CASALMAGGIORE
«C’è chi pensa di licenziarsi, chi sta spendendo un sacco di soldi per gli spostamenti e chi ha visto completamente stravolti i tempi della propria quotidianità. Insieme dobbiamo batterci affinché si accendano sui nostri disagi anche i riflettori dei media nazionali. Dobbiamo far parlare di noi affinché siano trovate soluzioni agli infiniti disagi provocati dalla chiusura del ponte sul Po tra Colorno e Casalmaggiore». Questo il messaggio uscito dall’incontro dei pendolari convocato dagli amministratori della pagina Facebook «Tutti a manifestare per il ponte di Casalmaggiore», gruppo che ha ormai superato i 1.300 componenti. Mercoledì sera, al bar Centrale di Casalmaggiore, si sono trovati oltre cento pendolari ognuno per raccontare la propria storia di disagi.
«Dobbiamo lasciare da parte le polemiche, ci fanno solo perdere tempo - il messaggio iniziale di Raffaella Bonatto, una delle fondatrici del gruppo Facebook -. Lasciamo fuori anche le bandiere di partito e serviamoci dei politici per far sentire la nostra voce a livello nazionale. Dobbiamo unire le forze in un comitato composto da cittadini, imprenditori, commercianti, lavoratori di vario genere e remare tutti nella stessa direzione perché tutti abbiamo bisogno del ponte. L’economia del nostro territorio può sopravvivere solo grazie alla sua riapertura». Poi spazio al vivace dibattito. L’intenzione è di creare dei sottogruppi all’interno del comitato che si possano focalizzare su aspetti specifici. «È fondamentale tenere viva l’attenzione su di noi - uno dei punti maggiormente condivisi -. Dobbiamo inondare di mail, fax e segnalazioni le redazioni di trasmissioni nazionali come “Striscia la notizia”, “Le iene” e “L’indignato speciale” del Tg5. La pagina Facebook può servire per coordinare queste forme di protesta».
C’è anche chi ha chiesto la convocazione di consigli comunali aperti monotematici sul ponte e chi ha proposto di preparare centinaia di lettere da consegnare personalmente al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio: «Prende il treno alla stazione Mediopadana di Reggio ogni martedì mattina per andare a Roma - ha detto un pendolare -. Andiamo lì a consegnarli scatoloni pieni delle nostre lettere di protesta». C’è chi si spinge oltre rilanciando la proposta di bloccare il ponte di Viadana: «Se non arriveranno risposte a breve, siamo pronti a gesti eclatanti». Sempre calda anche l’ipotesi della class action contro lo scadente servizio ferroviario offerto da Trenord sulla linea Parma-Brescia. Da mercoledì scorso un treno in più è stato previsto: parte alle 7.10 da Piadena. Ma i pendolari non si fidano, temendo ritardi preferiscono salire in massa sul treno precedente che passa a Casalmaggiore alle 7.15. «Si faccia qualcosa anche per riaprire il bar della stazione di Casalmaggiore - un’altra delle richieste -. Sarebbe un presidio di civiltà. La gestione potrebbe essere affidata a qualche associazione o perché no ad un gruppo di richiedenti asilo».
Spunta anche l’ipotesi di un bypass, ossia di un percorso che permetta di raggiungere il ponte sfruttando la parte «sana» del manufatto. A parlarne è stato il consigliere comunale di Casalmaggiore Orlando Ferroni che si è rivolto autonomamente ad una ditta specializzata nella costruzione di ponti provvisori, la Janson Bridging, per chiedere un parere. «Sono in attesa dei preventivi - ha spiegato Ferroni -. Potrebbero servire tra i tre e i sei mesi per costruire un ponte provvisorio, con due corsie, per collegare le due sponde ed il tutto con costi, non ancora determinati nello specifico, non esorbitanti. Prende corpo anche l’ipotesi del bypass: semplificando si tratterebbe di sfruttare la rampa che già c’è sul lato di Casalmaggiore e realizzare una struttura provvisoria sino al punto in cui il ponte attuale è percorribile in sicurezza». c.cal.
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