Georgia Azzali
Fratture del cranio, delle vertebre e del bacino. E poi quelle macchioline verdastre sugli indumenti. Il mistero della morte di Thankgod Omonkhegbele, trovato sull'asfalto di via Gobetti la notte del 1° novembre, comincia a dissolversi. Il giovane nigeriano sarebbe stato «schiacciato e trascinato». E' quanto emerge dall'autopsia del consulente della procura, depositata nei giorni scorsi. E l'ipotesi dell'omicidio volontario potrebbe rafforzarsi. Fin da subito gli inquirenti, coordinati dal pm Umberto Ausiello, non hanno creduto al racconto di Luca Vescovi: lui che va a prendere un po' di cocaina, insieme a un amico, lo spacciatore che si attacca alla sua felpa, cade, e la ripartenza in macchina perché altri pusher cominciavano a lanciare minacce e poi a inseguire la macchina. Un tragico incidente, ma nessuna volontà di uccidere, secondo Vescovi, 37 anni, nato a Parma, e arrestato poche ore dopo dai poliziotti della Mobile nella casa di famiglia a Poviglio con l'accusa di omicidio volontario.
Omonkhegbele, nel cui sangue sono state trovate tracce di cannabis, è morto per le gravissime lesioni cranio-encefaliche riportate. Ma il suo corpo «dice» anche altro. Ci sono abrasioni sul fianco sinistro, sul dorso di tutte e due le mani e sulle rotule. «Le escoriazioni - scrive il consulente - al fianco sinistro sono compatibili - poiché in alcuni punti si ripete un motivo ad angolo retto - con un'azione contundente di tipo diretto, da parte di una vasta superficie sia piana sia caratterizzata da rilievi di forma geometrica ripetuti e alternati da spazi vuoti, che abbia agito con meccanismo di pressione e strisciamento su questa sede relativamente protetta del corpo».
Il medico legale si concentra, poi, su un'altra lesione peculiare del 21enne nigeriano, quella nella zona sinistra del bacino. E la conclusione dello specialista è netta: «La frattura dell'ala iliaca di sinistra è ascrivibile a un'azione traumatica da parte di una vasta superficie rigida che, con un'azione di tipo contundente diretta e violenta, ha esercitato una pressione/schiacciamento sul punto, comprimendolo contro un'altra superficie rigida».
Un impatto terribile, tanto da provocare un trauma gravissimo. Tutte le lesioni sono compatibili «con la tipologia del grande traumatismo», si legge nella relazione autoptica. Ma cosa è accaduto quella notte in via Gobetti? Il medico legale ipotizza una ricostruzione lontana anni luce dalle parole di Vescovi. Dalla possibilità che il ragazzo nigeriano sia semplicemente caduto a terra dopo essersi aggrappato alla maglia del suo cliente o al montante dell'auto. «Provando a ipotizzare una dinamica compatibile con le lesioni riportate da Omonkhegbele Thankgod (in particolare le escoriazioni cutanee unitamente alle fratture craniche, vertebrali e di bacino) e con lo strappamento/consunzione dei suoi vestiti la notte del rinvenimento del cadavere - scrive il medico legale -, questa si potrebbe ricondurre a uno schiacciamento e trascinamento del corpo - secondo una prima ipotesi - avvenuti tra parti dell'autoveicolo e le strutture di recinzione della casa (civico 18 di via Gobetti) e - secondo una diversa ipotesi - avvenuti tra parti dell'autoveicolo e l'asfalto prospicente l'abitazione».
Insomma, sull'impatto violento con la macchina non ci sarebbero dubbi. Non solo. I due scenari potrebbero essersi verificati entrambi. E proprio quelle tracce di colore verde sugli indumenti del ragazzo potrebbero «fare la differenza». «Un elemento a sostegno di tale possibile dinamica - sottolinea il medico legale - è la presenza sui vestiti indossati dal signor Omonkhegbele di imbrattature di pigmento verdastro, astrattamente compatibili con due tracce presenti sulla recinzione del civico 18 di via Gobetti nelle cui immediatezze è stato rinvenuto il corpo, e precisamente il muschio presente sul basamento in cemento della cancellata e la vernice verde di questa». C'è poi, secondo il consulente del pm, un ulteriore elemento che confermerebbe l'ipotesi del trascinamento sia contro il muretto di cinta della casa di via Gobetti sia sull'asfalto: la scarpa sinistra ha dei segni di strisciamento e la suola risulta consunta vicino alla punta.
Una ricostruzione che rischia di complicare la posizione di Vescovi, assistito da Michele Dalla Valle. Mentre i familiari di Omonkhegbele, che ha un fratello a Genova, si costituiranno parte civile al processo con l'avvocato Federico Silvestrini. Ma l'inchiesta non è conclusa. La difesa di Vescovi, che aveva nominato come consulente il medico legale Nicola Cucurachi, presenterà la propria relazione. E mancano ancora all'appello gli esiti degli esami tecnico-scientifici, tra i quali quelli sul materiale trovato sotto le unghie del giovane nigeriano. Un tassello in più per scrivere la storia di quella tragica notte.
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata