Una coincidenza drammatica. Un macabro scherzo della sorte. La casa dell'orrore. O, appunto, del destino. Le definizioni si possono ovviamente sprecare. Il protagonista in questo caso è un condominio che è salito alla ribalta delle cronache come il luogo in cui, l'11 luglio scorso, Solomon Nyantakyi ha ucciso a colpi di coltello la mamma Patience e la sorella Maddy di appena undici anni. Un caseggiato maledetto quello al 21 di via San Leonardo. Non solo per il fatto gravissimo che si è consumato al suo interno. Ironia della sorte, in quello stabile tempo prima aveva vissuto anche Samuele Turco, protagonista di un altro recente fatto di sangue salito alla ribalta delle cronache come il delitto della notte di Natale. Turco, che mercoledì scorso si è suicidato nel carcere di Parma, aveva ucciso due persone: Luca Manici, per tutti a Parma «la Kelly», e Gabriela Altamirano, ex convivente dell'assassino. Sembra un film dell'orrore, ma questo non è «Shining», il romanzo di Stephen King da cui Stanley Kubrick trasse uno dei suoi innumerevoli capolavori. Questa è la vita. A volte ancora più beffarda e misteriosa. Turco, inoltre, al momento della morte avvenuta in una cella di via Burla, era ancora residente in via San Leonardo 21, anche se risultava domiciliato a Cassio, nel Comune di Terenzo, dove gestiva un ristorante lungo la Statale della Cisa. Proprio in quel locale, dopo il duplice delitto, rilasciò una lunga intervista alla cronista della «Gazzetta di Parma» Laura Frugoni in cui si proclamava innocente. Ebbene, in via San Leonardo ci aveva vissuto fino a una decina d'anni fa, anche se alcuni fra i più vecchi inquilini dello stabile fanno fatica a ricordarselo. «Sapete - tagliano corto -, da questa casa di gente ne è passata davvero parecchia, italiana e straniera». Di origine straniera era anche la famiglia Nyantakyi, gente stimata dagli altri condomini. Loro e Solomon sono però legati proprio a Turco da un destino di morte. E da un numero civico, il 21 di via San Leonardo, con cui la sorte si è divertita perfidamente a giocare.
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