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Schiavi del cellulare al punto da uccidere

Schiavi del cellulare al punto da uccidere

30 Luglio 2017, 08:23

Due multe al giorno, a Parma, per l'uso del cellulare durante la guida. Ovvio che la Polizia Stradale non possa fare miracoli, anche perché beccare un'infrazione del genere, dimostrarla e fermare il responsabile non è facile: ma è chiaro a tutti che il numero di persone che usano il telefonino mentre guidano, solo a Parma, non è due e neppure duemila, ma molto molto di più.

Gli incidenti mortali in Italia sono andati progressivamente calando. All'inizio degli anni Ottanta sulle strade restavano quasi quindicimila morti all'anno. Nel 2001 a perdere la vita furono 7.096 persone. Nel 2014 i morti sono stati 3.381. Un calo che è indubbiamente merito di automobili molto più sicure, anche di strade complessivamente più sicure, e poi della patente a punti, dei seggiolini obbligatori per i bambini, delle cinture di sicurezza, degli alcol test. Insomma, c'è stato un progresso evidente.

Tuttavia, negli ultimi tre anni questo progresso si è arrestato. Anzi, gli incidenti sono aumentati. E perché? Gli addetti ai lavori non hanno dubbi: per la pessima abitudine di usare il cellulare mentre si guida. Lo dicono le statistiche, ma lo dice anche l'esperienza di ciascuno di noi. Quante volte vediamo che l'auto davanti a noi procede a zig zag, sconfinando pericolosamente nella corsia opposta. Poi, quando la superiamo, vediamo che l'imbecille alla guida ha il cellulare in mano.

Ma siamo onesti: ognuno di noi è un po' imbecille. Quante volte pure noi abbiamo ceduto alla tentazione di leggere un messaggio appena arrivato? O di comporre un numero di telefono? O anche - all'incoscienza e alla cretineria non c'è mai fine - di controllare su Internet, magari sul passo della Cisa, la formazione della Fiorentina campione d'Italia 1968-'69? Così, magari perché è in corso una scommessa con un amico che nel frattempo sta guidando sull'Autosole.

Non sono leggerezze. Sono comportanti criminali. Lo dico senza timore di esagerare. Se si ammazza qualcuno in auto, in genere si risponde del reato di omicidio colposo (oggi si chiama omicidio stradale): ma direi che se l'incidente è provocato da qualcuno che era su WhatsApp o affini si dovrebbe contestare l'aggravante di «avere agito nonostante la previsione dell'evento».

Ora in Parlamento stanno discutendo una legge che prevede l'immediato ritiro della patente per chi usa il cellulare mentre guida. Speriamo che venga approvata. Ma speriamo anche che la gente cambi da sola i propri comportamenti quotidiani, rendendosi conto della loro pericolosità. Siamo sempre pronti a criticare i politici, le leggi, la classe dirigente eccetera: ma gran parte di quello che succede dipende dal senso di responsabilità di ciascuno di noi, nelle cose di ogni giorno, anche quelle apparentemente più piccole.

E poi. Vogliamo fermarci un attimo a riflettere sul “perché” anche mentre guidiamo smanettiamo sul telefono? È sempre così urgente, così necessario rispondere “subito” a un messaggio? E se aspettassimo di esserci fermati? Una volta si facevano viaggi di ore e ore e solo all'arrivo rassicuravamo la mamma: «Sono arrivato, tutto bene». E vivevamo bene lo stesso, facevamo tutto anche meglio di quanto facciamo oggi, condizionati come siamo dall'esigenza di essere “responsive”, sempre connessi. Un'esigenza che ci rende nevrotici, e a volte perfino assassini.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it

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