose si potevano fare in una bella serata estiva piuttosto che accalcarsi al Garilli per vedere zero tiri nello specchio in 45 minuti. Un risultato, lo 0-0, che comunque, sulla carta, dovrebbe star meglio al Parma. Che però, come del resto in tutta la stagione, fatica a fare emergere il superiore tasso tecnico, fisico e di esperienza e la cosa è piuttosto frustrante, in particolare, immaginiamo, per chi non ha messo solo passione nella rinascita del club.

Si riparte e il Piacenza dà l’impressione di voler accelerare un po’. E all’11’ Frattali con il corpo evita un tap in dell’onnipresente Cazzamalli dopo una deviazione aerea di Romero.

Nel frattempo Calaiò gioca male un paio di palloni al limite che sembravano promettere qualcosa di meglio. Al 17’ una telefonata di sinistro di Munari è la prima conclusione tra i pali del Parma. A questo punto le squadre si allungano. Il caldo e la fatica rendono più difficile recuperare la posizione sulla perdita della palla e maturano le premesse, sui due fronti, perché il match possa sbloccarsi, ma non sarà così. Alla mezz’ora si fa male Abbate, sin lì impeccabile, e Franzini si fa ingolosire, inserendo Matteassi e passando al 4-4-2. Quando Calaiò fa un inutile fallo al limite lo specialista Taugourdeau manda la palla, sopra la barriera, a lambire il palo. Nel finale D’Aversa prima rispolvera Edera poi Mazzocchi, passando, al 43’ al 3-5-2. Brivido per un’incornata di Iacoponi su cui il portiere s’impappina.

A pochi secondi dal termine Edera si accentra e fa partire un sinistro al fulmicotone: l’imperfetta deviazione di Miori fa schizzare la palla di poco sopra la traversa. Il Parma impacchetta così lo 0-0 che gli consentirà di qualificarsi mercoledì anche con un pareggio. Ma attenzione, il Parma non dovrà essere quello che in casa ha affrontato Venezia, Feralpi, Padova, Fano, Ancona e Sudtirol. Ci siamo intesi?

Le pagelle

FRATTALI 6,5 - Due o tre tiri senza molte pretese li ha parati agevolmente. Bravo a chiudere lo specchio su Cazzamalli a metà ripresa.

IACOPONI 6 - In difesa ha sofferto poco anche se è stato meno lucido e reattivo del solito. In avanti però ha peccato di precisione. Peccato per quella palla che nel finale, per pochi centimetri, non è entrata.

DI CESARE 6,5 - Romero e Nobile non gli hanno fatto il solletico, di testa le ha prese quasi tutte. Fisicamente è parso al limite, ma non ha mollato un centimetro. Complessivamente il migliore dei gialloblù.

LUCARELLI 6 - Ha affrontato la gara in precarie condizioni per un acciacco a un polpaccio ma ha lottato come al solito. Per fortuna in attacco il Piacenza ha dimostrato di essere poca cosa, ma di testa era insidioso e il capitano e i suoi compagni hanno fatto la loro parte.

SCAGLIA 5 - Che non giochi volentieri terzino è risaputo. Però non c’è bisogno che lo dimostri sul campo. Lento, impacciato, impreciso in avanti. Deve assolutamente dare di più, come peraltro molti suoi compagni, già da mercoledì.

MUNARI 6 - Ci mette mestiere, buone letture tattiche, discreta interdizione. Va alla conclusione con un sinistro da dimenticare ma in mezzo al campo, pur non essendo quello dei giorni migliori, s’è fatto sentire

SCOZZARELLA 5 - I compagni lo servono poco: un po’ perché lui si smarca troppo timidamente, un po’ perché loro non lo cercano e, quando lo vedono, non sempre gliela passano. Lui poi perdendo alcuni palloni assai delicati non fa niente per guadagnarsi la loro fiducia. Spesso a malpartito sui rinvii lunghi degli avversari, per fortuna ci hanno messo le pezze dietro.

CORAPI s.v. - Entra nel recupero, giusto in tempo per battere il corner del quasi-gol di Iacoponi.

SCAVONE 5 - Una partita in punta di piedi, quasi impercettibile, sovrastato in lungo e in largo dall’incontenibile Cazzamalli. A centrocampo il Parma ha convinto sino lì e lui non ha mai trovato un guizzo, un’incursione e ha anche recuperato meno palloni del solito. Se il regista non riesce a farlo Scozzarella, qualcuno dovrà pur dargli una mano.

NOCCIOLINI 5 - Si è svegliato in avvio di ripresa ma raramente è stato pericoloso. Eppure di fronte aveva Masullo, che doveva essere l’anello debole nella catena difensiva dei padroni di casa.

EDERA 6,5 - Peccato perché poteva davvero essere l’asso nella manica. Entrato nel finale dopo mesi in naftalina ha esibito una giocata «alla Robben», il suo idolo, sfiorando il gol in pieno recupero.

CALAIO' 5 - Il voto è generoso. Purtroppo non si è rigenerato, come si sperava, nelle due settimane di pausa. Non ha mai concluso in porta, s’è fatto ammonire subito, ha regalato la punizione più pericolosa al Piacenza, e soprattutto non ha tenuto palla, fatto sponde, sbagliando quasi tutti i tocchi. Un disastro, eppure siamo sicuri che dal suo risveglio, e solo da quello, può passare un futuro roseo nei prossimi giorni.

BARAYE 6,5 - Abbate lo contiene bene, con mestiere e buona verve, ma lui riesce comunque a graffiare pur non centrando i pali. Va alla conclusione e al cross e soprattutto si sacrifica molto per chiudere spazi in difesa, tanto che alla fine accusa i crampi.

MAZZOCCHI s.v. - Pochi minuti ma ci mette qualità.

ALL. D’AVERSA 6,5 - Di fronte all’atteggiamento estremamente difensivo del Piacenza sarebbe stato un rischio insistere troppo sul piano del gioco manovrato. Anzi, il suo Parma l’ha fatto fors’anche oltre il lecito, nel senso che poteva mettersi a giocare palla lunga limitando ulteriormente rischi che, comunque, sono arrivati con il contagocce. E’ forse è meglio così, e adesso ci vorrà la testa giusta per una gara di ritorno condizionata dai due risultati su tre.

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI